Davvero una perla sconosciuta

La chiesa di Valgoglio in Val Seriana Un piccolo scrigno di tesori artistici

La chiesa di Valgoglio in Val Seriana Un piccolo scrigno di tesori artistici
21 Novembre 2015 ore 13:50

[Foto di Pifig]

 

Nel silenzio della navata si ascoltano solo i passi, poi neppure quelli. Un visitatore è fermo nella penombra accanto all’altare, osserva il grande affresco. È attento, immobile, perché raramente accade di vedere qualcosa di simile. L’Ultima Cena è stata dipinta nel Quattrocento, in uno stile ancora arcaico, legato alla cultura della montagna, del mondo contadino. Eppure riesce ad esprimere un’umanità profonda. Il visitatore resta affascinato dal volto di quel Gesù, dalle espressioni degli Apostoli, dal Giovanni addormentato sulla spalla del Messia. Il grande affresco è tornato alla luce, dopo secoli di oblio, nel 1987,al termine dei lavori di restauro della chiesa parrocchiale di Valgoglio e si è affermato subito come una fondamentale espressione della pittura delle alti valli bergamasche. Ma andiamo con ordine.

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La nascita della parrocchia. Valgoglio, in alta valle Seriana, paese di 596 abitanti che si raggiunge da Gromo in una manciata di minuti, sorge su un poggio panoramico, caratterizzato da una splendida cornice naturale. Divenne comune autonomo il 3 giugno 1246, con atto solenne stipulato nel palazzo municipale di Bergamo. La parrocchia di Valgoglio, all’epoca, non era ancora nata e, per gli abitanti del paese, il punto di riferimento era la chiesa di Gromo.

Correva l’anno 1461 quando, il 21 novembre, il vescovo di Bergamo Giovanni Barozio istituì la nuova parrocchiale di Valgoglio, dedicata a Santa Maria Assunta. Che, oggi come ieri, si fa ammirare per la copiosità e la bellezza dei numerosi affreschi, di fine fattura, visibili sia al suo esterno che al suo interno. Dipinti e altre opere d’arte che denunciano il benessere di cui godeva la Comunità di Valgoglio nel periodo compreso tra il Quattrocento e il Seicento, quando, oltre allo sfruttamento delle risorse naturali, molti suoi abitanti trovavano lavoro presso le fucine, dislocate lungo il torrente Goglio, dove si fabbricavano armi bianche, esportate in tutta Europa. Fucine poi distrutte dalla rovina del primo novembre 1666.

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La chiesa oggi. È il risultato di diversi rimaneggiamenti che l’hanno via via ingrandita e abbellita. Vi si accede dalla piazzetta del paese per una stradella con fondo a selciato. Presenta esternamente un profilo severo ravvivato, tuttavia, da un vasto portico che corre in facciata e sul suo lato meridionale. Chi si sofferma sotto il porticato ha l’impressione di sostare su ampio terrazzo con vista spettacolare su prati, boschi e montagne che fanno da cornice a Valgoglio. Qui, inoltre, si può ammirare una serie di affreschi, dipinti tra il 1400 e il 1658, che abbelliscono la facciata Sud della parrocchiale. Le pitture murali – alcune delle quali portano scritte in latino e il nome del committente – raffigurano San Cristoforo, una Fuga in Egitto, San Gregorio, una Resurrezione, S. Antonio Abate, una Madonna in trono con Bambino, San Sebastiano, la Santissima Trinità e altri ex voto, con la figura del committente inginocchiato. Interessante l’interno della chiesa, ad una sola navata. Vi si accede da tre entrate: quella principale sul lato Ovest, quella sul lato Sud, sulla cui elegante architrave di pietra si legge «In me omnis spes vitae – 1.623» e quella sul lato a notte, che porta in sacrestia.

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Presbiterio e aula, una scoperta. Il presbiterio, con volta barocca, è ricco di stucchi decorativi, testine di putti e angioletti alati. Bello, nella parte alta, il ciclo degli episodi della vita della Madonna, di ignoto affreschista del Seicento. Tra le opere più notevoli sono da annoverare quelle intagliate nel legno. Sulla parete di fondo si può infatti ammirare un bellissimo polittico del primo Cinquecento, in legno dorato e statue policrome, di inestimabile valore culturale e artistico: quelle dell’Assunta con ai piedi il leone di San Marco, di San Pietro e di San Paolo al registro superiore e le statue dei santi Giovanni Battista, Antonio Abate e Rocco in quello inferiore. La base del polittico è riccamente istoriata con figure, dipinte a tempera, raffiguranti i dodici Apostoli attorno a Gesù, ritto sul sepolcro. Pregevole pure la tribuna lignea dell’altare maggiore. Diversi affreschi poi si possono notare a lato del polittico.

Ma quello che più si fa ammirare è l’Ultima cena, dipinta sulla parete di fondo, ai piedi del polittico. Fu scoperta nel corso di lavori di restauro, nel 1987, dal compianto restauratore Roan Angelo Rota, che scrisse in merito: «Si tratta di un’Ultima Cena stupenda, del XV secolo, cinque metri in larghezza per due metri di altezza. Il Cristo, al centro, con Giovanni addormentato sulla sua spalla e tutti gli Apostoli che siedono maestosi e solenni con monumentale plasticità. Non mancano tracce di fattura bizantina, ravvisabili qua e là nelle fattezze dei volti: ma la grandezza della composizione, la profondità di vita dei personaggi, i dolci trapassi del modellato dei volti, di una umanità quasi perfetta, sono tutti elementi che fanno rilevare che l’ignoto autore abbia superato tutte le formule della tradizione ed attinto ad una nuova vitalità artistica». E ancora: «Quale arricchimento principale della scena, la tavola sobriamente imbandita, coperta da bianca tovaglia, con pane, pesce sezionato in porzioni, boccali decorati, ciotole ed alcuni coltelli a lama curva». Una deposizione diversa da altre che si possono ammirare in chiese o in oratori. Di fronte a Gesù, infatti, vi è raffigurata una donna in atto di alzarsi da una sedia e di avvicinarsi al Redentore, quasi a volerlo confortare . Secondo il parroco di Valgoglio, don Santino Balotelli, potrebbe raffigurare, ma il condizionale è d’obbligo, la Veronica.

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L’aula ha ritmi neoclassici, con volte a semibotte ed ampie vele a crociera, nella sua parte alta e in quelle laterali in alcuni riquadri sono raffigurate scene bibliche. Due gli altari nella parte volta a mezzanotte, quello del Sacro Cuore, consacrato da Angelo Roncalli, il 13 settembre 1931, quando era vescovo di Aeropoli (in una teca di fronte all’altare si conserva una reliquia del Beato, la sua stola), e quello della Madonna del Rosario: intorno alla statua di Maria si possono ammirare i Misteri del Santo Rosario, dipinti dal clusonese Antonio Brighenti. Altri due altari adornano la parete sud dell’aula:quello dei Morti e quello dell’Addolorata. Alcuni frammenti di affreschi su questa parete richiamano la chiesa antica.

Altre opere a Valgoglio e dintorni. Una passeggiata a Valgoglio è quindi consigliabile per ammirare la chiesa parrocchiale, vero gioiello d’arte adagiato in un ambiente naturale di rara bellezza. Ma non solo. Si suggerisce anche di visitare la chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Novazza, così come la Chiesetta di San Michele Arcangelo, a Colarete, e il piccolo santuario di San Rocco, nella contrada Bortolotti. Due sacri edifici, questi ultimi, che conservano stupendi affreschi risalenti al Quattrocento-Cinquecento. Si racconta anche di un’antica leggenda intorno alla chiesetta di San Rocchino: «Un tempo la chiesetta, oggi santuario , fu distrutta da un evento naturale. Si salvò solo la piccola statua lignea di San Rocco, che fu portata in paese e posta nella parrocchiale. Ma, il mattino dopo, la statua non si trovò e fu rinvenuta sui ruderi della chiesetta dedicata al santo. Il fenomeno si ripeté più volte. Parroco e Comunità compresero allora il messaggio: ricostruirono la chiesetta riportandovi, in solenne processione , la statua del santo».

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Altra visita consigliata quella alla chiesetta di S. Antonio, nella contrada di Selvadagnone. La possibilità di pranzare a base di prodotti genuini presso un ristorante in centro o presso l’agriturismo Ca’ di Racc in Selvadagnone o al ristoro Cinque laghi a Bortolotti renderanno – unitamente a quella del possibile acquisto di salumi, latticini locali, miele e funghi – più interessante la visita a Valgoglio.

Che è inoltre base di partenza per una escursione ai sei laghi, posti sulle pendici del Pizzo Pradella: l’Aviasco, il Nero, il Succotto , il Campelli, il Cernello e il Resentino, dove si può praticare la pesca sportiva alla trota. O per passeggiate in Valle Sanguigno, caratterizzata da antiche baite, una natura ricca di stupenda flora alpina, innumerevoli cascate lungo il Sanguigno, torrente che solca la valle . Tre i rifugi in quota, sentinelle avanzate della montagna, che possono offrire, nella stagione estiva momenti di ristoro: il Campelli, nei pressi dell’omonimo lago, del Cai Alzano, la Capanna Lago Nero, del Cai Alta Valle Seriana e il Gianpace, in valle Sanguigno, gestito da Osvaldo Seghezzi.

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