"la Bernarda"

La faraona alla cenere di Lina I sapori della Seriate di una volta

La faraona alla cenere di Lina I sapori della Seriate di una volta
Viva Bèrghem 21 Agosto 2018 ore 06:30

C’erano una volta le osterie, le trattorie e i primi ristoranti. Un tempo non c’era l’alta cucina, né tanto meno le stelle Michelin, ma si mangiava alla buona. Uno dei ristoranti più famosi era La Faraona, sito su uno stradone che anche cinquant’anni fa era già ben trafficato: in via Nazionale al civico 51 a Seriate. Oggi non esiste più: ormai logorato dal passare del tempo, i locali sono stati acquistati qualche anno fa da Giovanni D’Auria, che vi ha creato un piccolo tempio della sua cucina. «Sono approdato qui per caso e il ristorante non aveva più la nomea del passato. Era ormai in decadenza e dunque ho dovuto ripartire da zero, sia a livello di gestione, sia per quanto concerne le ristrutturazioni, sia a livello di ricostruzione di una buona fama», racconta Giovanni, che nel 2014 ha aperto lì il suo ristorante Da Giò.

A gestire La Faraona erano Bernardo Savoldi e la moglie Lina Barcella, che era chiamata dal paese "la Bernarda", non certo in maniera negativa, ma, nell’ottica della gente semplice, perché era la moglie del signor Bernardo. Bernardo inizia la sua carriera nella ristorazione nel 1935, quando diventa il titolare dell’osteria La Pansina in via Marconi, ma l’anno successivo riapre la vecchia e chiusa osteria Isolabella, che lui chiamerà solo nel 1959 La Faraona: ai tempi la gente del posto la soprannominò "Osteria dei piedi". Nel 1937, a Torre De’ Roveri, suo paese d’origine, conosce Lina e la sposa. Lei diventa la cuoca del locale, lui il cassiere: e il ristorante fa un enorme successo, tanto che nel 1944 fu il primo a Bergamo a installare l’impianto per la birra alla spina: da Bernardo c’era la possibilità di gustare abbondanti cassate di gelato, oppure la birra, bionda o scura, freschissima, spillata dal fusto.

«Ci si sistemava ai tavoli di pietra sotto i grandi tigli e si conversava piacevolmente» racconta il signor Carlo Elitropi, autore de Il profumo della farina, libro di racconti sulla Seriate d’un tempo. E ancora: «Il signor Bernardo vendeva il vino nostrano, prodotto sulle colline attorno a Torre de’ Roveri. Sul banco di mescita teneva un grande vaso nel quale nuotavano pesci rossi e argentati, che di quei tempi rappresentavano una novità». Ecco quindi l’ampliamento dei locali, il passaggio da piccola birreria-osteria a vero e proprio ristorante, il decollo a partire dagli Anni Sessanta e il nuovo nome, in onore di un piatto forte della signora Lina: la faraona alla cenere.