Una eccellenza della Bergamasca

La Fata delle Api, magia di miele (il suo segreto è in Val Brembana)

La Fata delle Api, magia di miele (il suo segreto è in Val Brembana)
07 Settembre 2018 ore 03:30

Il miele è una delle eccellenze del territorio bergamasco e l’Apicoltura La Fata delle Api di Luigi Rubini ne è una prova concreta. Un lavoro complesso, legato indissolubilmente ai cicli della natura e a quello vitale delle api. Luigi se ne occupa da circa trent’anni. L’azienda, con i suo centocinquanta alveari, si trova a Piazza Brembana insieme al laboratorio di trasformazione e lo spaccio per la vendita diretta. In realtà, questa è la sede degli alveari solo durante il periodo di stazionamento, perché nella stagione produttiva le casette di legno attraversano tutta la valle, inseguendo, mese dopo mese, le fioriture delle diverse specie. Per ottenere dei mieli specifici, infatti, le api devono essere posizionate in un luogo dove è abbondante e prevalente un particolare nettare. Dove questo non avviene, si ottengono i cosiddetti millefiori. La “transumanza” dunque inizia dal fondovalle, nelle zone di Zogno e Ambria, per il tarassaco, salendo poi a Poscante per la produzione del castagno, passando per San Pellegrino Terme e Piazza Brembana per il tiglio. In ultimo, è il turno del pregiato miele di rododendro, prodotto intorno ai 1.700 metri nel mese di luglio, che tra tutte le tipologie è la più costosa.

 

 

Luigi spiega che il tarassaco è uno dei più ricercati perché la fioritura necessaria per ottenerlo inizia molto presto, tra fine aprile e inizio maggio, e le api bottinatrici (così si chiamano quelle preposte alla raccolta del nettare) non sono ancora nel pieno delle loro forze essendosi appena riprese dall’inverno. La quantità di prodotto ottenuto dipende principalmente, oltre che dalla fioritura, anche dal maltempo. In condizioni di brutto tempo infatti le api raccolgono molto meno; ma non è solo una questione meteorologica, anche la razza delle api ha un ruolo importante. L’azienda brembana ha nei sui alveari due tipologie, le carniche e le ligustiche, e arriva ogni anno a ottenere dai 25 a 30 quintali di prodotto.

 

 

Ma quali sono i fattori che intervengono sulla qualità? In realtà la parte dell’apicoltore, per quello che riguarda solo l’aspetto della trasformazione, è poca cosa. Non è richiesta, in questa fase, una grande tecnica, ci si limita a estrarre i melari e centrifugarli per poi raccogliere il miele già fatto nei contenitori di decantazione. Il merito è tutto delle api, che attraverso un serie di passaggi coordinati e complessi trasformano il raccolto e lo immagazzinano in specifiche celle, ventilandolo per ottenere circa il 18 per cento di umidità. Quello che fa veramente la differenza è la “bontà” della pianta e del terreno sul quale cresce. Qualcosa di simile a quello che succede con specifici vitigni che si esprimono meglio in particolari contesti pedoclimatici e di composizione del suolo. In azienda si producono inoltre anche propoli, polline, pappa reale e vasetti di frutta secca sotto miele. Non solo: grazie alla collaborazione con i ragazzi dell’azienda Tre Rune, è iniziato un lavoro di riscoperta dell’Idromele, antichissima bevanda ottenuta proprio dalla fermentazione del miele.

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