«La gente si stava rovinando»

La guerra santa del sindaco Gori contro il gioco d’azzardo

La guerra santa del sindaco Gori contro il gioco d’azzardo
Viva Bèrghem 03 Dicembre 2016 ore 06:45

Fosse successo da altre parti, sarebbe scattata la rivolta. O forse no, forse siamo soltanto abituati all’idea che a ogni azione dell’autorità debba corrispondere una reazione veementemente indignata. Fatto sta che a Bergamo non è successo. Nonostante da luglio sia in vigore uno dei regolamenti contro il gioco d’azzardo più limitativi d’Italia, i tabaccai non hanno imbracciato i forconi e non sono scesi in piazza. «Non siamo contenti, è chiaro, ma in parte capiamo anche il Comune e quindi stiamo cercando di trovare, attraverso il dialogo, un punto d’incontro» spiega Luca Mangili, presidente della Federazione italiana tabaccai (Fit) di Bergamo e titolare della ricevitoria situata alla Stazione Autolinee.

Le fasce orarie proibite. Una reazione matura a un provvedimento che, inizialmente, avrebbe potuto essere visto come un attacco durissimo alla loro attività, ma che in realtà è l’altrettanto maturo tentativo di contrastare un fenomeno in preoccupante ascesa: la ludopatia. Il regolamento, che era stato promesso dal sindaco Giorgio Gori sin dalla campagna elettorale, prevede diverse misure tese a limitare il gioco d’azzardo in città. Per raggiungere quest’obbiettivo, tra le varie limitazioni, una ha fatto particolarmente scalpore anche a livello nazionale, cioè l’introduzione di tre fasce orarie in cui il gioco è vietato: dalle 7.30 alle 9.30; dalle 12 alle 14; dalle 19 alle 21. In queste parentesi temporali, dunque, su tutto il territorio di Bergamo è impossibile non soltanto giocare alle slot, ma anche (primo caso in Italia) comprare Gratta&Vinci e giocare ad altre lotterie istantanee come il 10eLotto. È Gori a spiegare le ragioni della scelta: «L’intento era creare dei break. Gli specialisti spiegano che questo è fondamentale per ricostruire consapevolezza nella scelta di gioco e non essere vittima di un atto compulsivo. Perché c’è un sacco di gente che si rovina. Che rovina se stessa e le proprie famiglie».

 

 

I numeri allarmanti della ludopatia. Il provvedimento è stato scritto e approvato dopo oltre un anno di studio in cui la Giunta Gori ha chiesto ad alcuni specialisti di analizzare la tematica. I risultati di questo studio, il più approfondito mai compiuto in Italia, sono impietosi: nel solo 2015, in tutta la provincia orobica sono stati “investiti” in questa attività ben 1.812.680.000 euro. Una cifra elevatissima. In città la situazione è particolarmente grave, visto che la media di gioco è superiore rispetto a quella provinciale addirittura del 54 percento, con una spesa di oltre 2.500 euro a persona (neonati compresi) e di quasi 6mila euro l’anno a famiglia. Per la prima volta, inoltre, sono stati presentati anche i dati relativi al gioco online, che pesa per oltre 200 milioni di euro sul totale. L’indagine ha infine messo in luce come il 58 percento dei minorenni giochi nonostante sia vietato dalla legge, il 15 percento addirittura una volta a settimana, e che ben il 73 percento dei più giovani sappia esattamente quali strutture sul territorio consentano il gioco anche agli under 18.

 

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Una battaglia solitaria. Sono questi dati ad aver spinto il sindaco Gori a intraprendere una battaglia che, però, non è certo delle più semplici. Ad oggi, infatti, è una battaglia solitaria: nonostante la Regione abbia già attuato provvedimenti limitativi del gioco d’azzardo, sono pochi i Comuni che hanno seguito questa strada, praticamente nessuno nella Bergamasca. Ma soprattutto, per ora, manca l’appoggio del Governo. Nonostante i numerosi proclami e l’impegno da parte del premier Matteo Renzi di intervenire, al momento è ancora tutto fermo. E così Gori e il Comune di Bergamo si stanno trovando a dover affrontare una crociata da soli.

I ricorsi e gli esposti. I prevedibili ricorsi al Tar sono già arrivati. Il primo, portato avanti da una società privata di slot che chiedeva la sospensione dell’ordinanza, è stato respinto. Gli altri, firmati da Lottomatica e dal presidente e dal vicepresidente della Fit Bergamo, invece, chiedono un giudizio nel merito e ci vorrà dunque più tempo perché siano valutati. «Era un atto dovuto – spiega Mangili -, ma non possiamo fermarci all’ordinanza. Il provvedimento del Comune, infatti, è la conseguenza di un’esagerata proposta. È stato aperto troppo il mercato e su questo il Comune ha ragione. Oggi a Bergamo è impossibile quantificare e controllare tutti i raccoglitori di gioco, dal singolo Gratta&Vinci alla singola slot. Ma soprattutto non tutti i soggetti che li propongono sono tabaccai. Il problema è che alla fine paghiamo noi».

 

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Una valutazione certamente matura, che stona (e non poco) con l’esposto che è stato presentato alla Corte dei Conti due settimane fa contro Gori. Un documento in cui si chiede al primo cittadino di rimborsare 7,6 milioni di euro di danno erariale provocato allo Stato con la sua ordinanza. Un esposto che ha creato non pochi malumori anche tra gli stessi tabaccai. Girando per la città, molti sottolineano di aver perso almeno il 30 percento dei propri guadagni legati al gioco, ma allo stesso tempo affermano di non comprendere appieno le motivazioni dell’esposto. «Quei soldi andrebbero allo Stato, mica a me – commenta Paolo, tabaccaio bergamasco -. Che poi, se si parlasse soltanto di slot io sarei anche d’accordo con il sindaco».

Eppure, stando alle prime notizie, il tanto discusso esposto contro Gori sarebbe stato presentato proprio dai tabaccai. A spiegare meglio la situazione è Mangili: «Né io, nelle vesti di presidente della Fit Bergamo, né il mio vice Giovanni Cremaschi abbiamo ancora firmato alcun esposto. Noi a Bergamo discutiamo da settimane con il Comune per trovare un punto d’incontro. Pare che a presentarlo sia stata Sts». Sts, cioè il Sindacato Totoricevitori Sportivi presieduto a livello nazionale da Giorgio Pastorino, branca della Fit ma comunemente definito il sindacato dei gestori di slot. È stato lo stesso Pastorino, interpellato da un giornalista de La Stampa, a confermarlo. Una mossa, dunque, che poco c’entra con i rapporti tra i tabaccai di Bergamo e le istituzioni locali, e che va ben oltre i confini delle Mura di Città Alta. E che Gori ha definito, molto duramente, un «atto intimidatorio» nei confronti suoi e di altri sindaci che fossero convinti di intraprendere la strada da lui tracciata. Sono però i rischi del mestiere. I rischi che bisogna essere pronti ad affrontare quando si scelgono battaglie difficili.

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