Voluto da don Piazzolli, negli anni Settanta

Il presepe al Museo di Dalmine (Il più bello d’Italia, altro che Napoli)

Il presepe al Museo di Dalmine (Il più bello d’Italia, altro che Napoli)
25 Dicembre 2015 ore 07:45

Dire presepe è come dire Natale. Alla fine non c’è polemica che tenga, perché il trovarsi davanti alla rappresentazione semplice e popolare di quel che accadde alle porte di Gerusalemme nell’inverno di 2015 anni fa è sempre cosa che, se non commuove, certamente incuriosisce. Perché ogni presepe è una storia a sé. E in ogni presepe, casalingo o artistico, ci si può mettere quel che più piace e che più è caro.

Napoli e… Bergamo. Se in Italia è Napoli la capitale dei presepi, Bergamo segue a ruota. Per due motivi. Primo: una grande tradizione straordinariamente diffusa, che ha anche generato delle grandi opere (come il presepe di Andrea Fantoni, grande scultore di Rovetta: è conservato a Piancogno, in provincia di Brescia). Secondo, perché alle porte di Bergamo si può vedere il più importante e affascinante Museo del Presepe italiano.

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Don Piazzolli, un appassionato presepista. Si trova a Dalmine, a volerlo fu un parroco di Brembo, don Giacomo Piazzoli, a sua volta appassionato presepista oltre che collezionista. Era stato lui ad avviare questa raccolta che oggi si compone di ben 900 presepi, tra i quali non mancano alcuni monumentali. Nominato parroco nel 1965, non aveva fatto del presepe semplicemente un hobby ma un metodo pastorale, soprattutto nei confronti dei giovani. Così s’era inventato anche formule che si avvicinassero di più ai nuovi linguaggi, usando i diorami o inventando i presepi aperti dove ciascuno poteva aggiungere elementi. Alla fine don Giacomo divenne “monsignor presepe”.

Il Museo del Presepe di Dalmine. Ma la sua iniziativa più importante, conosciuta oggi a livello internazionale, è il Museo di Dalmine. 1200 metri quadri espositivi in quello che in origine era un semplice fienile: e nessun luogo poteva essere più pertinente allo scopo. All’inizio, lo spazio ospitò un presepe sperimentale scenografico elettronico. Poi, nel 1974, si diede il via ai lavori e l’anno successivo il Museo fu inaugurato.

[Natività popolare 2009, Visione Romantica – Rossella Lolli e Umberto Palazzo]
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Nelle sale oggi si passa di meraviglia in meraviglia: a cominciare dalla gigantesca composizione del napoletano Antonio Greco, che risale a metà del Settecento: sono 130 statue, disposte su 20 metri quadri. È uno di quei presepi definiti “scoglio”, perché ruota attorno a una formazione rocciosa che fa da scenografia e da perno della composizione.

Ma è affascinante anche potersi addentrare nella ricostruzione di un’antica bottega di presepisti bergamaschi di fine Ottocento, dove le statue venivano realizzate in gesso. In gesso è anche un fastoso presepe genovese sempre del 700 firmata dallo scultore Garaventa.

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Poi il percorso si allarga composizioni provenienti da tutto il mondo, in particolare dall’America Latina, dove la tradizione è attecchita ed è sempre molto viva. Si può vedere poi il presepe regalato da Giovanni Paolo II. Non mancano naturalmente quelli in legno della Val Gardena. E poi ci sono i bellissimi diorami, in particolare quelli firmati da Giuseppe Crescione e Raffaele De Angeli. Insomma ce n’è per tutti i gusti e per tutte le sensibilità.

Quest’anno, poi, per il Museo sarà un anno particolare, perché a ottobre Bergamo ospiterà il ventesimo Congresso della Universalis Foederatio Presepistica, un’associazione mondiale che si ritrova ogni quattro anni. L’ultima volta che era toccato all’Italia era stato il lontano 1984.

 

[Per visitare il Museo, qui tutte le info.]

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