Lavorata arrtigianalmente

La Pietra di Credaro, solida

La Pietra di Credaro, solida
Viva Bèrghem 20 Settembre 2018 ore 05:00

Si conclude con questa puntata la nostra carrellata dedicata alle Pietre Originali della Bergamasca, il marchio coniato dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura che identifica i materiali lapidei a uso ornamentale estratti nella provincia di Bergamo e ne certifica la provenienza geografica. La finalità di questi nostri articoli è la valorizzazione e promozione di questi prodotti del territorio, dato che molto spesso ai materiali orobici vengono preferite pietre di altra provenienza e di limitata o sconosciuta tradizione. Si è visto come le più note, in quanto più diffuse e riconoscibili a occhio nudo, siano l’arenaria di Sarnico e il calcare bianco di Zandobbio: per le altre, senza per questo nulla loro togliere, ci si augura siano state per il lettore motivo di interesse oltre che una piacevole scoperta. Il binomio inossidabile Sarnico/Zandobbio può divenire una triade consolidata con la Pietra di Credaro, un’altra pietra originale molto nota e apprezzata, tra le più tipiche impiegate per la costruzione nel corso dei secoli. Il nome è indicativo, dato che oltre a Credaro le tipiche zone di affioramento in Valcalepio, un tempo tutte oggetto di escavazione, erano Monte Santo Stefano, Carobbio degli Angeli, Bagnatica, Costa Mezzate e Grumello del Monte; attualmente l’attività estrattiva è circoscritta ai Comuni di Credaro, Castelli Calepio e Carobbio degli Angeli.

 

 

Storia. Si tratta di una roccia sedimentaria, costituita prevalentemente da arenarie a composizione calcarea, appartenenti all’Unità della Pietra di Credaro, che a sua volta fa parte della Formazione del Flysch di Bergamo di età cretatica (tra 145 e 65 milioni di anni fa). Quando l’area orobica era sommersa dal mare e contestualmente si stava formando la catena alpina, che si elevava gradualmente per le frequenti e forti scosse telluriche, sul fondo del bacino si depositavano i cosiddetti flysch originati dall’accumulo di detriti di composizione carbonatica e terrigena, trasportati dalle correnti di torbida (torbiditi): «Si tratta di flussi densi formati da materiale in sospensione che, a causa della densità superiore a quella dell’acqua circostante, scivolano sui pendii delle scarpate sottomarine incanalandosi in valli e depressioni». Il flysch affiora dalla Brianza al lago d’Iseo, lungo la fascia collinare, e le popolazioni che hanno abitato queste terre lo hanno impiegato per le più svariate costruzione dai tempi molto antichi fino all’avvento di mattoni e di cemento. L’aver optato per il loro impiego fu dettato in primis dall’abbondante disponibilità, ma anche dalle proprietà del materiale, tenace e resistente e allo stesso tempo tenero e dalla cromia calda “nocciola-dorato”.

La Pietra di Credaro la si riconosce in moltissimi edifici di città e di provincia: all’interno della cinta di mura e degli edifici storici in pietra dei colli; nel rivestimento meridionale della Basilica Santa Maria Maggiore e nelle murature della Rocca; lungo la torre del Gombito e di Adalberto, così come nelle porte d’accesso alla città; nei castelli dell’alta pianura (Conti Calepio, Castel Trebecco, Bagnatica), negli edifici a uso civile o agricolo, nei muretti a secco e di contenimento per i terrazzamenti a scopo agricolo. Poiché la Pietra di Credaro è l’unica pietra del Flysch di Bergamo tuttora in coltivazione, viene destinata non solo alle realizzazioni moderne e di design, ma anche al restauro e ripristino del patrimonio edilizio e artistico locale.

 

 

Proprietà tecniche e meccaniche. In base alla varietà della Pietra di Credaro, si riscontrano proprietà meccaniche leggermente diverse, il Medolo e il Berrettino, che possono essere impiegate separatamente o insieme in funzione soprattutto dell’effetto estetico desiderato. Il Medolo è un calcare costituito completamente da carbonato di calcio (calcite), con tracce di miche e di quarzo, dalla granulometria molto minuta e caratterizzato da un colore bruno rosato, con toni variabili da chiari a scuri: «Tipiche del Medolo sono anche le superfici caratterizzate da piccole concavità, pregio dei bolognini scalpellati a mano». Il Berettino è invece una calcarenite, ovvero un’arenaria ricca in carbonati, anch’essa dalla granulometria minuta, sebbene superiore a quello del Medolo, ma caratterizzata da un buon grado di compattezza e dalla cromia variabile nei toni caldi dell’ocra e del giallo dorato: «Il Medolo mostra una minore tendenza all’imbibizione e una maggiore resistenza ai carichi, ma i valori del Berrettino sono confrontabili con quelli di altre arenarie e indicano che la roccia non risente degli effetti del gelo. Quanto alla resistenza a compressione, essendo la roccia isotropa, la direzione di applicazione del carico non interferisce con le prestazioni del materiale».

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Impieghi. Mentre in passato la Pietra di Credaro veniva impiegata con funzioni quasi esclusivamente strutturali (costruzione di muri portanti, più o meno a secco, muri di cinta, ecc...), ora è prevalentemente utilizzata come pietra decorativa, per la realizzazione di rivestimenti soprattutto in edifici a uso civile come villette e palazzine, in cui la presenza della pietra conferisce una personalità propria a ciascuna realizzazione. Tra le tecniche di posa sono caratteristiche la posa a secco, la posa con fuga e la posa a semisecco, oppure i rivestimenti con superfici più o meno bugnate. L’originario utilizzo della Pietra di Credaro per opere murarie viene oggi riproposto in impieghi di pregio, come ad esempio le recinzioni in muratura, spesso arricchite da profili ondulati e “intagli” di diverse forme, vere e proprie finestre sui giardini. La versatilità della Pietra di Credaro, coniugata con la lavorazione artigianale, ben si presta anche alla realizzazione di cornici di finestre: in questi casi alla lavorazione artigianale dei singoli conci, seguita dalla posa, si aggiunge un’ulteriore rifinitura a mano della pietra. La posa si diversifica in un’ampia gamma di tecniche, sempre meno tradizionali oltre all’originalità degli abbinamenti con laterizi e/o altri materiali naturali: ad esempio i rivestimenti vengono realizzati utilizzando sia i bolognini bugnati a mano dagli scalpellini, sia conci di dimensioni e forme simili, sia conci di forma e pezzatura irregolari. Di particolare effetto sono anche i disegni cromatici e le particolari forme geometriche. Come detto, le ultime fasi della lavorazione vengono ancora eseguite a mano, mentre per le realizzazioni più particolari la rifinitura avviene direttamente sul posto dopo la posa delle pietre.