A Bergamo, dal 4 al 6 marzo

La sfilata di mezza Quaresima ora va alla conquista dell’Italia

La sfilata di mezza Quaresima ora va alla conquista dell’Italia
Viva Bèrghem 27 Febbraio 2016 ore 06:30

Amare le proprie tradizioni e arricchirle sempre di più, facendo arrivare la voce ben oltre i confini della Provincia, ma anche della Regione, e attirando così visitatori da un ampio bacino. È questo il messaggio emerso durante la presentazione della Sfilata di Mezza Quaresima, storico evento che il Ducato di Pontida porta avanti dal 1924. Quest’anno la manifestazione si svolgerà nell’arco di tre giorni, dal 4 al 6 marzo, e vedrà confermati tutti gli elementi tradizionali del rito, insieme a iniziative più recenti come la presenza di gruppi folclorici stranieri e alcune altre novità.

Il programma e le novità. Il Duca in carica, Mario Morotti, ha illustrato il programma. La novità più rilevante è rappresentata dall’aggiunta di una terza giornata, quella del venerdì sera (4 marzo), durante la quale si esibiranno collettivi provenienti dalla Serbia e da Malta in danze e canti tradizionali. La giornata di sabato verterà su quegli eventi che rendono la Sfilata qualcosa di unico e originale. Cuore della manifestazione sarà il Rasgamènt de la Ègia, durante il quale verrà segato in due e bruciato un pupazzo raffigurante una vecchia, simbolo delle brutture della città. Il tema polemico di quest’anno riguarda il pericoloso svincolo autostradale di Bergamo.

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Ma, prima del momento culminante, ci saranno diversi altri spunti: dalla mostra dei bozzetti a tema realizzati dagli studenti dell’istituto Fantoni alla presentazione dei carri allegorici, fino alla recita della poesia di Anna Rudelli scritta per l’occasione. Spazio anche alla recente iniziativa Ègia piò bela; introdotto lo scorso anno, viene ora perfezionato permettendo a tutti i presenti di votare con un telecomando. Domenica si chiude con la frequentatissima sfilata dei carri (oltre 60 gruppi presenti) e premiazioni varie.

Una manifestazione di livello nazionale. La voglia di espandere la notorietà dell’evento si individua sia nel ricco programma, sia soprattutto nelle parole dei protagonisti. È il Duca emerito Bruno Agazzi a spendere le parole più significative: «Bisogna impegnarsi, noi del Ducato e le istituzioni, perché questa diventi una manifestazione di livello nazionale. È un’ambizione giusta, perché si tratta di un’eccellenza e va valorizzata quanto più possibile». Hanno fatto eco Roberto Gualdi, amministratore di Team Italia, che da quest’anno coadiuva gli organizzatori, e Fabrizio Cattaneo, vicepresidente della Federazione Italiana Tradizioni Popolari. Il primo ha espresso l’auspicio che questa tradizione venga mantenuta e preservata con fedeltà, ma anche che venga amplificata e diffusa grazie ai moderni mezzi di comunicazione, in modo tale da «venderla» il meglio possibile. Cattaneo ha sottolineato come questo sia «un carnevale unico, che può diventare tra i più famosi in Italia». In effetti il periodo insolito, la tradizione del Rasgamènt de la Ègia e la partecipazione entusiasta di persone e gruppi con carri sono elementi di forza non trascurabili. «I gruppi folclorici internazionali chiedono di poter partecipare, perché per loro è una vetrina importante», ha raccontato il Duca Morotti. In questa direzione espansiva va anche la denominazione di Bergamo «città del folclore».

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Il «maledetto» ottovolante. Alla presentazione dell’evento si è parlato anche del tema polemico di questa edizione: il caotico svincolo che collega tra di loro il casello dell’autostrada, la città e l’asse interurbano. Il bozzetto rappresentativo scelto è stato realizzato dalla studentessa Agnese Oprandi e vede una Ègia in abiti da vigile urbano, con alle spalle la visione aerea del rondò. Il Giopì, lo storico giornale quindicinale redatto dal Ducato da ben 123 anni, ha lanciato frecciate venefiche alle istituzioni. Il direttore, Gianluigi Morosini, ha citato alcuni passaggi satirici dell’ultimo numero: il titolo di prima pagina recita «E al rogo il “maledetto” ottovolante dello svincolo autostradale», a pagina 8 Marco Cimmino lo appella «inverosimile tonnara» e «incommensurabile boiata svincolatoria». Tra serio e faceto, si punta l’indice contro una bruttura che molti vorrebbero vedere aggiustata. Il distico che apre la poesia di Anna Rudelli recita così: «Gh’è de la zét egnida a Bèrghem a ‘isità, / che al rondò de l’autostrada i è drè amò a girà» (C’è della gente venuta a Bergamo per visitare, / che al rondò dell’autostrada sta ancora a girare).

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