A Chignolo d’Oneta

La signora Renata non mente Ristorante Poli, un luogo incantato

La signora Renata non mente Ristorante Poli, un luogo incantato
Viva Bèrghem 30 Maggio 2018 ore 06:30
Foto ©Bergamopost/Luca Della Maddalena

 

Chi immaginava mai che in una frazione di una valletta della media Val Seriana avrebbe potuto nascondersi un tesoro della cultura popolare? Un angolo che pare disegnato da Marquez, in cui non c’è nemmeno il rischio di finirci per caso, tanto è nascosto. Ma a chiunque dovesse capitare questa fortuna, difficilmente potrebbe scordarsene. Certo non è un posto da tutti ma quei pochi a cui è concesso il privilegio di godere delle piccole cose potranno dirsi fortunati nel trovarlo.

 

 

Salendo per la Val Del Riso. Si va su per la Val Del Riso, conosciuta per le miniere, salendo fino a quando la strada comincia a farsi solitaria. Si passa la malinconica discoteca Piper Dancing, che in altri tempi ha conosciuto la gloria, e si raggiungono i primi prati, e poi i boschi. La strada si stringe a ogni tornante, compare qualche pecora recintata, sempre di più, fino alla cima della collina, tra il cimitero e il campetto da calcio. Poi bisogna fermarsi per forza: la strada non prosegue oltre. Qui c’è un muro con una tenda plastificata che dice: Ristorante Poli. Sotto l’insegna svolazzante un tavolino di plastica con qualche seggiola e la porta spalancata di una casa dalla quale si intravede, spiandoci dentro, una vecchia televisione accesa sul telegiornale e una tavola apparecchiata. Non c’è nessuno ma si avverte un rumore di voci. Si intuisce che c’è gente anche se non è ancora apparso nemmeno un profilo. Una freccia striminzita suggerisce una via d’uscita a questo apparente vicolo cieco, indicando un passaggio stretto, un corridoio tra la parete della casa e la facciata di una struttura a ridosso del terreno, che sul lato destro continua a salire unendosi ai boschi.

 

 

Il Ristorante Poli e la signora Renata. Il passaggio obbligato mostra ancora una porta: l’ingresso di un minuscolo negozio di alimentari di paese. C’è un piccolo banchetto refrigerato e delle vecchie celle frigorifere, pacchi di pasta, latte, salumi e prodotti per la casa. Dentro c’è la signora Renata che, anche se sono le otto di sera passate, sta tagliando della pancetta per due ragazze. Finito il corridoio si apre una minuscola piazzetta di paese con i due lati occupati da antiche case ammassate le une sulle altre, un lato è la vista sulla valle e il quarto un bar con qualche tavolino all’esterno. Dentro, c’è il ristorante Poli e nella cucina, che comunica con l’alimentari di paese, c’è la signora Renata che accoglie tutti con la stessa cadenzata educata allegria. Sono cinquant’anni che se ne sta lì con il marito, a volte aiutata dalla figlie, a fare da mangiare per gli altri. Si scoprirà poi che casa, negozio, bar e ristorante sono tutte la stessa cosa.

Sulla tavola. Sul tavolo c’è già una bottiglia di vino, la giardiniera e uno scodellino di carne marinata: il tavolo è già apparecchiato perché aspetta una prenotazione. Qualche affettato, preso in diretta dall’altra stanza, è l’antipasto scontato: pancetta, prosciutto e salame. Poi ci sono i casoncelli, per chi vuole la tagliatella al ragù di selvaggina ma, per tutti, con assoluta certezza, dei particolari ravioli ripieni senza nome, inventati dalla signora, serviti con una fonduta di formaggio. Ci sono solo qui, ma potrebbero stare a buon diritto in ogni ricettario bergamasco tra i casoncelli e gli scarpinocc, senza paura di sfigurare. Coniglio, un po’ di brasato e qualche fetta d’arrosto con le patate sono la necessaria continuazione della cena. Per chi la vuole, c’è una torta fatta in casa e per tutti un amaro insieme al caffè.

 

 

Dentro una boule de neige. La signora Renata racconta con una punta di pudore di come si viveva a Chignolo d’Onera e anche come si vive oggi, lei che è l’ultima che fa un po’ da ristorante, un po’ da bar di paese e anche da alimentari. La sensazione è quella di essere in una boule de neige, un posto incantato e protetto. Il ristorante Poli, con la sua signora Renata, i suoi tornanti, la sua cucina condita e casalinga, la sua semplicità che non mente e tanto meno è interessata a mentire, la sua ora di viaggio da Bergamo e il suo frigorifero con i gelati confezionati non è un posto per tutti. Ma per quegli altri sì.

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