Paesaggi da sogno

Val Stabina, come dentro una fiaba

Val Stabina, come dentro una fiaba
13 Aprile 2017 ore 04:30
Foto di Angelo Corna

 

La Val Stabina sorge nel settore nord-occidentale della Valle Brembana, ai piedi del Pizzo dei Tre Signori e dello Zuccone Campelli. I Comuni che la compongono sono quelli di Olmo al Brembo, Cassiglio, Ornica e Valtorta. La nostra Val Brembana, come gran parte delle Alpi Orobie meridionali, è ricca di giacimenti minerali. Questo vale in particolar modo per la Val Stabina, che tra il Cinquecento e il Seicento ha visto il suo periodo più fiorente. Molti sono i luoghi da visitare in questa piccola valle sussidiaria. Il percorso può essere effettuato in auto oppure in bicicletta, toccando i vari paesi presenti e gli eventuali punti di interesse, che spaziano da quello storico a quello botanico.

 

 

Le danze macabre. Il tragitto prende il via a Olmo al Brembo, nei pressi del ponte quattrocentesco che permette di superare il torrente Stabina, dal quale la valle prende il nome. La strada continua con chiare indicazioni per Valtorta e, salendo con leggera pendenza, conduce al paese di Cassiglio. Sulla strada sono visibili due raffigurazione di danze macabre: la prima del Quattrocento, posta sulla facciata della chiesa parrocchiale. La seconda, risalente al Settecento, si trova poco oltre, sulla facciata di Casa Milesi. Poco prima della chiesa è possibile compiere una piccola deviazione di circa un chilometro e visitare il lago di Cassiglio, bellissimo specchio d’acqua di origine naturale.

Le cupe leggende di Ornica. Continuando invece sulla strada per Valtorta, raggiungiamo il bivio per l’abitato di Ornica. Qua, secondo un’antica leggenda, si trovavano le anime dei dannati che al calare del sole spaventavano i viandanti che si avventurano lungo la via. Tutto questo sarebbe durato (sempre secondo la leggenda) fino al 1909, quando il parrocco di Valtorta operò un esorcismo per liberare la strada.

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Il paradiso selvaggio della Val d’Ancogno. Noi lasciamo Ornica alle sue leggende e proseguiamo la salita, fino all’uscita di una galleria. Qua possiamo abbandonare l’auto (o la bici) e compiere una deviazione. Un cartello segnalatore ci guiderà lungo un sentiero in direzione della bella e selvaggia Val d’Ancogno, posta sulla destra orografica del torrente Stabina. La ricchezza di flora presente in questa valle la rende uno dei luoghi più belli ed intatti delle Orobie. Sono numerose le specie rare ed endemiche che possiamo trovare sul percorso, come la Primula del monte Alben, le Campanule ed il Raponzolo di roccia. Il paesaggio non è sicuramente da meno; salendo sul sentiero raggiungiamo, in circa un’ora, le caldere note come “Marmitte dei Giganti” e le fantastiche pozze d’acqua scavate dal torrente Ancogno, che durante il periodo estivo offrono il giusto refrigerio a chi si trova di passaggio.

Ritornati sui nostri passi proseguiamo fino a raggiungere un cartello con chiare indicazioni per «l’area umida dei Piani di Valtorta». Un’altra veloce deviazione ci porterà in questo luogo dove, sempre secondo le antiche leggende della valle, sarebbe sorto il primo nucleo del paese, divorato poi dall’improvviso aprirsi della terra! Ora resta una torbiera, pressoché unica in bergamasca, dove risiedono quasi 80 diversi tipi di specie vegetali. Un paradiso di fiori e piante in piena terra orobica.

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L’abitato e l’altoforno della Bergamasca. Guidati dalle leggende e dalla storia del luogo continuiamo sul percorso fino al centro del paese, dove nella piccola piazza troviamo un antico orologio, ora restaurato, ed una fonte dove è possibile rinfrescarsi e godere di una meritata pausa. Sopra di noi è visibile il mulino e la struttura che ospitava la segheria, completamente restaurati e funzionanti. Poco oltre, nei pressi della chiesa, è possibile visitare il museo etnografico, che raccoglie le testimonianze storiche degli antichi mestieri e della vita quotidiana in Val Stabina. La diffusa presenza di acqua nella valle ha reso possibile lo sviluppo di varie attività, legate soprattutto alle risorse minerarie della zona.

Pare che l’altoforno alla bergamasca sia proprio un’invenzione Brembana. Questo forno sfruttava la forza motrice dell’acqua per azionare i mantici che soffiavano continuamente sul fuoco, garantendo temperature assai più elevate. Ne sono prova i magli e le fucine presenti sotto il Pizzo dei Tre Signori. Gli stessi salti d’acqua molto spesso servivano anche per azionare le macine dei mulini per produrre farine ed oli combustibili. Il nostro percorso non è ancora finito.

 

 

Una radura da fiaba. Giunti alla fine del paese si imbocca un sentiero che scende verso il fiume. Superato l’antico ponte dei Bolgia si apre agli occhi dell’escursionista un paesaggio fiabesco. Una piccola radura con una cascata sullo sfondo fa da scenario a due piccole baite, una adiacente all’altra. Sono le ultime due perle della Val Stabina, anch’esse da poco restaurate. Nella prima troviamo un antico frantoio, nella seconda è presente invece un maglio, con tutti gli attrezzi utilizzati nell’epoca del ferro. Il tutto naturalmente azionato dal mulino ad acqua. Il luogo migliore dove aspettare il tramonto e chiudere in bellezza questa gita, tra fiori, cascate d’acqua e storie di montagna.

Il periodo perfetto. Il periodo consigliato per visitare questa piccola valle va da marzo a settembre, proprio per godere appieno delle fioriture tipiche di questo periodo. I tempi medi di percorrenza, per chi volesse avventurarsi in bici, sono questi: Valtorta – Cassiglio 25 minuti; salita e discesa al lago di Cassiglio 20 minuti; Cassiglio – Val d’Ancogno 30 minuti; salita e discesa val d’Ancogno (a piedi) circa 1 ora; Val d’Ancogno – Area umida di Valtorta 45 minuti; Area umida – Valtorta 15 minuti. Il percorso in bici va effettuato con un minimo di allenamento.

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