I laghetti di Porcile, per specchiarsi nell’inverno

I laghetti di Porcile, per specchiarsi nell’inverno
28 Ottobre 2019 ore 09:55

I laghetti di Porcile sono degli specchi d’acqua di origine naturale, una meraviglia che può essere raggiunta lungo un itinerario che parla di storia, bellezza e antichi tracciati. Un percorso che si svolge a cavallo delle Orobie, tra Bergamo e Sondrio, lungo le tracce della storica “Linea Cadorna”. Meta delle famiglie durante l’estate, con l’arrivo della stagione invernale assume caratteristiche “di ghiaccio” e viene lasciato ai pochi escursionisti che amano sfidare freddo e gelo. Ma, alla fine, la fatica viene ripagata da un panorama che non può che lasciare a bocca aperta.

 

 

Il tracciato. La partenza per questa escursione è la località di San Simone, rinomata in Val Brembana per le sue piste da sci, impianti che oggi riposano in attesa della prima neve. Poco lontani da noi troviamo i Passi di Lemma e Tartano, raggiunti dalle mulattiere militari costruite durante la Prima Guerra Mondiale e ancora dotati dei resti delle trincee, edificate ormai più di cento anni fa. Questi manufatti delimitano la Cima di Lemma, panoramica montagna posta tra Val Tartano e l’alta Valle Brembana. Il sentiero, marchiato dal segnavia CAI 116, sale alle spalle della Baita Camoscio (m.1666), tra pascoli e ampie vedute sulla conca di San Simone. Dopo pochi minuti abbandoniamo la traccia per imboccare il segnavia CAI 101, che con pendenza costante ci porterà, dopo circa un’ora di cammino, in prossimità del Passo di Tartano (m.2102), punto di confine tra le due provincie lombarde e punto strategico della Linea Cadorna.

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Tra Sondrio e Bergamo. Il panorama si apre sulle Alpi Retiche, dal Monte Disgrazia alla Val Masino, sino alle cime della Val Chiavenna e Spluga. I resti delle trincee, ancora ben conservate, meritano sicuramente alcuni minuti del nostro tempo. Dopo la visita a questo antico manufatto, possiamo piegare a destra e seguire il filo della cresta, che continua lungo lo spartiacque orobico regalando tratti panoramici e aerei, con splendide vedute a 360 gradi sulle Alpi e la vicina Valtellina. Il tracciato, ora marchiato dal segnavia CAI 201, abbandona la provincia bergamasca per sconfinare in quella di Sondrio, anche se solo per poche centinaia di metri. Tra sali e scendi raggiungiamo, dopo circa due ore dalla nostra partenza, il primo di questi piccoli laghetti naturali, dove nelle sue acque si specchiano le ombre delle montagne che li racchiudono. Uno spettacolo che, con il gelo dell’inverno, è ancora più suggestivo.

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I laghi di Porcile. Questi piccoli e solitari specchi d’acqua sono un gruppo di tre laghetti alpini situati nelle Orobie, ma posti in territorio valtellinese. Affacciati sulla Val Lunga, racchiudono prevalentemente l’acqua piovana proveniente dallo scioglimento delle nevi dei soprastanti monte Cadelle, monte Arete e monte Valegino. Le loro dimensioni variano a seconda delle precipitazioni: il primo è il lago Piccolo, posto a 1990 metri di quota. Salendo raggiungiamo, in pochi minuti di facile cammino, il più bello degli specchi d’acqua, il lago Grande (m.2030). Poco lontano una traccia di sentiero sale alle spalle di quest’ultimo e, tra erba e boccette, ci porterà al lago di Sopra (m.2085), l’ultimo di questi specchi d’acqua. Se non siamo ancora stanchi, con un ultimo sforzo possiamo raggiungere il passo di Porcile, punto panoramico sui laghi e confine tra le montagne precedentemente citate. Il ritorno in questa stagione avviene lungo l’itinerario comune all’andata.

 

 

Curiosità. È anche possibile raggiungere i laghi con partenza dal paese di Tartano (SO). Raggiunto il passo omonimo, gli escursionisti esperti possono concatenare il monte Lemma e le vicine cime dei Monti Arete e Valegino. Il Passo di Tartano è stato anche, in anni a noi più vicini, teatro di un tragedia che resterà sempre scolpita nella memoria. Il 18 luglio 1987, a 1600 metri di quota, una frana si staccò improvvisamente dalla parete della montagna. Fango, acqua e roccia arrivarono a valle velocemente, travolgendo un alpeggio e il condominio La Quiete, spezzandolo in due. La frana continuò la sua corsa fin contro l’hotel Gran Baita, uccidendo sul colpo gli ospiti presenti. Un bilancio tragico per questa valle che da allora, ogni 18 luglio, si ritrova al passo per ricordare quanto accaduto.

Conclusioni. Come ogni escursione invernale, anche questa va affrontata con la giusta attrezzatura e l’abbigliamento idoneo alla stagione. È buona regola consultare i bollettini meteorologici e informarsi in maniera adeguata sulla percorribilità dei sentieri. Il tracciato, andata e ritorno, richiede circa quattro ore di cammino, per un totale di 700 metri di dislivello positivo e una lunghezza di circa 12 km. Ma ne vale la pena. A ripagare gli escursionisti, la bellezza di questo posto, suggestivo e spesso dimenticato durante il rigore dell’inverno.

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