«Il mio è un bel lavoro, a volte»

L’agronomo che trasforma i rondò in isole verdi nel cuore di Bergamo

L’agronomo che trasforma i rondò in isole verdi nel cuore di Bergamo
Viva Bèrghem 18 Giugno 2018 ore 17:20

Giovanni Veronesi ha cinquant’anni, è dottore in Agraria, fa il giardiniere. Ha preso “in custodia” due rotatorie della città: quella grande dell’ospedale Papa Giovanni, sulla via Martin Luther King, e quella della rotonda Butinone, piccola, nel quartiere di San Paolo.

 

[Il rondò dell’ospedale]

 

Perché lo fa?

«Inizialmente avevo chiesto di potere curare la nuova rotatoria che si trova in via Autostrada, quella dove c’è il grande supermercato Coop, ma dal Comune mi risposero che era già stata assegnata. Allora ho ripiegato sull’ospedale e mi è stata assegnata. Poi c’è quella del Butinone. Avevo pensato che poteva essere una buona pubblicità, i cartelli sono visibili e riguardano comunque un’opera di giardinaggio».

E ha avuto riscontri?

«Se dovessi guardare i riscontri… Francamente, proposte di lavoro da persone che hanno visto la mia pubblicità alla rotatoria del Butinone non ne sono arrivate. Qualcosina per la rotatoria dell’ospedale, ma poca roba».

La sua laurea in Agraria non è sprecata nel lavoro di giardiniere?

«Se si vuole lavorare bene, bisogna conoscere bene le piante. Purtroppo è vero che tanti giardinieri sono improvvisati. Persone che vanno in pensione o vogliono arrotondare lo stipendio comprano un furgoncino e qualche attrezzo e diventano giardinieri. E i guasti poi si vedono».

Per esempio?

«Vada a vedere le potature, ce ne sono che chiedono vendetta, che indeboliscono la pianta anziché rinforzarla. Ci sono alberi ridotti a stecchi. Certo, così si risparmia, la potatura successiva si farà dopo dieci anni. Ma una pianta privata della sua chioma si indebolisce, diventa più facile preda di insetti e parassiti, si ammala più di frequente. E diventa quindi anche più pericolosa. Le piante vanno conosciute e rispettate, le potature devono consentire alla pianta di mantenere la sua forma, il suo portamento. Quando potare è necessario, che ne so, perché i rami vanno a finire in casa a qualcuno. Altrimenti le piante non vanno potate, devono autoregolamentarsi. Poi è vero che certe specie non andrebbero mai piantate in spazi ristretti, perché diventano troppo grandi e frondose. Altre non andrebbero mai inserite ai bordi delle strade perché hanno radici superficiali che sconquassano l’asfalto. Appunto: le piante bisogna conoscerle bene!».

Un altro esempio?

«Molto semplice, il taglio dell’erba: non va tagliata troppo corta perché viene soffocata dalla parte tagliata, non riesce a spuntare fuori, a prendere bene la luce e si indebolisce, va a finire che muore, si crea il prato a chiazze. Poi devi rifarlo e finisce che spendi di più che se avessi tagliato con moderazione».

 

[La rotatoria Butinone, in San Paolo]

 

Torniamo alle rotatorie, che cosa ha piantato lei?

«Se non c’è irrigazione, vanno inserite piante molto resistenti, che non presentano esigenze particolari, piante robuste, meglio se autoctone, per esempio, un certo tipo di roselline vanno benissimo, di margherite, di papaveri… Poi si possono anche piantare degli alberi, sempre secondo quel criterio di autosufficienza. La composizione deve risultare gradevole alla vista, distribuita con una certa armonia».

Quindi è possibile adottare le rotatorie.

«Sì, bisogna fare domanda all’assessorato e agli uffici del verde pubblico. Possono farsi carico delle rotatorie anche persone private, e già ci sono dei casi. Qualche volta sono gli abitanti di un condominio, di una zona a farsene carico».

Come è il mestiere del giardiniere?

«Bello, per certi aspetti. Quando devi creare un giardino, per esempio. Ma la maggior parte del lavoro riguarda la manutenzione, quindi potature, taglio erba, taglio siepi… In questo periodo si comincia al mattino presto e si finisce verso sera. D’inverno il ritmo è completamente diverso. Negli anni il lavoro si è fatto più difficile per la concorrenza dei giardinieri improvvisati».

Domattina a che ora si alza?

«Alle cinque e mezza».

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