Cose buone e di qualità

Le delizie di tutta la Val Seriana al “Mercato agricolo e non solo”

Le delizie di tutta la Val Seriana al “Mercato agricolo e non solo”
Viva Bèrghem 30 Novembre 2018 ore 09:16

Prodotti biologici, castagne e miele, formaggi prodotti a pochi chilometri di distanza, in una stalla governata con passione da un giovanotto albinese, secondo un’arte tramandata da suo nonno. Queste e tante altre le delizie del “Mercato agricolo e non solo”, attivo dal 2010, prima esperienza in Bergamasca di questo tipo, promossa da “Mercato & cittadinanza”. L’appuntamento è ogni secondo sabato del mese nella centrale piazza della Libertà. «Non è un mercato agricolo normale – spiega Simonetta Rinaldi, coordinatrice del gruppo di Albino -, ma uno strumento per proporre anche altro, cultura e consumo critico, giustizia, ambiente, tutti temi che fanno parte della cosiddetta “economia solidale”. Una parte è effettivamente mercato dei produttori agricoli locali a km zero, un’altra di approfondimento e di collaborazione con altre realtà locali vicine idealmente alla nostra. Si incontrano i produttori non solo per fare spesa, ma anche per informarsi su prodotti, contenuti e lavorazioni. Al mercato c’è anche il baratto, curato delle comunità Deinos e Kairos; il banco del Commercio Equo e Solidale della cooperativa Amandla, ma anche quello dei ragazzi del Cfp con i loro manufatti, che promuovono l’idea di autoproduzione».

 

 

E la parte culturale? «Promuoviamo e sosteniamo attività di sensibilizzazione della popolazione, partendo dalla degustazione dei prodotti del mercato agricolo e, come successo sabato 11 novembre, con la presenza di ospiti. In quella occasione sono stati i Castanicoltori del Misma che hanno cucinato e offerto ai visitatori le “borole”, ma ci hanno parlato anche dei problemi avuti in questi anni con i castagni, alcuni risolti, altri in via di risoluzione. Collaboriamo inoltre con associazioni, come “Percorsi Albinesi” che punta alla riscoperta del territorio». «Una realtà laica e apartitica aperta al territorio – sottolinea Luigi Zanetti, vicepresidente di “Mercato & cittadinanza” – che offre spazio a visibilità alle associazioni che vi operano». Chi dà vita al Mercato? «Gli espositori sono per la maggior parte produttori agricoli, poco più di una ventina; sono presenti anche alcuni artigiani-hobbisti. La presenza è chiaramente legata anche alla stagionalità del prodotto trattato». E la risposta dei cittadini? «Molto positiva, probabilmente anche grazie a uno zoccolo duro di consumatori critici già sensibilizzati, specialmente con il Gas Albino che è attivo da parecchi anni. Ci sono stati frequentazione e passaparola fin da subito, tanto che ora è riconosciuto come appuntamento stabile, frequentato (anche con il maltempo) e punto di ritrovo anche per scambiare due parole».

A Gloria Gamba chiediamo di presentarci il Gas. «Quello di Albino è il più grande della provincia, siamo quasi 150 famiglie. Acquistiamo praticamente di tutto, dalla pasta alla carta igienica». Promuovete l’iniziativa anche fuori Albino? «Sì, con i mercati agricoli di San Tomè ad Almenno San Bartolomeo, quello di Monterosso a Bergamo e quello di Alzano Lombardo. Varie amministrazioni comunali ci hanno chiesto di aprirne altri sotto l’egida di “Mercato & cittadinanza”, ma essendo noi praticamente tutti volontari non possiamo farcela. Una consulenza però non la neghiamo a nessuno. Sono nati così altri mercati ispirandosi al nostro, come quello di Scanzo e Gorle, Trescore e altri». Siete riconosciuti a livello legislativo? «Varie Regioni hanno avviato percorsi per avere una legge regionale apposita per riconoscere e dare dignità a queste esperienze. Qualcosa si sta muovendo. Ora anche Bergamo, in sinergia con altri distretti, si sta muovendo per ottenere una legge regionale lombarda che ci tuteli». Avete ottenuto un prestigioso riconoscimento da parte di Legambiente. «Da qualche tempo, con la “Carovana delle Alpi” sonda il territorio alla scoperta delle varie esperienze, virtuose o meno. Assegna quindi le bandiere verdi alle buone pratiche e boccia, con quelle nere, le cattive».

C’è un ritorno dei giovani alla terra? «Giovani dentro soprattutto, ma anche altri poco più che ventenni, citiamo alcuni esempi albinesi, come quello del ventottenne Alessandro Breda della Ca’ del Stongia che nella sua azienda, in via Lunga nella Valle del Lujo, alleva capre e produce formaggi. La passione viene del nonno che viveva nel verde, ma non aveva un’azienda che invece Alessandro ha creato, chiedendo consiglio, tra gli altri, anche agli allevatori del mercato. E poi in via Spiazzi a Grumelduro opera l’allevatore Vittorio Martinelli di 23 anni: il nonno aveva un’azienda alla quale i figli non avrebbero dato continuità ma il nipote ha deciso a sorpresa di prendere in mano quell’attività e la sua famiglia lo supporta. Ora ha una stalla nuova e criteri innovativi per continuare con successo una tradizione di famiglia. Ma anche l’azienda agricola Panacea, sempre nella Valle del Lujo, che vede impegnata una giovane coppia dedita alla coltivazione di piante. Con l’azienda agricola Valle Rossa parliamo di un altro giovane che realizza preparati a base di aloe, estratti dalle piante che coltiva, il padre ha sempre svolto per hobby questa attività, il figlio ha deciso di proseguirla trasformandola in un lavoro».

 

 

Abbiamo incontrato anche due realtà che partecipano al mercato Gualtiero Moreni per la Cooperativa “Il cantiere verde” di Cene, operativa in Valle Seriana da venticinque anni, e l’allevatore Battista Giovanni Aquilini dell’omonima azienda agricola di Albino. «Siamo una cooperativa sociale che ha deciso nel 1993 di costituirsi per occuparsi di ambiente e del nostro territorio, dedicandosi in quel momento di boschi e pista ciclopedonale e poi anche alla cura dei giardini, imparando strada facendo i segreti di questo lavoro – spiega Moreni -. Cercavamo anche del terreno da coltivare ma in Val Seriana è un problema. Nel 2006 abbiamo avuto la disponibilità, grazie a un imprenditore locale, per un terreno di 4.000 metri quadrati a destinazione agricola. Ci disse: “Fin come nni òia, a me al ma a be, ma fi i laur be”, è venuto più volte a verificare la bontà dell’iniziativa tuttora attiva. Sono impiegate due persone a tempo pieno e un altro paio come inserimento. Attualmente coltiviamo anche altri piccoli appezzamenti in Val Seriana: Bianzano, Clusone, Cene, Casnigo, Leffe, Gazzaniga e Rovetta. È molto dispersivo, abbiamo quindi concentrato la nostra produzione, oltre all’orticoltura ordinaria, su prodotti che mancavano o avevano un valore aggiunto come il mais Spinato di Gandino, il mais Rostrato rosso di Rovetta e le patate di Bondo di Colzate. Produciamo rigorosamente bio. Quando iniziammo non c’era nella Bergamasca nessuna azienda biologica certificata, parola di Coldiretti. Qualcuno ci provava ma poi rinunciava. Attualmente stiamo lavorando a un Bio-distretto dell’agricoltura sociale e solidale di Bergamo, prendendo spunto da alcune esperienza virtuose già attive in Italia, un’idea che ci entusiasma, pur nelle difficoltà. In tutto questo svolgiamo anche un ruolo sociale con l’inserimento lavorativo di persone con difficoltà. Il rovescio della medaglia è che non possiamo ottenere fondi per l’agricoltura».

«Sono un piccolo produttore, dal 2002 ho un allevamento di capre sopra Desenzano di Albino, in zona Perola – dice invece Battista -. Da quanto è iniziato il Mercato vi partecipo, come partecipo ad altri tre mercatini agricoli sempre in provincia. È stato uno sbocco importante per me e per gli agricoltori della zona, ci ha avvicinato a più persone facendoci conoscere. Per i giovani che intendono avviarsi a questo lavoro queste realtà sul territorio rappresentano un’opportunità importante. Ad Albino la proposta funziona bene, in altre piazze fatica. Per quanto riguarda il biologico, molto diffuso nelle produzioni di miele, marmellate, eccetera, all’interno degli allevamenti è visto molto male, soprattutto ai miei inizi. Se per l’alimentazione degli animali possiamo usare il foraggio dei nostri campi, cereali e legumi dobbiamo acquistarli e si fatica a reperirli come vorremmo. Per produrre bio devi avere un macello certificato e il più vicino a noi è a Sotto il Monte. È necessario dialogare e associarsi tra aziende».

Condividi
Top news
Glocal news
Video più visti
Foto più viste
Idee & Consigli