Viva Bèrghem
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Le gallerie Patrick Serra in centro Un collezionista di cose belle

Le gallerie Patrick Serra in centro Un collezionista di cose belle
Viva Bèrghem 26 Marzo 2015 ore 12:07

le stampe fotografo devid rotasperti (30)

 

Chi lo conosce lo sa: la passione per le cose belle lo illumina da sempre, prima ancora che fosse commerciante. Provate a chiedergli della sua collezione privata, di quello che tiene per sé. Provate a chiedergli delle sue nature morte, delle cassapanche gotiche o della collezione di vetri della Belle Époque. Ve ne racconterà la storia e il valore con un entusiasmo che finirà per coinvolgervi e alla fine non potrete fare altro che desiderare anche voi un pezzo d’arte da portarvi a casa. Una vita dedicata allo studio e alla ricerca, la sua, perché per diventare intenditori non basta avere il senso del bello ma bisogna anche sacrificarsi sui libri, alle fiere, nelle aste. Così, in una storia che dura da oltre 40 anni Patrick Serra, commerciante, antiquario, mecenate e amante del bello ha rappresentato ed è tuttora un pezzetto della vitalità artistica di Bergamo.

Quando tutto ebbe inizio. Tutto è iniziato con un’asta in Francia, il primo vero affare, e con la fondazione della Galleria Kefri con l’amico Mario Tacconi. Era il 1974, il 21 novembre per essere precisi, e l’inaugurazione fu dedicata a Rino Ferrari, che per l’occasione preparò sei litografie bergamasche su commissione. Non passa nemmeno un anno è già la galleria ospita una mostra di Nino Calos, importante esponente dell’arte cinetica, con tanto di pannello luminoso dal titolo Sfere luminose a Bergamo, preparato sempre su commissione. La presentazione fu affidata a Umbro Apollonio, allora direttore della Biennale di Venezia (a cui oggi è dedicato un Museo di arte contemporanea). Un successo strepitoso e, nel 2004, in occasione della mostra Arte a Bergamo, 1970-1981, organizzata dal Comune a Palazzo della Ragione, la galleria di via Sant'Orsola ha ospitato la retrospettiva L’arte cinetico-luminosa. NINO CALOS, curata da Michèle, figlia di Patrick.

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Le stampe di Bergamo. L’8 novembre del 1975 è la data di un’altra importante mostra, che offrì agli occhi dei cittadini le stampe antiche della loro città, in una raccolta che spaziava dal 1400 fino al 1850. Un altro grande successo, che si concretizzò, oltre che nella vendita di tutte le opere, anche in una prima edizione di un catalogo preparato in fretta e furia per soddisfare l’interesse dei bergamaschi. Era quello il primo pezzetto di un lavoro monumentale di ricerca e studio che si tradusse, nel 1982, in un volume che raccolse, opportunamente classificate e catalogate, tutte le antiche stampe di Bergamo dal Quattrocento al Settecento. Ne seguirà un secondo nel 1990 e una terza e ultima parte nel 1992, a completare il panorama ottocentesco. Un lavoro certosino che, per completezza e attendibilità, è diventato oggi un testo di riferimento nel settore.

Cosa si trova da questi mercanti d’arte. Nel 1978 si stacca dalla Kefri per fondare uno spazio tutto suo in via Sant’Orsola e nel 1983 ne aprirà un altro in via Paglia, che sarà curato dalla moglie: la galleria Federica Astori Serra. Oggi i figli, che condividono la stessa passione del padre, hanno preso il suo posto nelle due galleria della famiglia Serra e dal 2007 il figlio Paolo cura la prima e la figlia Michèle, la seconda.

Paolo, appassionato cultore dell’arte e conoscitore esperto di stampe e tecniche, si interessa, seppur non unicamente, di manifesti pubblicitari dei grandi illustratori degli ultimi anni dell’Ottocento e i primissimi del Novecento, incominciando a raccoglierne parecchi esemplari in negozio. Veri e propri capolavori di maestri citati nei manuali di storia dell’arte: Jules Chéret, Alfons Maria Mucah, Henri de Toulouse-Lautrec solo per fare alcuni nomi. Se andate in negozio a trovarlo non basta che chiedere: vi saprà spiegare per filo e per segno tutta questa bellezza.

Lo spazio di via Paglia invece offre, tra le altre cose, una sbalorditiva collezione di pezzi di bigiotteria americana dagli anni Trenta agli anni Sessanta, pezzi di artigiano raffinatissimi da considerarsi veri e propri oggetti d’arte, alla stregua dei gioielli confezionati con metalli più preziosi. Decine e decine poi, le stampe alle pareti, nei faldoni o sotto chiave nei cassetti, per tutti i gusti e per tutte le tasche: da poche decine di euro fino ad arrivare a meravigliose opere che ne valgono migliaia.  È il caso degli atlanti delle stelle del cartografo  Andreas Cellarius o dei minuziosi e delicatissimi fiori del botanico Basilius Besler.

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