Quadri, arazzi, vetrate...

Le opere di Bergamo e dintorni dedicate ai Magi e all’Epifania

Le opere di Bergamo e dintorni dedicate ai Magi e all’Epifania
06 Gennaio 2017 ore 12:12

I racconti del viaggio dei Magi si moltiplicano nei secoli e le versioni mutano a seconda che a narrarle siano studiosi, santi o letterati. Questo però ha contribuito a conferire fascino e sicuramente un senso di esotico ai tre Grandi che per tradizione giungono dall’Oriente sulla scia di una stella cometa o di un angelo luminoso. Già, ma chi può confermare la loro origine?

Sapienti o re. Il termine Magio sta per “sapiente”, tant’è che i Tre a volte sono qualificati, o solo intesi, grandi studiosi e astronomi seguaci di Zoroastro; in altri casi è scontato trattasi di Grandi Re, che per tradizione si mettono in viaggio per rendere omaggio all’ultimo dei loro pari appena nato, quello che all’epoca era indicato come il futuro Re dei Giudei.

L’inganno di Erode. Oltre alla stella, chi li ha mandati a Betlemme? Proprio lui, Erode, che, dopo una convocazione plenaria di scribi e sapienti, ingaggia i tre, apparentemente senza secondo fine, ma poi li spinge a chiedere informazioni e a indagare sul nascituro. Ma vuoi che questi abbiano fiutato l’inganno, vuoi che davvero qualcuno li abbia avvertiti in sogno, come di lì a poco sarebbe successo anche a Giuseppe prima di fuggire in Egitto, sta di fatto che anche i Tre con il loro seguito, invece che rientrare a Gerusalemme, fecero perdere le loro tracce, tornando alle proprie dimore per altre vie.

Le origini dei Magi. Si ma dove, in quale parte del mondo? C’è chi sostiene che la patria natia fosse la Persia, altri che la Persia fosse da estendere all’India e all’Arabia, quindi Melchiorre re dei Persiani, Baldassarre Re degli Indiani e Gaspare Re degli Arabi. Un’altra tesi, invece, punta sul colore della pelle, che identifica tre continenti e quindi Baldassare per l’Europa, Melchiorre che solitamente porta un turbante rimanda all’Asia e Gaspare, che era di pelle scura, l’Africa. Tutti e tre discendenti da tre diverse razze e dai figli di Noè. Altre fonti. Invece, giocano sul fatto che la chiave di lettura sulla loro presenza nel Nuovo Testamento stia nel numero, 3, ovvero le tre età dell’uomo, che dalla giovinezza passando per l’età adulta giunge infine alla vecchiaia e quindi alla saggezza.

I loro doni. Quali sono i preziosi doni offerti dai Magia al bambino? Oro, incenso e mirra: l’oro è inteso come un tributo alla regalità di Gesù, l’incenso è simbolo di devozione, preghiera e sacerdozio, la mirra è un’erba medicinale, usata nelle pratiche di imbalsamazione, e simboleggia l’umanità fisica e corporea di Gesù, destinato a morire e ad essere sepolto per salvare l’umanità. E che i Magi siano ritti uno a fianco dell’altro o disposti a ventaglio attorno al bimbo o inginocchiati dinanzi al figlio di Dio, possiamo star certi che scettri e corone siano lasciati a terra, quale segno dell’omaggio dei re davanti ad un sovrano più potente di loro. San Bernardo vedeva nei tre doni una sorta di sollievo per le misere condizioni in cui versava la sacra famiglia: l’oro quindi era una sorta di sussidio alla Vergine, l’incenso poteva profumare l’aria della stalla intrisa dal fetore di bue e asinello, mentre la mitra, in quanto erba medicinale, all’occorrenza la si usava per curare il bambino dai primi malanni.

Dove riposano le loro reliquie. I corpi dei Magi riposarono fino ai primissimi secoli del basso Medioevo a Milano nella Basilica di Sant’Eustorgio, dove è rimasto l’antico presunto sepolcro ricco di stupendi bassorilievi della metà del XIV secolo, opera dei maestri campionesi. Fu poi il Barbarossa che nel XII secolo fece trasportare le reliquie da Milano a Colonia, in Germania, dove ancora oggi attraggono milioni di fedeli nella cattedrale nera dalle alte guglie, seconde in Europa solo a quelle del duomo di Ulm: l’urna è uno dei capolavori dell’oreficeria tedesca e bisogna essere fortunati per vederla, perchè posta dietro il coro e non sempre accessibile.

I quadri dei Magi a Bergamo. La loro raffigurazione nell’arte e nelle opere di artigianato anche minore si amplifica nel tardo Medioevo e nei primissimi secoli del Rinascimento, quando la nostra penisola era divisa tra diversi principati, in cui i signori si rivedevano in abiti regali, come ad esempio nella Firenze del Quattrocento, dove i Medici amavano identificarsi con i Magi per vesti, monili ed acconciature. E a Bergamo dove sono le opere che li ritraggono?

 

Giovanni da Campione, Adorazione dei Magi, XIV secolo
Battistero della Cattedrale di Sant’Alessandro, Bergamo

 

02

Ambito lombardo-veneto, Adorazione dei Magi, Miniatura 15_16, XV secolo
Museo della Basilica di Gandino, Gandino

 

03

Borlone G. e bottega, Adorazione dei Magi, affresco, 1470
Chiesa di San Bernardino, Clusone

 

04

Ambito bergamasco, Adorazione dei Magi, affresco, sec. XV-XVI
Casa parrocchiale della Parrocchia di San Benedetto, Albino

 

05

Guarinoni G.B., Adorazione dei Magi, affresco, XVI secolo
Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco, Bergamo

 

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Moroni G.B., Adorazione dei Magi e Santa Lucia, olio su tela, metà XVI secolo
Chiesa di San Pancrazio, Gorlago

 

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Cavagna G. P., Adorazione dei Magi, olio su tela, sec. XV
Basilica di San Martino, Alzano San Martino

 

08

Alessandro Allori (disegnatore) e Benedetto Squilli (arazziere), Adorazione dei Magi, 1583, arazzo
Basilica Santa Maria Maggiore, Bergamo

 

09

Enea Talpino detto il Salmeggia, Adorazione dei magi, 1624, olio su tela
Accademia Carrara (sala 18), Bergamo

 

10

Ceresa C. (1635-1640), Adorazione dei Magi, olio su tela, 1635-40
Chiesa di San Giorgio Martire, Nese di Alzano Lombardo

 

11

Ferrario F., Adorazione dei Magi, olio su tela, sec. XVIII
Chiesa della Visitazione di Maria Santissima, Cerro di Bottanuco

 

12

Ambito lombardo, Adorazione dei Magi, olo su tela, XVIII secolo
Casa parrocchiale della parrocchia di San Giovanni Battista, Bagnatica

 

13

Nani e Taragni, Trittico della Natività di Gesù, vetrata, 1983-85
Chiesa della Visitazione di Maria Vergine a Sant’Elisabetta, Montello

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