10 frasi in dialetto

Le vacanze nella casa di famiglia, quella senza tutti i comfort. L’è ön óter campà

Le vacanze nella casa di famiglia, quella senza tutti i comfort. L’è ön óter campà
29 Luglio 2020 ore 09:45

di Vecchio Daino

Spinti dalla necessità economica o dal timore di avventurarsi in luoghi potenzialmente contagiosi, molti di noi hanno deciso di trascorrere le vacanze nella casa di famiglia, spesso senza tutti i comfort a cui siamo abituati. La gioia per la riscoperta di abitudini perdute a volte si scontra però con l’inadeguatezza della condizione fisica. E sono dolori, che del resto appartengono anch’essi alla nostra tradizione.

1. Fenida l’èrba gh’è la fòia, fenida la fòia gh’è l’èrba

Le leggi cicliche della natura si manifestano nel loro inesorabile ripetersi. Che costringe a mettere mano, in alternanza, a falce e rastrello, sperando in un inverno precoce. [Trad. Finita l’erba c’è la foglia, finita la foglia c’è l’erba]

2. De nòcc l’è de coertina

Uno dei più grandi privilegi, che non si manca di sottolineare, è la possibilità di dormire anche se la temperatura è da solleone. A patto di avere un’adeguata protezione. [Trad. La notte è da copertina]

3. Gh’è tèra de per töt

Non è solo quella che circonda la casa, ma è anche quella che inevitabilmente si trascina per balconi e pavimenti, sospinta dal vento o attaccata alla suola delle scarpe. L’esercizio costante della ramazza diventa quindi un’abitudine irrinunciabile. [Trad. C’è terra ovunque]

4. I è i mür de öna ólta

Altro che classificazione energetica. Le dimore avite godono del prezioso vantaggio dei muri spessi, fenomenale barriera contro le escursioni termiche. Però anche le imposte con i doppi vetri, piccola concessione alla modernità, aiutano. [Trad. Sono i muri di una volta]

5. Tróe sèmper ergót de mèt a pòst

La nostra leggendaria operosità trova abbondanti occasioni per esprimersi, in molti campi diversi che comprendono le arti del muratore, del falegname, dell’imbianchino, dell’elettricista, dell’idraulico e del giardiniere. [Trad. Trovo sempre qualcosa da mettere a posto]

6. Ché laure ‘l dópe

Chi pensava di godersi un meritato relax da nullafacente vede presto deluse le proprie aspettative. E gli capita di desiderare ardentemente il ritorno al lavoro. [Trad. Qui lavoro il doppio]

7. Dòpo du dé sènte piö la schéna

Abituati a occupazioni sedentarie, molti non hanno il fisico adatto alle numerose sfide campagnole. La loro schiena presenta puntualmente il conto, di solito abbastanza salato. [Trad. Dopo due giorni non sento più la schiena]

8. Quando t’é fenìt de teà te tóca comensà amò turna

Chi ha la fortuna di avere un appezzamento di terreno con prato abbastanza esteso e decide di tagliare l’erba da solo, apprende molto velocemente il concetto di moto perpetuo. [Trad. Quando finisci di tagliare (l’erba) ti tocca cominciare di nuovo]

9. Maie i söchine del mé órt

Esiste però anche l’enorme soddisfazione di mangiare vegetali autoprodotti, che sono cresciuti spesso nonostante le maldestre cure dell’improvvisato contadino. [Trad. Mangio le zucchine del mio orto]

10. L’è ön óter campà

Il vivere dove hanno vissuto i nostri avi ci mette a contatto con un’altra concezione della vita e del lavoro. Che riscopriamo con un certo stupore, perché in poche generazioni il mondo è cambiato. Se in meglio o in peggio non sta a noi dirlo. [Trad. È un altro vivere]

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