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Le scuole per Bergamo Scienza

L’Istituto Andrea Fantoni di Clusone viaggia «sull’onda del suono»

L’Istituto Andrea Fantoni di Clusone viaggia «sull’onda del suono»
Viva Bèrghem 22 Ottobre 2014 ore 11:55

L’onda è una perturbazione che trasporta energia ma non materia. Vi sfuggiva? Gli studenti dell’Istituto Andrea Fantoni di Clusone, invece, lo sanno molto bene. Così bene che, per chiarirvi l’ostico concetto, gli basterebbero delle molle colorate e una vaschetta d’acqua piena di barchette fatte di carta stagnola. Per la XII edizione di Bergamo Scienza, infatti, l’Istituto ha trasformato l’ex chiesetta della struttura in un vero e proprio laboratorio dedicato al suono dove, grazie a strumenti tecnici come un oscilloscopio e a mezzi più suggestivi come una campana tibetana, i visitatori hanno potuto scoprire tutti i segreti e i dubbi sulle dinamiche della trasmissione del suono.

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Un laboratorio del suono. Il primo anno si erano occupati di elettromagnetismo, mentre l’anno scorso era stata la volta della fluidodinamica. Per la terza partecipazione a Bergamo Scienza, la docente Elena Melandri, curatrice del progetto Sull’onda…del suono! ScHERZiamo col suono, insieme alle colleghe Grazia Poloni e Lidia Moioli, ha deciso di dare al progetto scientifico un’impronta tutta sonora.

Ad affiancare le tre professoresse, una squadra di settantacinque studenti volontari, provenienti dalle classi quarte e quinte dei diversi indirizzi (liceo scientifico, costruzione e territorio, finanza e marketing, Scienze Umane). I ragazzi si sono suddivisi il lavoro occupando a turni le dieci tappe in cui il percorso scientifico si snodava. Per i visitatori, l’immersione nel mondo del suono partiva dalla presentazione delle onde dove, attraverso delle molle, le guide spiegavano il concetto di trasversalità e longitudinalità. E se il fenomeno rischiava di essere poco chiaro, nessuna paura: nella tappa successiva veniva mostrato il movimento di una barchetta che, abbandonata alla forza delle onde si spostava su e giù. Gli ospiti proseguivano poi alla scoperta delle vibrazioni dove era possibile testare la forza della sua ugola e osservare come una manciata di semi di miglio posti sulla membrana di un tamburello, saltellavano sotto l’esposizione delle onde sonore provocate dalla voce. Era poi il momento di capire meglio la risonanza, di costruire strumenti musicali “molto artigianali” e di suonare bottiglie di vetro che cambiavano altezza di suono, a seconda di quanto erano piene. Un percorso all’insegna del divertimento che mescolava gioco e formule, per offrire un risultato in cui fossero gli ospiti ad essere protagonisti assoluti dell’avventura. Il laboratorio ha visto la collaborazione del tecnico di laboratorio Giovanni Giglio, che si è occupato di allestire il materiale e di garantire la sicurezza delle attrezzature.

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Non solo suono: il caffè scientifico e uno spettacolo. Non è soltanto attraverso il laboratorio sul suono che Clusone è stato coinvolto nella XII edizione di Bergamo Scienza. Nella serata di venerdì 10 ottobre, presso la Biblioteca CLUBI di Clusone, il Liceo A. Fantoni ha organizzato il Caffè scientifico: un dopocena alternativo che ha regalato agli ospiti la possibilità di discutere di scienza, in una cornice sorprendentemente accogliente. Durante la serata è intervenuto il professore Giuseppe d’Anna che, partendo dal testo Altruisti nati di Michael Tomasello, si è confrontato col pubblico su un tema di interesse sempre attuale: la reale o presunta generosità dell’essere umano.

Nella serata di venerdì 17 ottobre, organizzata dalla scuola alberghiera di Clusone c’è stata invece la rappresentazione Che spettacolo questa cena! Può un computer gustarsi una sogliola?. Una serata che ha unito cena e spettacolo teatrale, per concentrarsi sulle tematiche concernenti il futuro (e sulla possibile umanità) dei robot.

La parola ai ragazzi. «I ragazzi», spiega la professoressa Melandri, «sono sempre entusiasti di partecipare a Bergamo Scienza. Cominciano a lavorare verso la fine di agosto, quando iniziamo a dare corpo al progetto. E dedicano all’opera diversi pomeriggi extra. Per loro è un ottimo modo di imparare a non porsi nella posizione dell’insegnante: non devono essere una brutta copia del professore, ma essere in grado di incuriosire e di invitare a scoprire». E, nel caso specifico di questo Liceo, l’esperienza riceve una valutazione che tiene in considerazione la capacità di autonomia, di organizzarsi e di lavorare in team.  È la terza volta per Syria, studentessa di quarta superiore, che racconta: «Ormai si può dire che io sia esperta e devo dire che lavorare con i bambini è bello, a loro basta poco perché un esperimento sembri una magia. Mi trovo in difficoltà quando mi fanno domande stranissime. Oppure quando i bambini se ne vengono fuori con formule matematiche che non avevo mai sentito prima. Una volta un bambino tentava di consigliarmi i materiali per costruire una cella elettrolitica».