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Scuole per Bergamo Scienza

Il Liceo scientifico Imiberg e i “suoni tutti da vedere”

Il Liceo scientifico Imiberg e i “suoni tutti da vedere”
Viva Bèrghem 09 Ottobre 2014 ore 13:00

Campane isolanti, cannucce che trasmettono il suono, polistirolo che pulsa a ritmo di musica in lunghi tubi di vetro. L’Istituto Imiberg di Bergamo inaugura con questi spettacolari elementi la sua prima partecipazione al festival di Bergamo Scienza. Il laboratorio si chiama Suoni tutti da vedere e si pone come obiettivo quello di guidare i visitatori attraverso un percorso che faccia luce sulle dinamiche di origine e trasmissione del suono. Il tutto condito da un elemento essenziale e imprescindibile: il divertimento.

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La bella genesi del progetto. L’Istituto Imiberg ha collaborato con Bergamo Scienza fin dalla prima edizione della rassegna, ma sempre esclusivamente proponendo i ragazzi come guide ai laboratori organizzati e mai con un progetto vero e proprio, perché, spiega la professoressa di Matematica Marina Barbieri (curatrice del progetto), «I nostri ragazzi sono meno di cento, e abbiam sempre pensato che sostenere due settimane di festival con questi numeri fosse una cosa troppo impegnativa per noi. Ma la volontà di fare una cosa nostra c’è sempre stata».

E a questa volontà, la scuola ha voluto dare ascolto lo scorso febbraio, quando è stata presa la decisione definitiva di partecipare alla XII edizione di Bergamo Scienza, anche se ancora con qualche dubbio sull’impronta da dare al progetto. «All’inizio eravamo molto indecisi sul da farsi, perché c’erano tante cose che a noi insegnanti piacevano, ma non riuscivamo a trovare qualcosa su cui fossimo d’accordo», continua Barbieri. L’idea che ha conquistato tutti, alla fine, è stata lanciata da uno studente di terza superiore che ha proposto di lavorare sulla musica. Nonostante nessuno dei docenti si considerasse grande esperto nell’ambito della fisica del suono, all’unanimità hanno deciso di tentare e, a giudicare dall’entusiasmo del pubblico, hanno scelto la strada giusta.

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Il progetto ha preso così il via nel secondo quadrimestre dello scorso anno scolastico, con la partecipazione di una ventina di ragazzi in tutto (4 o 5 quelli che si sono dedicati anima e corpo). Poi è arrivata l’estate, ma il cantiere musicale non è andato in vacanza: i primi di luglio, infatti, la docente Barbieri e alcuni studenti volontari hanno continuato ad incontrarsi, per ultimare parte degli esperimenti proposti. Quando a settembre la scuola è ricominciata, il lavoro è divenuto più sistematico, e gran parte delle ore di lezione di matematica e fisica di ben quattro classi (una seconda, due terze e una quarta, più tre volontari di quinta) sono state dedicate alla revisione del progetto. La fatica è valsa la soddisfazione finale: «Per me è stata una sfida», conclude la professoressa, «Sono molto stonata e spesso mi sono sentita dire che musica e matematica erano la stessa cosa. Da marzo ad oggi sono rimasta comunque stonata, è vero, ma in una cosa sono di certo migliorata: ascolto in modo diverso».

La parola agli studenti. Nonostante alcuni degli allievi dell’Istituto Imiberg avessero già esperienza come guide di Bergamo Scienza, per qualcuno di loro è stata questa la prima volta. E anche se una naturale dose di timore iniziale c’è stata, l’entusiasmo per l’avventura ha preso presto il sopravvento,. Così,la partecipazione al laboratorio si è trasformata in un nuovo modo di imparare. «Da un certo punto di vista, studiare in previsione di un progetto come questo diventa più facile, perché tu, in prima persona, devi assimilare bene l’argomento per poterlo spiegare. Se non lo capisci tu, non riesci a spiegarlo agli altri. Per questo viene naturale metterci più impegno», racconta una volontaria della classe quinta. Il laboratorio musicale è diventato dunque un valore aggiunto, un’esperienza formativa che ha integrato il percorso scolastico degli studenti.

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Certamente, anche il doversi rapportare con un pubblico variegato ha regalato loro una sfida che ha finito per più “grandi”. «All’inizio ero un po’ in tensione, mi preoccupava il pensiero di dover esporre una lezione a ragazzi più grandi di me. Pensavo di poter sbagliare, e temevo che loro mi avrebbero corretto. Oggi però ho capito che mi sono preoccupato per nulla e che è stato più facile di quanto pensassi».

L’apertura a visitatori di età molto diverse ha posto il non secondario problema di dover offrire linguaggi diversi per esprimere i medesimi concetti. Una delle guide ha affermato: «Ai bambini giustamente non si può parlare di frequenza e di periodo. Con loro bisogna puntare sul tatto, presentare un percorso che sia al limite del gioco. È l’unico modo per colpirli. Così magari, chi lo sa, tra 5 anni gli sarà rimasta in testa questa mostra di scienze e fisica sul suono e diranno ‘Ah sì, mi ricordo di quella giornata’».

Un impegno da parte di tutti, a 360 gradi. Francesca Rosati, Andrea Cattaneo e Marina Barbieri sono stati gli organizzatori ufficiali dell’evento, che ha visto un largo accoglimento da parte delle altre scuole. Tuttavia, l’Istituto nella sua interezza, ha collaborato attivamente alla causa. Hanno infatti aiutato alla realizzazione del progetto alcuni colleghi delle medie, in particolar modo l’insegnante di Educazione Tecnica che ha realizzato la grafica dei pannelli. L’insegnante di Musica si è invece offerto di costruire il monocordo. La parte più preziosa dal punto di vista pratico è giunta dal tecnico di laboratorio, Virgilio Borlotti, che ha messo a disposizione la sua ditta di didattica per la scienza per prestare o vendere alcuni strumenti utili.