Ecco cosa sta succedendo

Lino in Val Gandino, adesso nasce la reliquia della Sacra Sindone

Lino in Val Gandino, adesso nasce la reliquia della Sacra Sindone
18 Dicembre 2019 ore 09:05

Un progetto articolato, destinato a creare un reperto d’eccezione e raccontare nel contempo una storia ricca di spunti e competenze di altissimo livello. È stato presentato in questi giorni il progetto “Lino in Val Gandino: il tessuto, la reliquia nel mondo” che vede capofila il Comune di Peia e si propone di raccogliere il necessario sostegno attraverso i fondi gestiti dal GAL Valle Seriana e dei Laghi Bergamaschi e, per la parte idrico-geologica, di Uniacque. Al centro del progetto c’è il lino, fibra fra le più nobili, conosciuta nell’Antico Egitto e nel Medio Oriente, che proprio in Bergamasca ha sviluppato la storica realtà del Linificio Canapificio Nazionale, che ha tuttora sede a Villa d’Almè. Fondato nel 1873, già nel 1876 fu la terza società quotata alla Borsa di Milano. Oggi il Linificio e Canapificio Nazionale è controllato al cento per cento dal Gruppo Marzotto, che arricchisce la sua gamma d’offerta con articoli in lino per il settore abbigliamento e arredo casa.

 

 

In Val Gandino, celeberrima culla per attività tessili di pregio che vanno dalla lana alle moderne fibre sintetiche, la coltivazione del lino è presente da secoli, come confermano studi approfonditi realizzati nel 2009 dal compianto geom. Ivan Moretti, che lavorò al recupero ambientale di un luogo che da solo evoca un passato carico di storia come la “Pozza del Lino”, posta in località Pizzo e legata, non a caso, ai traffici dei mercanti e alla “Via della Lana” che dal fondovalle fra Gandino e Peia sale verso la Valle Cavallina. L’area della Pozza del Lino era con tutta probabilità utilizzata per la coltivazione delle piante utili a produrre le fibre di lino. Qui vi sono proprietà della famiglia Torri, dedita sin dal diciannovesimo secolo alla tessitura di lana, lino e canapa. «L’idea – sottolinea Filippo Servalli, assessore della Comunità Montana Valle Seriana e vicesindaco di Gandino – è quella di valorizzare una storia ricchissima, fatta di tradizione, competenze e capacità imprenditoriali. Già nel 2016 il Linificio Nazionale ha promosso la coltivazione del lino ad Astino, nella Valle delle Biodiversità, negli anni in cui il nostro territorio ha promosso con successo la filiera legata al Mais Spinato di Gandino e lavorato alla rinascita di quella della Lana Bergamasca.  La messa a sistema delle competenze tessili delle Tessiture Torri Lane e del Linificio Nazionale di Villa d’Almè ha oggi la possibilità di realizzare un nuovo pezzo di storia del tessile della Val Gandino che ne consenta la promozione a livello internazionale: la realizzazione del tessuto per le reliquie della sacra Sindone di Torino, il cui originale (mt. 4,41 x 1,13) è conservato nella Cattedrale di Torino».

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Il progetto prevede la realizzazione di un percorso storico relativo al transito dei tessili che sulla Via della Lana, passando dall’agro di via Resendenza (di proprietà Torri coltivata a lino), dalla via Carducci in comune di Gandino, dalla via Ca’ Fragia in comune di Peia per raggiungere la Pozza del Lino. «Ci saranno luoghi di sosta con punti informativi – aggiunge Silvia Bosio, sindaco di Peia – per documentare la storia passata e presente della tessitura in Val Gandino, ma anche forti connessioni con il Museo della Basilica di Gandino e il Museo del Tessile di Leffe. Nel primo caso, oltre ad alcuni macchinari antichi, è disponibile una delle maggiori collezioni al mondo di tessili, pizzi e merletti legati all’utilizzo religioso. A Leffe è invece presente una filiera tessile completa, a partire proprio dalle piante tessili, che propone macchinari d’epoca funzionanti e un’efficace aula didattica multimediale». I fili della storia che legano il progetto del Lino Val Gandino al territorio sono innumerevoli. Basti pensare che annessa al Lanificio Torri c’è l’antica ciodera, fra gli ultimissimi esemplari di stenditoio per l’asciugatura dei tessuti presenti in Italia. La stessa famiglia Torri è stata protagonista, attraverso Emma Torri e il marito Mario Franchina, dell’arrivo in Val Gandino, al Santuario della Madonna d’Erbia di Casnigo, della veste talare di S. Giovanni Paolo II Papa. A Gandino, sempre in tema religioso, si conserva anche il Saio Reliquia di S. Padre Pio da Pietrelcina, donato alla Parrocchia di Santa Maria Assunta in epoca recente, ma sin dagli anni ’40 donato dai Cappuccini a una famiglia gandinese fornitrice di panni lana.

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«Il progetto presentato in questi giorni – aggiunge Filippo Servalli – porterà alla realizzazione di un tessuto originale, basato sulla coltivazione naturale a lino di luoghi specifici della Val Gandino. La coltivazione di circa un ettaro, nel periodo marzo/ottobre con i semi originali conservati dal Linificio Nazionale (su terreni in rotazione con il Mais Spinato di Gandino), consentirà di attivare anche un percorso agricolo di tecniche di coltivazione secondo i metodi tradizionali bergamaschi. La raccolta, la macerazione e raffinazione del lino prodotto sarà seguita nei dettagli in collaborazione con il Crea di Bologna, Centro nazionale per le piante tessili. La Filatura del lino per trama e ordito sotto la guida del Linificio Nazionale consentirà la tessitura a lisca di pesce del filato di lino e il relativo finissaggio pronto per la stampa con la supervisione della Tessitura Torri Lane. La stampa del tessuto, con l’immagine originale della Sacra Sindone, sarà curata dalla Congregazione della Sacra Sindone di Torino che si preoccuperà anche della divulgazione e comunicazione a tutto il mondo cattolico e ortodosso». La Reliquia in copia diventerà strumento di promozione del progetto “Lino in Val Gandino” anche attraverso un Qr Code digitale che rimanderà a un sito specifico destinato ad approfondire i temi legati alla coltivazione, alla filatura e alla tessitura, nonché alla tradizione tessile della Val Gandino.

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