Le scuole per Bergamo Scienza

All'Istituto Aeronautico Locatelli "metereologi per un giorno"

All'Istituto Aeronautico Locatelli "metereologi per un giorno"
Viva Bèrghem 09 Ottobre 2014 ore 15:23

Le consultiamo da sempre, per sapere cosa indossare e se organizzare o meno una grigliata nel giardino di casa. Eppure, raramente ci si chiede come vengono elaborate le previsioni del tempo. Così ora l’Istituto Aeronautico Locatelli, con il suo laboratorio Meteorologo per un giorno, inserito nella cornice della XII edizione di Bergamo Scienza, invita i suoi visitatori a scoprire, passo dopo passo, come si scrutano le nuvole che stanno sopra le nostre teste, in modo divertente.

Il laboratorio, che è da sempre un componente essenziale del programma scolastico a partire dalle classi terze, è stato integrato come progetto nel festival di Bergamo Scienza per permettere al pubblico di rapportarsi con un aspetto curioso e naturale della nostra quotidianità. Come afferma Carmelo Calabrò, professore di Scienze dell'Istituto guidato dal dirigente Giuseppe Di Giminiani, «La meteorologia è un aspetto che interessa molto, e noi, qui, abbiamo cercato di sottolineare gli aspetti più concreti e strumentali di questa scienza a chi non ne ha mai avuto la possibilità».

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Qualche “celestiale” questione e la sala meteo. Presentato per il secondo anno consecutivo, il laboratorio ha l’obiettivo di fornire ai gruppi in visita le basi teoriche, ma anche pratiche, della scienza della meteorologia. La prima parte dell’incontro si svolge infatti in sala conferenza dove, attraverso una sorta di piccola lezione frontale, gli ospiti vengono messi di fronte ad alcune questioni “celestiali”: perché il cielo è azzurro e non rosso? Che cosa sono le stelle cadenti?

Dopo aver fatto un po’ di chiarezza sui segreti dell’atmosfera che ci avvolge, si procede con la parte pratica: la seconda tappa del progetto si svolge infatti in sala meteo, dove le guide mostrano, attraverso le mappe raffiguranti i livelli di umidità e di pressione atmosferica, come fare una corretta previsione del tempo. Gli ospiti più intrepidi sono poi invitati a mettere in pratica quanto ascoltato e a cimentarsi con una previsione meteorologica, direttamente di fronte alla telecamera.

La parola del professore, il colonnello Giuliacci... Il colonnello Mario Giuliacci, professore di Meteorologia nell’Istituto, racconta qual è il metodo per far avvicinare anche i visitatori più piccoli ad un aspetto curioso e allo stesso tempo complesso come le previsioni del tempo: «Spiegare ai bambini una scienza del genere non è così facile. A loro non possono essere trasmessi concetti troppo complessi, ma funziona con molto più successo l’aspetto pratico. L’esperto in questione, quindi, dovrebbe proporre ai bambini, semplicemente questo: “Osserva il cielo, prova a gettare lo sguardo fuori dalla finestra”. I piccoli quindi vedranno l’azzurro del cielo, poi vedranno il sole, poi le nuvole e già noteranno che alcune sono di diverso colore. Noteranno la pioggia, oppure che il tramonto è rosso e l’alba che è rosa».

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La presentazione degli aspetti scientifici deve dunque rispettare una caratteristica fondamentale per conquistare il pubblico: stuzzicare la curiosità in modo semplice e giocoso. «I bambini non fanno domande complesse, in genere tendono a ripetere “Sì , anche io ho visto una nuvola strana”», continua il Colonello, «Non gli si può spiegargli perché c’è la nuvola, però si può trasmettere loro l’abitudine ad osservare quanto li circonda, cielo compreso, perché ci dà segni e indicazioni dell’ambiente in cui viviamo. In un certo senso, è primo passo fondamentale. Non per diventare meteorologo, ma per sviluppare maggiore conoscenza del luogo in cui viviamo».

…e quella dei ragazzi. Giona, Diego, Alessandro e Gregorio, studenti delle classi quarta e quinta, stanno vivendo in questi giorni la loro seconda esperienza come guide e raccontano le sensazioni e le difficoltà nel rapportarsi con gli ospiti provenienti dalle altre scuole. «Quando ci capita una prima superiore», racconta Giona, «si deve cercare di essere un po’ più tecnici. Mentre coi bambini si tenta di semplificare molto». Gregorio, invece, spiega che «All’inizio non ti senti molto bravo, ma poi i bambini danno soddisfazione, perché sono sempre affascinati dalle cose nuove». Le maggiori difficoltà? Secondo Diego, alcune delle domande poste: «Spesso anche le professoresse pongono quesiti complessi. Anche se quella che ricordo meglio, è una risposta singolare che mi è capitato di sentire durante la parte di presentazione. Una guida ha chiesto al pubblico di bambini come mai, secondo la loro opinione, l’ozonosfera fosse pericolosa. E uno di loro ha risposto: ‘Perché ci puoi cadere dentro’».