Le scuole per Bergamo Scienza

L’Istituto Figlie del Sacro Cuore e la sua “alimentAZIONE”

L’Istituto Figlie del Sacro Cuore e la sua “alimentAZIONE”
Viva Bèrghem 10 Ottobre 2014 ore 14:53

Non solo un laboratorio scientifico, qualcosa di più di un divertente percorso a tappe e oltre un semplice esperimento linguistico. Il progetto AlimentAZIONE, elaborato dall’Istituto Figlie del Sacro Cuore per Bergamo Scienza, è la somma di questi tre elementi. E il risultato è un percorso di successo che si snoda nelle curiosità del mondo alimentare e che tra provette, spicchi di limone ed esperimenti all’insegna del colore e del divertimento ha entusiasmato i più piccoli e guadagnato l’ammirazione dei più grandi.

Come funziona il laboratorio. A metà tra un gioco dell’oca e un piccolo laboratorio scientifico, il progetto si sviluppa in un percorso articolato in cinque esperimenti. Cinque tappe attraverso le quali il pubblico di piccoli ospiti può scoprire alcune delle qualità del cibo e di tutto ciò che vi gravita attorno. Come nel primo esperimento, chiamato Capillary action, in cui un omino di carta avvolto su se stesso, srotolandosi pian piano in una bacinella in seguito all’infiltrazione di liquidi nella carta, dimostrerà una delle proprietà dell’acqua: la capillarità. E poi limoni che accendono piccoli led, palloncini che si gonfiano grazie alla fermentazione dei lieviti, pezzi di pane che magicamente passano da un color giallo tramonto al viola più scuro.

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Quarantacinque sono in totale gli studenti che per l’occasione indossano i panni di guida e che, tra un esperimento e l’altro, guidano i più piccoli nella scoperta dei più naturali fenomeni legati all’alimentazione. Tra una tappa e l’altra, ai visitatori è chiesto di cimentarsi in piccole prove: che si tratti di rispondere a semplici domande di “cultura alimentare”, di ricreare un frutto attraverso il pongo, o di riconoscere un alimento affidandosi esclusivamente al proprio olfatto, questi ostacoli mettono alla prova i giovani esploratori e trasformano la visita didattica in un’avventura giocosa di cui sono attivi protagonisti.

La parola a studenti e docenti. Per l’Istituto Figlie del Sacro cuore che viveva da sempre la realtà del festival in qualità di ospite, la partecipazione alla XII edizione di Bergamo Scienza rappresenta una prima volta. Curato dalle professoresse di inglese e di tecnologia, e supportato da tutta la scuola, il progetto si è integrato perfettamente al programma didattico che, come spiega la docente Paola Malgrati, prevede lo studio dell’alimentazione, già a partire dalle classi seconde della scuola secondaria: «Trasformare la teoria in pratica con i miei ragazzi dà molta soddisfazione e insegnare attraverso il laboratorio è bellissimo. Ritengo che tutte le scuole dovrebbero farlo, perché gli studenti ora sono più pratici, hanno bisogno di immediatezza e concretezza».

A confermare il successo dell’idea sono anche Emanuela Di Vita e Maria Assunta Tironi, maestre “ospiti”, provenienti dalla scuola primaria Gabriele Rosa. Dice la docente Tironi: «Lo abbiamo scelto perché io sono un insegnante di Scienze e la nostra scuola è molto attenta alle regole alimentari. Per noi è importante che i bambini seguano una dieta equilibrata e questo laboratorio ci è sembrato un ottimo modo per trasferire questo messaggio alla vita pratica».

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«Se aggiungi alle provette contenenti olio e acqua un po’ della bile che abbiamo estratto dalla cistifellea di pollo, posso dimostrarti l’emulsione dei grassi!» spiega con entusiasmo e sicurezza Alessio, una delle guide del laboratorio, che si è detto soddisfatto dell’esperienza. «Il bello è che scopri un sacco di cose anche sui bambini», continua Matteo, «Per esempio, capisci quali esperimenti piacciono di più, e quali piacciono di meno. Quando hanno visto la bile in effetti, l’hanno guardata in modo strano, erano un po’ schifati. Ma comunque, poi, sono curiosi di scoprire cosa succede».

Un laboratorio “internazionale”. Il progetto ha coinvolto anche l’utilizzo della lingua inglese. Uno degli esperimenti (Capillary Action) è stato infatti presentato dai ragazzi interamente in lingua e, a fine giornata, le schede di spiegazione “straniera” sono state lasciate alle scuole ospiti. La brillante idea, in realtà, è stata diretta conseguenza di un’impostazione didattica fortemente improntata sull’insegnamento della lingua anglosassone. «Nella nostra scuola abbiamo i moduli CLIL, ossia moduli di apprendimento integrato di lingua e contenuti», spiega la docente di Inglese Elisabetta Ratti, «Significa che i nostri ragazzi studiano in inglese parte del programma delle altre materie. L’intento è far capire loro che la lingua straniera è una lingua come tutte le altre e come tale dev’essere usata, per imparare, apprendere dei contenuti diversi e per comunicare nella vita pratica. Reagiscono molto bene all’unione dell’inglese con un’altra materia, sono motivati e la cosa per loro è un motivo di orgoglio». In linea con l’obiettivo di portare i ragazzi a familiarizzare con la lingua straniera, i docenti, in collaborazione, hanno sviluppato l’idea di un vero e proprio blog di classe, scritto dagli studenti in inglese e chiamato Doors to the world.

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