La presentazione del libro da Mimmo

Il mais spinato spiegato ai bambini

Il mais spinato spiegato ai bambini
17 Dicembre 2014 ore 17:00

Il 17 dicembre, presso lo storico ristorante Da Mimmo, in Città Alta, si è tenuta una conferenza stampa di presentazione di un libro per bambini, che vede come protagonista un’eccellenza del territorio orobico: il mais spinato. Così, è stata anche una lezione di cultura, coltura e tradizione orobica, anche in previsione di Expo 2015.

Da Mimmo, tra i protagonisti del progetto. Il ristorante Da Mimmo, sede della presentazione, il Mais Spinato e i suoi prodotti sono stati presentati per la prima volta ufficialmente a Bergamo, come punto di partenza per un viaggio che li porterà fino a Milano e da lì, si spera, nel mondo, consacrando ancora una volta il territorio bergamasco come la capitale del granturco. Massimo Amaddeo, con il fratello Robi alla guida del celebre ristorante sulla Corsarola, ha spiegato che Da Mimmo ha tutta l’intenzione di far riscoprire ai suoi avventori cibi tradizionali, non solo per preservare la storia della nostra terra, ma anche per dare slancio al consumo “a chilometro zero”.

Così, oltre a vendere i prodotti a base di mais spinato nel proprio negozio, la Farina Melgotto, la galletta Spinetta, i ravioli Perle di Gandino” e molti altri, incluse tre varietà di birra, il ristorante proporrà anche una ricetta nuova, ma attinta direttamente dalla tradizione: una polenta fatta con la farina dei chicchi spinati.

Non si può vivere di solo cibo però e infatti, come spiega Marina Cadei, responsabile del progetto della mostra che si terrà nel 2015, la promozione del Mais Spinato e dei suoi prodotti è fortemente legata a Palma il Vecchio, considerando anche che il pittore operò in zona veneta, nella stessa regione di provenienza del mais quindi, ma fu sempre molto legato alla valle Brembana, la sua terra natia, oltre a essere coevo dell’arrivo del mais in Val Gandino.

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Il Mais Spinato spiegato ai bambini. A spiegare l’importanza del Mais Spinato ai bambini hanno pensato Nadia Fornoni, l’illustratrice Nicoletta Cabrini e le loro collaboratrici Giulia Rita Pasini e Angela Sabella, che hanno presentato il loro libro Chicco Spinato e il mondo del mais. La scrittrice, Nadia Fornoni, confida di essere sempre stata interessata all’attività di riscoperta, salvaguardia e promozione svolta dalla Comunità del Mais Spinato: così è nata l’idea di questo libro, diviso in cinque capitoli, che ha come protagonista Chicco Spinato, un seme di mais nei panni di uno studente sveglio, curioso, propositivo, che grazie a Maestro Melgotto e alle sue lezioni, scoprirà la storia del mais, la sua coltivazione e tutti i membri della famiglia del mais nel mondo.

Nel libro, interessante sia per i bambini che per gli adulti, viene presentata anche la figura di Angelino, agricoltore custode di semi, che spiega ai bambini il rispetto della terra e della biodiversità, della filiera corta e dei suoi vantaggi per la salute e l’ambiente. Il libro si conclude con una bella serie di fotografie, o selfie, di Chicco Spinato con i suoi numerosi cugini in tutti i luoghi del mondo, valli bergamasche incluse, significativi per il mais: Chicco Spinato passa infatti dall’Orto Botanico al laboratorio per la maiscoltura di Stezzano; raggiunge Slow Food a Salone Internazionale del Gusto a Torino e si fotografa davanti all’ExpoGate a Milano. Lo ritroviamo a Belluno, da dove vengono i suoi antenati spinati, in Bolivia per imparare la biodiversità del mais, in Reubblica Domenicana e naturalmente alle Isole Svalbard, in Norvegia, dove nel Deposito Sotterraneo Globale di Semi sono conservate migliaia di specie mondiali, Mais Spinato incluso.

 

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L’agricoltura biointensiva, dagli Usa a Bergamo. Se è vero, com’è stato predetto, che il mais diventerà la pianta più coltivata sul pianeta terra, è altrettanto vera e assai più preoccupante la predizione che la terra, fra pochi anni, inizierà a produrne sempre meno. Una delle soluzioni sarà l’agricoltura biointensiva, metodo messo a punto dallo statunitense John Jeavons nel 1972, esclude, essendo bio, l’uso di prodotti chimici, e si basa su procedimenti quali una doppia vangatura del terreno, l’uso del compost per concimare e il divieto di calpestare la terra per non privarla di elementi importanti.

Il professor Angelo Savoldelli, ex dirigente scolastico del Romero di Albino nonché appartenente alla famiglia che aveva conservato i chicchi spinati a Ca’ Parecia, si è recato nel 2014 alla Conferenza Mondiale di Agricoltura Biointensiva nella Repubblica Domenicana, insieme a Ivan Moratti e a Gabriele Rinaldi, direttore dell’Orto Botanico di Bergamo. La loro partecipazione alla conferenza è stato un punto d’arrivo per il progetto iniziato nel 2013 da Bergamo Scienza, che ha visto l’organizzazione di un corso di agricoltura biointensiva proprio a Gandino. È stato grazie agli insegnamenti e alle tecniche apprese durante il corso che Savoldelli e Moratti hanno potuto mettere in pratica, a livello domestico, il metodo biointensivo, ottenendo risultati produttivi elevati e decidendo così di impegnarsi nella sua diffusione. Sarà proprio presso l’Orto di Città Alta che i visitatori dell’Expo, dopo aver osservato e imparato le tecniche del metodo biointensivo nei padiglioni di Milano, potranno recarsi per vedere l’agricoltura biointensiva in azione.

Il percorso Valli – Bergamo – Expo. Il Mais Spinato è un’eccellenza del territorio bergamasco, che si inserisce nel percorso volto a valorizzare la cultura di questa terra (della sua riscoperta e della sue proprietà avevamo parlato qui). Si tratta di cultura in senso lato, che include l’arte, la natura e l’alimentazione. È una promozione del nostro patrimonio a tutto tondo ed è rivolta sì ai turisti che visiteranno l’esposizione di Milano e vorranno ampliare la propria conoscenza del territorio giungendo fino alle valli bergamasche; ma è una valorizzazione rivolta anche agli abitanti di questi territori, alla scoperta di tradizioni e di nuovi sapori, per uno stile di vita veramente consapevole e sostenibile. Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita non è solo lo slogan dell’Esposizione Universale che aprirà le porte fra pochi mesi. È una frase che fa da trait d’union per tutti i progetti, dal locale al mondiale, che in questi anni e sempre di più in questi mesi, stanno mobilitando contadini, agricoltori, produttori e chiunque abbia a cuore un futuro sostenibile per il pianeta, per sé e per gli abitanti di questa terra.

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