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E come funziona

Piazza Vecchia, perché la meridiana è davvero così bella e preziosa

Piazza Vecchia, perché la meridiana è davvero così bella e preziosa
Viva Bèrghem 07 Ottobre 2014 ore 20:00

Una cosa bella di Bergamo che non ci sia su Wikipedia. Due, anche se relative alla stessa cosa. La cosa è la meridiana sotto il porticato del Palazzo della Ragione, in Città Alta. Le due mancanze wikipediane sono: che non è nominata alla voce “Bergamo”; che non è nominata tra le meridiane a camera oscura nella voce “Meridiana (indicatore)”. Come si fa a trovare una cosa che non c’è su Wikipedia? Semplice: basta sapere che c’è in natura, per così dire.

A Bergamo esistono altre due meridiane, una antica (non tanto: del 1942) in piazza Angelini e una modernissima, sulle mura. Ma sono meridiane di tipo tradizionale, in cui uno gnomone – un’asta metallica, ma potrebbe essere in qualsiasi altro materiale – proietta l’ombra su una scala numerica opportunamente disegnata sul muro o – come accade a quella delle mura – su una barra metallica curvilinea, di una precisione spaventosa.
Quella di Piazza Vecchia è di tipo diverso, detta “a camera oscura” perché a indicare la posizione del sole rispetto alla terra non è l’ombra, ma un raggio luminoso che penetra in un ambiente buio attraverso un foro praticato in una lastra di metallo (o altro materiale) opportunamente collocato. Di solito in alto rispetto al pavimento cui giunge il raggio del sole.

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In Italia altre meridiane come “la nostra” si trovano (questa volta Wiki ci aiuta molto):

  • Nella chiesa di San Nicola a Catania, dove una striscia di ottone incassata nel pavimento viene illuminata a mezzogiorno (solare) attraverso un foro presente nel soffitto;
  • A Napoli, una nel Museo archeologico nazionale e un’altra nel Museo di Capodimonte;
  • Nella Basilica collegiata di San Sebastiano ad Acireale;
  • Nella chiesa di San Giorgio a Modica;
  • Nel duomo di Milano, dove il punto della linea (lunga decine di metri) in cui cade la luce indica il mese dell’anno;
  • Nella basilica di San Petronio di Bologna, dove la linea, progettata da Giovanni Domenico Cassini (quello della Sonda Cassini, ndr) e costruita nel 1655, decorre trasversalmente nella navata. Il foro gnomonico da cui la meridiana prende luce è a 27 metri d’altezza, mentre la linea è lunga 67,5 metri;
  • Nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma.

Un altro bel catalogo di meridiane è quello di Naturalmente scienza, che ne individua parecchie, oltre alle precedenti. Peccato che si debbano aprire tutti i link per sapere se sono di un tipo oppure di un altro. La prima in elenco è quella del Duomo (Santa Maria del Fiore) a Firenze. Poi ce ne sono altre in giro per il mondo: in Francia, a Malta, a Madrid.

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Consola, invece, il fatto che numerosi bergamaschi abbiano scritto qualcosa su questa meraviglia astronomica realizzata nel 1798 dall’abate Giovanni Albrici, “matematico e fisico insigne”, che scelse di collocarla in Città Alta sia perché il Palazzo della Ragione costituiva il centro pulsante della città, allora capoluogo del Dipartimento del Serio nell’ambito della Repubblica Cisalpina, sia perché – a quel tempo – le condizioni di luce erano favorevoli a una meridiana come questa perché esistevano ancora le mura che chiudevano verso occidente il fianco del palazzo.

Quando, nel 1819 il Consiglio Comunale accolse – come accadrà in seguito a tante altre città italiane – l’indicazione di abbattere le mura dove si poteva, la quantità di luce conquistata rese disagevole la lettura della meridiana. Risultato: la medesima continuò a deteriorarsi, perché tutti ci camminavano sopra senza farci troppo caso. Le lastre (in arenaria, quindi friabili) cominciarono a ballare, le scritture (le incisioni sul pavimento) delle ore e dei segni zodiacali persero di nitidezza. Si dovette attendere fino al 1857 perché fosse affidato all’ingegner Francesco Valsecchi il compito di avviare un restauro che portò lo strumento ad essere ancor più bello di prima. Vi aggiunse infatti le coordinate del punto (long. 27°29′ e lat. 45°43′) e l’altezza sul livello del mare Adriatico – m. 360,85 – nonché una targa in bronzo che avverte che l’orologio segna sempre 12 ore quando lo spettro solare (il sole, in realtà. Lo spettro non c’entra niente) è sulla curva. La “curva” è la cosa più affascinante dell’intera opera. Alcuni la chiamano “l’otto allungato”, ma il suo nome vero sarebbe “lemniscata”, parola che aggiunge ulteriore pregio all’installazione.

Magari qualcuno vorrebbe anche sapere come funziona la meridiana di Piazza Vecchia. Ma questo è un argomento un po’ complicato per un articolo che vuol essere di presentazione o poco più. Fortunatamente – come abbiamo detto – esistono diversi siti cui attingere tutte le informazioni che si desiderano e anche quelle che non sappiamo nemmeno di poter desiderare. Il più completo e dettagliato è quello intitolato: Studio storico-architettonico della Meridiana del Palazzo della Ragione, a cura di Diego Bonata per gentile concessione dell’arch. Gianfranco Alessandretti. Ma anche Una meridiana da Cattedrale ha i suoi pregi, e altrettanti ne ha Due passi nel mistero, che però dovrebbe fare qualche passo in più nel campo della realizzazione di siti web. Infine Sullacrestadellonda che, derivato da quello di Bonata, ha il pregio di alcune belle foto.

Una volta capito come funziona è bellissimo trattenersi qualche minuto a guardare come il sole, così distante, si dedica a disegnare d’oro il pavimento così vicino. A pensare come sia facile dimenticarsi che non c’è niente, nel corso delle nostre giornate, che possa accadere senza che tutto il resto dell’universo si muova per consentire a noi che siamo qui di godere della luce e dell’ombra, di osservare i disegni generati da un forellino in una lastra o da un’asta inclinata su un muro, della passione e della cura degli uomini per il luminoso mistero che li circonda.