In Maresana

Metti un piatto al Civico 17 Dove il virtuosismo è di casa

Metti un piatto al Civico 17 Dove il virtuosismo è di casa
24 Febbraio 2018 ore 06:30

Carattere forte e maniche rimboccate. Sono i due elementi che, da soli, potrebbero bastare a raccontare la personalità di Marcella Gritti, giovane cuoca bergamasca che tiene le redini del nascosto Civico17, tra i boschi della Maresana, in via Rosciano 30 a Ponteranica. Un indirizzo che ha appena iniziato a costruire la propria fama, anche se Marcella ha aperto la sua attuale insegna (giovanissima) da sei anni. Prima di cominciare la sua attività indipendente si è costruita una formazione di tutto rispetto, iniziata assai presto e che le ha garantito una notevole dose di esperienza e cultura partendo da due realtà bergamasche ben conosciute, i fornelli del ristorante stellato Frosio di Villa d’Almè, e successivamente con Luca Brasi. Un percorso conclusosi con un periodo di lavoro di ben cinque anni all’Albereta di Erbusco, all’epoca guidata dal maestro Gualtiero Marchesi.

 

 

Ispirazione marchesiana, marca personale. Ora, considerando che la nostra è nata nel 1987, si capisce che non ha perso tempo per farsi delle solide basi. E l’ispirazione marchesiana, intesa come forma mentis e rispetto per la materia, si ritrova, per chi la sa cercare, nei piatti che propone l’attuale menù, sottoposto come si conviene a una continua trasformazione sottoposta a idee e stagionalità. Marchesi è solo il punto di partenza incrollabile. Attorno a questo, Marcella ha ricamato la propria visione, anche superando quella che le era stata consegnata ed elaborando una sorta di virtuosismo dell’ingrediente che ha il pregio di catturare l’attenzione durante la scelta della cena. Un tratto caratteristico, che in qualche modo identifica il modello di questa cucina e che, lo ammette la stessa Marcella, oltre a incuriosire può, alle volte, addirittura intimorire i palati meno propensi a curiosare gusti e abbinamenti inusuali, anche se, alla fine, il risultato è sempre confortante e spesso sorprendente. In un certo senso molto meno azzardato di quello che ci si aspetterebbe e forse solo, semplicemente coraggioso, come spesso accade, quando la cucina ha una personalità peculiare.

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In menu. Sfogliate il menù attuale: è cosa evidente nel Ceviche di ricciola con sorbetto alla frutta, sfoglie vegetali e crema di peperoni candita, oppure, scorrendo i primi piatti nei Tortelli ripieni di crema di riso e vaniglia, fonduta di robiola e tartufo nero. Molto più canonico, e un po’ ruffiano, il Risotto con tartare di gamberi rossi, crema di burrata ed emulsione di basilico, ma nondimeno gustoso e soprattutto (cosa più rara di quanto si possa immaginare) ben fatto. Tra i secondi spicca il Maialino da latte arrosto, con insalata di puntarelle, kaki e agrodolce alla liquirizia . La mano tecnica c’è, lo si sente nelle cotture e lo si vede negli impiattamenti, ma ci sono anche pensiero e buongusto nell’accostamento di sapori. E poi Marcella appartiene a quella categoria di cuochi che esce in sala, parla con la gente, chiede, ascolta, consiglia e soprattutto serve. Che è sempre un plus. Per 45 euro potete delegare la scelta alla degustazione (antipasto, primo, secondo e dolce) che, volendo, si può concordare con la cucina, per incontrare la voglia e il gusto che vi appartengono.

 

 

La sala. La sala superiore ha il pregio di essere arredata con un gusto domestico e semplice e lo svantaggio, ahimè strutturale, di accogliere l’ingresso della cucina che, spalancato, lascia intendere le conversazioni dello staff. Al piano inferiore uno spazio più ampio e tradizionale ospita oltre a un buon numero di coperti anche una affascinante cantina a vista costruita addosso alla roccia viva della Maresana, separata del ristorante solo da una vetrata a tutta parete. Un indirizzo da tenere a mente per quando di vuole fare uno strappo alla propria routine gastronomica, nell’attesa che presto arrivi alla notorietà che merita.

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