Viva Bèrghem
In Borgo Santa Caterina

Metti un piatto all'Enoteca Zanini L'idillio perfetto tra cucina e vino

Metti un piatto all'Enoteca Zanini L'idillio perfetto tra cucina e vino
Viva Bèrghem 03 Giugno 2017 ore 09:15

In fondo a Borgo Santa Caterina, al numero 90, c’è un ristorante che ormai è entrato a buon diritto nel giro di indirizzi frequentati e consigliati dai bergamaschi (e non solo). Saranno la gentilezza di Daniela o la simpatia di Nicola, sarà la semplicità, sarà che essendo anche enoteca qui si può portare a casa una bottiglia buona (già a temperatura) anche sul tardi, sarà per un motivo o per l’altro, ma all’Enoteca Zanini ci si va sempre volentieri.

L'accoglienza e il locale ristrutturato. Adesso poi, con la ristrutturazione, è diventata anche più bella e si è creata una saletta privé circondata di bottiglie. È un posto, a pensarci bene, dove non si cercano a tutti i costi i fuochi d’artificio, ma, semplicemente, di far le cose per bene, anzi dove si cerca di far stare bene. Il fatto bello è che, seppur non ve lo dicano espressamente, è una sensazione che si capisce al volo. Nell’atmosfera e nei gesti, principalmente, ma anche quando arriva il momento di scegliere: il menù mette a proprio agio. È fatto apposta. Sempre accattivante, con qualcosa in più che riesca a incuriosire, ma senza andare sopra le righe. Familiare, ma leggermente inaspettato.

 

 

Il menu e i ravioli d'oca. Una delle ultime proposte? Ravioli d’oca. Un piatto che gioca con gli ingredienti ma, appunto, senza esagerare. Ravioli fatti a mano, ovviamente, con una pasta all’uovo sottilissima, il minimo indispensabile per raccogliere il ripieno decisamente energico e una salsa al foie gras. Ricco ma imperfetto, se non fosse per qualche goccia di Calvados (distillato di mela) e un po’ di mela fresca che creano l’equilibrio giusto. Non si sentono direttamente ma si percepiscono nell’armonia. Questo è lo stile del menù, che offre anche una snella proposta per i pranzi di lavoro, l’intelligente possibilità della mezza porzione per togliersi qualche sfizio, ma anche quei piatti classici come la Battuta all’albese che uno è sempre contento di trovare, quasi un comfort food.

 

 

Per il vino, affidatevi. E se ancora non vi siete convinti della bontà delle intenzioni di questa enoteca-ristorante vi basti questo: quel semplice atto d’amore verso le cose buone che sono i cantucci e Vin Santo, che, cascasse il mondo, sarà sempre il finale più ambito dopo una cena da Zanini. Un sintesi efficacissima del riuscito e (raro) connubio tra cibo e vino, che trovate anche nella versione local con Strachitunt e Moscato di Scanzo. Proprio a tal proposito, c’è una cosa che quasi solo da Zanini si può trovare, una cosa rara: è uno di quei pochissimi posti in cui ci si può completamente affidare nella scelta del vino. Non solo per quanto riguarda una bottiglia, ma anche, e sopratutto, per il famigerato e spesso un po’ raffazzonato abbinamento al calice. Questo è il posto più indicato. Ovviamente perché Nicola conosce perfettamente il contenuto prezioso delle sue bottiglie (minimo sindacale per un sommelier di livello) ma il valore aggiunto deriva dal fatto che è lo stesso Nicola, insieme a Daniela, che partecipa attivamente alla creazione di un nuovo piatto, spesso e volentieri ispirando lui stesso un’idea o un gusto e non subendola dalla cucina. Ciò significa che non c’è persona migliore al mondo che sappia indicarvi cosa berci insieme.

 

 

Si aggiunga ancora che la cantina, in parte a vista, del ristorante, è un vera cantina di ricerca, costruita con le visite e gli assaggi in loco. Le ultime esplorazioni lo hanno spinto in Sicilia, terra vinicola che si sta rivelando nelle sue immense possibilità, dalla quale si è portato dietro alcuni etichette non facilmente reperibili e veramente sorprendenti. Sarà proprio da questo fascino assolato e meridionale che la cucina costruirà la sua nuova proposta. Il consiglio è quello di apprezzarlo nel dehor estivo che allieta i clienti nei mesi più caldi. Per il vino, lasciate fare.