Una escursione alla portata di tutti

Il Monte Zucco e il Pizzo Cerro le sentinelle della Val Brembana

Il Monte Zucco e il Pizzo Cerro le sentinelle della Val Brembana
14 Novembre 2018 ore 04:00

Possiamo definire il Monte Zucco e il Pizzo Cerro come le sentinelle della Val Brembana. Due vette facili e per tutti, relativamente basse e spesso lasciate in disparte per itinerari più famosi e blasonati, che possono però permettere a chiunque, alpinisti o semplici camminatori, di guadagnarne le rispettive cime con sforzi ridotti. La partenza per raggiungere queste due montagne sono i borghi di Catremerio e di Sant’Antonio Abbandonato, frazioni del comune di Zogno. E, una volta lassù, la soddisfazione è tanta quanto quella che si ha quando si guadagna la vetta di montagne più alte e famose.

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Il Monte Zucco. La nostra partenza è il paese di Sant’Antonio Abbandonato, borgo posto a spartiacque tra la Val Brembilla e la Val Brembana. Lo Zucco, che si alza con poderose forme sulla destra orografica del fiume Brembo, viene spesso salito da San Pellegrino attraverso la Val Merlonga, profonda e incassata, ma è sicuramente più facile salirlo da San Antonio Abbandonato lungo un itinerario di ampie vedute. Parcheggiata l’auto in prossimità della chiesa del paese, seguiamo il sentiero CAI 505 che, marchiato da bolli gialli, costeggia il cimitero fino alle case di Prisa Bassa (m.1023). Continuiamo in piano per alcuni minuti e attraversiamo una conca prativa fino in prossimità di una seconda caratteristica abitazione. Il sentiero ora riprende a salire e, sempre ben segnalato, ci porta in prossimità di un bivio che riporta le indicazioni per il borgo di Sussia e il Pizzo Cerro. Ignoriamo questa deviazione e proseguiamo in salita fino a raggiungere, dopo circa quarantacinque minuti di cammino, il Rifugio del Gesp, di proprietà del Gruppo escursionisti di San Pellegrino. La zona, ricca di panche, tavoli e bracieri per il barbecue, invita al riposo. Noi, per raggiungere la cima della prima montagna della giornata, dobbiamo proseguire lungo il sentiero che inizialmente attraversa in falsopiano un ampio prato e alcune stalle abilmente ristrutturate. Superiamo una cascina e, in ripida salita, raggiungiamo il colle che ospita il sentiero che sale dalla Val Merlonga; noi pieghiamo a destra e seguendo la cresta, senza nessuna difficoltà, raggiungiamo la vetta dello Zucco (1232 m). La vista è bellissima. Una grande croce di ferro, dominante sopra San Pellegrino Terme, sorge sulla vetta della montagna. Al suo fianco un piccolo monumento ricorda la guida Antonio Baroni di Sussia Alta.

Concatenamento con il Pizzo Cerro. A questo punto possiamo scegliere. Il ritorno può avvenire sul percorso comune all’andata in poco meno di un’ora, o possiamo decidere di guadagnare la seconda vetta della giornata. Per raggiungere il Pizzo Cerro dobbiamo comunque tornare sui nostri passi e superare il rifugio Gesp, fino al segnavia precedentemente menzionato. Il percorso riparte nel bosco, prima in falsopiano, poi proseguendo tra salite e discese costeggiando i fianchi dei monti Zuccone (1262 m.) e Corno dell’Arco (1268 m.). Noi proseguiamo tra traversi e falsopiani, su un sentiero che di snoda tra i boschi di faggi secolari, fino ad abbassarci leggermente verso Catremerio e poi risalire in direzione di Sussia. Raggiungiamo il Roccolo dello Spadì (metri 1153) e, sempre in salita, tocchiamo la sella che separa il monte Castel Regina dal Pizzo Cerro e, in pochi minuti, il rifugio Lupi di Brembilla (metri 1250 circa). Con ultimo sforzo, seguendo il filo di cresta, raggiungiamo la vetta della seconda montagna della giornata: il Pizzo Cerro, dove a metri 1285 sorge una piccola cappella dedicata alla Madonna e un bellissimo panorama su tutta la pianura bergamasca.

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La discesa. Per chiudere l’anello dobbiamo tornare sui nostri passi per un breve tratto. Poco dopo aver superato il Roccolo dello Spadì, incrociamo il sentiero percorso all’andata. Lo ignoriamo, continuando in leggera discesa lungo il sentiero CAI 595, che dopo circa mezz’ora di cammino ci porterà nei pressi della chiesa di San Gaetano di Catremerio, dalla quale lungo la strada carrozzabile si torna a S. Antonio Abbandonato. Questi paesi, insieme a Sussia, possiamo chiamarli angoli di Val Brembana. Scorci dimenticati, luoghi dove diventa difficile scorgere un’auto o una moto di passaggio. È sicuramente più facile sentire il canto del gallo o il belare di una pecora. La frazione di Sant’Antonio Abbandonato sorge a quota 987 metri, tra la Valle Brembilla e la Valle Brembana. Le due contrade principali sono Castignola di Qua e Castignola di Là, composta da Cais, Stalla e Moia e dal piccolo borgo di Muraca. Lungo questi paesi passava la “Via Taverna”, antica via di comunicazione che centinaia di anni fa rese possibile i collegamenti tra la bassa Val Brembana e gli importanti centri economici di Zogno, San Pellegrino e San Giovanni Bianco. Ci spostiamo di un paio di km e scopriamo il borgo di Catremerio, che si suddivide in due nuclei principali: Catremer di Là, detto “dei Balos” (furbi), e, oltre la chiesa, Catremer di Qua, detto di “Sgarbui” (avvocati). Tutte le abitazioni di questo antico borgo sono disposte in circolo e si affacciano su una piazzetta, recentemente ricostruita con selci di pietra locale rispettando l’antica collocazione. Il borgo di Sussia è, tra tutti, quello più dimenticato. Adagiato tra verdi pascoli e folti boschi sulle alture di un’ondulato altopiano, il piccolo paese, ricco di storia, gode di una posizione invidiabile ma necessita di interventi per recuperarlo dall’abbandono. Tra queste case è nata la prima guida alpina bergamasca: Antonio Baroni. Nato a Sussia nel 1833 è stato protagonista assoluto dell’alpinismo pionieristico, aprendo ben 33 vie sulle Orobie.

Conclusioni. Il percorso è per tutti ma richiede attenzione, sopratutto nel tratto che collega il Monte Zucco al Pizzo Cerro. La difficoltà non è sicuramente alpinistica, ma piuttosto viene dettata dall’attenzione nel seguirne il sentiero, a tratti non segnalato e lasciato alla cura dei valligiani che risalgono questi pascoli per recarsi negli alpeggi della zona. Il giro ad anello tocca i 12 km e i 700 metri di dislivello positivo, per un totale di quasi tre ore di cammino. Naturalmente queste montagne possono essere salite singolarmente, seguendo i sentieri CAI già citati.

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