Le storie nascoste

Perché han nomi così strani le circonvallazioni di Bergamo

Perché han nomi così strani le circonvallazioni di Bergamo
28 Aprile 2016 ore 07:00

Quando sfrecciamo sull’asse urbano ormai non sono più le targhe toponomastiche a indicarci quale tratto stiamo percorrendo o in quale direzione stiamo andando, bensì i nostri navigatori collocati sul parabrezza o sul cruscotto davanti a noi, se non addirittura sullo smartphone (raccomandiamo sempre la massima attenzione e l’avvertenza di attivare il vivavoce e la voce guida integrata, così da non distrarvi nel visionare il video!). Ma quando si arriva quasi all’altezza del casello autostradale oppure quando si imbocca le Valli o al contrario ci si porta verso Lecco-Como (i cartelli bianco blu li vediamo stampati nella nostra mente, che tante volte manco più li leggiamo), cosa significano nomi come Paltriniano, Mugazzone, Plorzano e Pompiniano? Fanno tutti capo alla nostra grande Circonvallazione (termine che letteralmente significa: strada che segue il perimetro esterno della città).

 

Circonvallazione Plorzano

È quella grande rotatoria che viene chiamata solitamente Rondò delle Valli, che connette le direttrici orientali e occidentali della nostra città e permette oltremodo di spaziare nelle nostre incantevoli valli: da quelle maggiori Brembana e Seriana, a quelle minori (rispettivamente Imagna, Brembilla, Serina e Vertova, Gandino, Riso, Scalve). Dal Rondò si raggiunge agevolmente il Cimitero Unico, Borgo Palazzo, lo Stadio, le due pinacoteche civiche e Borgo Santa Caterina; infatti, il nome Plorzano, era precedentemente attribuito all’attuale Borgo Santa Caterina, che assunse l’attuale denominazione solo nel 1256, quando dal suburbio venne inserito in città. Il termine Plorzano derivato da un precedente Plaurianum e viene citato per la prima volta nel 1020 in un atto di compravendita: l’ipotesi più probabile è che derivi da un nome gentilizio romano.

 

Circonvallazione Mugazzone

Nell’anno 928, una vigna in prossimità di Borgo Pignolo viene chiamata Muchazone, mentre nell’XI secolo compare il termine Mugatione e nel 1183 l’attuale chiesa di Sant’Alessandro della Croce, posta proprio sul crocicchio di Pignolo (all’altezza delle vie San Tomaso, Pignolo, Pelabrocco, Masone), viene detta Sant’Alessandro di Mugazone; infine in un atto del 1296 si specifica proprio «Mugazone ubi dicitor Piniolo», da cui si evince l’attuale corrispondenza con uno dei borghi storici di Bergamo. La tradizione vuole che, proprio all’altezza della chiesa parrocchiale, avvenne lo “scambio”, ovvero la “mutazione” tra coloro che stavano risalendo il colle per dare degna sepoltura al legionario romano Alessandro, decapitato in Borgo di Crotacio (attuale San Leonardo) per aver professato la propria fede: il corpo acefalo e inerte doveva risultare un fardello troppo pesante per chi lo stava trasportando, e si necessitò quindi di un cambio o di un sostituto per permettere la prosecuzione della processione, intenzionata ad accompagnare il proprio beniamino fino in Borgo Canale e lungo la Via Pelabrocco (per qualcuno il termine non deriva da una famiglia lì attestata sin dal Medioevo, ma proprio dal fatto che l’ardua salita era talmente ripida tanto da «pelare i broc», cioè sfiancare gli animali da soma fino all’estremo). Ciò fu provvidenziale, perché la devozione portò a vedere sgorgare del sangue dal corpo del martire, durante le manovre per il cambio, che una volta a terra fece spuntare dei fiorellini freschi, colti da Grata e portati a padre Lupo a testimonianza del miracolo.

 

Circonvallazione Paltriniano

In pratica è il nodo che dall’Autostrada dirama radialmente verso il centro città (lungo Via Autostrada) oppure verso il quartiere di Campagnola in direzione dell’Aeroporto o ancora che protende verso Est e quindi all’imbocco delle valli o verso Ovest in direzione Lecco-Como. Delle quattro è la più baricentrica e strategica e per questo sempre congestionata.

In origine si riferiva ad una località del suburbio medioevale di Bergamo, citata sin dall’Alto Medioevo come Paltriniane in atti di compravendita e permuta vescovile del IX secolo, e poi mutata nel Basso Medioevo in Polterniano e Poltrignano, corrispondente all’attuale isolato del Conventino in Via Gavazzeni, tra i quartieri di Boccaleone e la Malpensata. È proprio dal Cinquecento che alla vecchia denominazione si sostituì quella di Conventino, dopo che la chiesa di Santa Maria del Conventino passò in proprietà dei Frati Minori Osservanti e successivamente dei Padri Riformati di Santa Maria delle Grazie: nel 1769 l’edificio divenne sede di un ospizio per poveri e nel corso dell’Ottocento ospitò un orfanatrofio femminile soppresso nel 1973. Anche in questo caso, la teoria più probabile è che derivi, come Plorzano e Pompiniano, da un nome gentilizio romano, forse in relazione a quelle truppe a cui Roma concesse stanziassero ai margini della città per la sua difesa e il suo presidio.

 

Circonvallazione Pompiniano

Anticipa la direttrice Occidentale e corre esternamente e parallela a via Broseta. Il toponimo è documentato già nel IX secolo, come località di residenza cittadina che comprendeva gli attuali quartieri di Loreto e Longuelo, e viene citato conseguentemente nel XII e XIV secolo in prossimità della Porta di Broseta: la porta era uno dei varchi posto lungo la cortina delle Muraine medioevali e si trovava dove ora la via si immette nel quartiere di Loreto, all’altezza dell’intersezione con via Palma il Vecchio e via Francesco Nullo. Il sostantivo da Pompiniano si trasforma nel tempo in Pompiano, poi ridiviene Pompiniano e infine Pompeano, come recita il catasto lombardo-veneto dell’Ottocento, in cui è inclusa l’area estesa tra Boccaleone e la Val d’Astino.

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