I nomi più curiosi di vie e luoghi di Bergamo (parte II)

I nomi più curiosi di vie e luoghi di Bergamo (parte II)
18 Luglio 2016 ore 09:56

Si nasce in una città, si imparano anno dopo anno i nomi delle strade e delle piazze e ci si orienta facendo riferimento al tal palazzo o al tal negozio. Ognuno di noi ha in testa un personalissimo navigatore satellitare che utilizza anche per spiegare a familiari e amici dove e come muoversi. Poi magari arriva a trovarti uno da fuori, gli proponi di fare un giro a piedi – orgoglioso come sei della bellezza che ti circonda – e costui, in maniera un po’ ingenua un po’ impertinente, ti rivolge domande banali sui nomi dei luoghi e delle vie. Domande che mai una volta ti eri sognato di porti. Perché la Boccola si chiama Boccola? Cosa significa Broseta? E Borfuro? Se non fosse un amico, verrebbe da rispondergli che si chiamano così perché si sono sempre chiamate così: che altro c’è da sapere? Ma in effetti qualcosa da sapere c’è, ossia perché si chiamano così. Di toponimi, lo sappiamo, è ricca ogni località, ma a Bergamo ne abbiamo alcuni tra i più bizzarri e inconsueti. Allora, per toglierci da eventuali momenti di imbarazzo, abbiamo pensato di presentarli e spiegarli brevemente, in due puntate perché l’elenco è lungo (la prima dalla A alla D e la seconda dalla F alla S), indicando a fianco di ognuno l’area della città in cui si trova. Metti che viene uno da fuori…

 

FONTANABROLO (Colli di Bergamo)

Molto semplicemente è il corso d’acqua sorgiva che scorreva nella valle detta Brolo nei pressi di Borgo Canale.

 

FORO BOARIO (Centro – Borgo Palazzo)

Corrisponde ad una delle sedi che ebbe il mercato del bestiame nella nostra città, oggi corrispondente alla Stazione delle Autolinee, dotata anche di macello poi trasferito alla Celadina.

 

FRANZAROLA (Redona)

Potrebbe essere un diminutivo del termine “franza” ovvero frangia, forse riferito a qualche particolarità morfologica o naturalistica della zona.

 

GALGARIO (Centro – Borgo Santa Caterina)

Località nota per aver ospitato in uno dei suoi conventi il ritrattista lombardo più noto del Settecento, Vittore Ghislandi alias Fra’ Galgario. Forse pochi sanno che l’appellativo gli derivò dal fatto che l’edificio conventuale in cui abitava era stato un tempo una delle case dell’Ordine degli Umiliati di Bergamo: questi solevano scegliere le loro dimore operaie nei presi di corsi d’acqua, soprattutto se particolarmente “calcaree”, così da poter meglio follare e tessere i panni lana poi venduti a prezzi molto concorrenziali. Dunque l’aggettivazione “calcareo” nel tempo ha subito diverse storpiature, tanto da evolversi in calcare – calcherio – calcherium – galgherium, fino a divenire Galgario.

 

GHIACCIAIA (Città Alta)

Indica la via che conduceva al pozzo o alla cavità in cui si deponeva la neve raccolta dopo la sua caduta, così che all’interno vi si potessero conservare le carni o altri alimenti. Se l’edifico era di proprietà comunale il ghiaccio creatosi dopo il deposito veniva fatto a pezzi e venduto per lo stesso motivo.

 

LAPACANO (Centro – Borgo San Leonardo)

Forse il cognome di una famiglia del luogo o forse riferito a qualche particolarità del luogo: resta il dubbio ad oggi irrisolto!

 

MAGLIO DEL LOTTO (Malpensata)

Il maglio è per definizione l’officina in cui si forgiano i metalli, solitamente il rame, l’argento ed il ferro, ed uno di questi era posizionato nella via, le cui pale erano mosse dalla Roggia Cadamorlana.

 

MAGLIO DEL RAME (Centro – Borgo Santa Caterina)

In questo caso le pale erano mosse dalla Roggia Serio.

 

MALPENSATA (Malpensata)

Ricorda molto le località di Malpensa o Malpaga così come diverse altre, che letteralmente indicano luoghi insalubri o comunque poveri di risorse. Se poi si apprende che l’area in passato era indicata con il termine di “Patirazza”, cioè luogo dei patimenti a causa della presenza del cimitero e di un lazzaretto, allora i giochi son fatti!

 

MASONE (Città Alta – Borgo Pignolo)

È l’italianizzazione del termine francese “maison”, a sua volta derivante dal latino “mansio”, che significano casa o dimora, riconosciuta nella “grande costruzione” che in passato ospitava l’ordine degli Umiliati (casa madre, quindi forse la casa più grande tra le altre possedute in città) e poi quello dei Teatini, oggi scuola delle Orsoline di Gandino.

 

NOCA (Città Alta – Borgo Pignolo)

Lo abbimo già raccontato qui: «La radice del nome potrebbe essere di origine popolare e rimandare proprio allo sperone di colle creatosi artificialmente con le nuove mura, nonostante il termine Nauca, da cui poi Noca, è documentato già molto prima (XI secolo)».

 

ORSAROLA (Colli di Bergamo)

Forse relativo al termine “Urceus” o “Ursarius” … ad oggi dal significato non svelato.

 

OSMANO (Città Alta)

Mutazione da “Donesamani”, termine che nel basso Medioevo indicava una porta che collegava la via attuale con la sottostante Via Pelabrocco, distrutta a causa dell’erezione delle mura veneziane alla fine del Cinquecento.

 

PELABROCCO (Borgo Pignolo)

È probabile che il toponimo rimandi ai componenti il nucleo familiare dei Pelabrochis; invece la fantasia popolare predilige la tesi, che il suo significato rimandi alla fatica che compivano gli asinelli (da cui i brocchi pelati) nel risalire carichi l’irta salita, che dai borghi portava in Città Alta.

 

PIGNOLO (Borgo Pignolo)

Attesta la presenza di una grande pineta e di alberi carichi di pigne, da cui l’antico “Pinniole”, al posto degli attuali palazzi nobiliari, anche se in realtà la denominazione si riferirebbe più che altro alla parte a valle dell’attuale Via San Tomaso, dove erano attestati una piazza (de Piniolo), una porta (pons Pinioli) ed una fontana (fons Piniolo).

 

POLARESCO (Longuelo)

Si riferisce ad una cascina ed al cognome dei suoi proprietari.

 

PONCHIA (Monterosso)

Si riferisce ad una cascina e deriva dal termine “puncta”, che nel tempo da punta si è trasformato in “ponchia”.

 

RABAIONA (Longuelo)

Si riferisce ad una cascina ed al cognome dei suoi proprietari.

 

REBETTA ALTA E BASSA (Colli di Bergamo)

Località di villeggiatura dei conti Morlani, posta nei pressi di una torre medioevale, di cui però si ignora l’origine.

 

SCORLAZZINO – SCORLAZZONE (Colli di Bergamo)

Sono l’uno il diminutivo e l’accrescitivo dell’altro e viceversa. “Nome curioso che risale probabilmente al sostantivo dialettale scorlas, vale a dire «castellazzo» (evidente è il riferimento al castello di San Vigilio), oppure «machete», strumento che i contadini usavano per liberare la via dall’intrico dei rovi”. – da Bergamopost 26 marzo 2016

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