Con occhi semplici

Il nuovo ospedale

Il nuovo ospedale
26 Luglio 2014 ore 07:31

C’è una boutique di vestiti e accessori, un parrucchiere, e l’estetista. Più in là la banca, l’edicola, il fiorista e tre bar, di cui uno con pizzeria, tavolini esterni e tanto di fontanella annessa. Al Nuovo Ospedale Papa Giovanni XXIII non manca nulla per riprodurre il flusso monotono del quotidiano. È un incrocio tra un centro commerciale all’ultimo grido e un museo naturalistico, con le sue palme kilometriche, le panchine in legno, e un soffitto a vetrata che spezza il fiato. Un luminoso villaggio in miniatura dove, eccetto essere spensierati, si può fare veramente tutto: basta seguire le indicazioni.

Poi, al terzo piano del reparto di Medicina Generale, nella sala relax c’è un piccolo scaffale pieno di libri usati. Tra le pagine di uno di quei libri, La ragazza di Bube, spunta un biglietto scritto a penna blu. “Per Elly. Una delle poche cose belle della mia vita”. E penso che in realtà ci sia qualcosa che qui non si possa fare: governare le estreme confessioni dell’essere.

Ed è nelle sette torri costruite attorno alla piastra centrale della struttura ospedaliera, che queste estreme confessioni trovano un posto dove sentirsi meno inopportune: si tratta di sette edifici colossali che, radicati nel pianterreno, si sviluppano su altri tre piani di uffici, sale operatorie innovative (36 in totale) e confortevoli camere per i degenti. E non fa una piega la logica che ha voluto che fosse all’inizio della corsa, che fosse la torre numero uno ad ospitare le nascite: qui si trova infatti, insieme a ginecologia e patologia neonatale, il reparto di ostetricia.

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Fatti 50, massimo 70 metri, ecco la torre numero due, con cui si alza la complessità: qui si trovano i reparti di diabetologia, dermatologia, il reparto di neuropsichiatria infantile e di trapianti pediatrici. Alla torre tre c’è neurologia, otorinolaringoiatra e ortopedia, mentre chirurgia generale, urologia e pneumologia sono posizionate alla torre numero quattro. Proseguendo, nei paraggi dalla piazza pedonale esterna dell’Ospedale, si arriverà alla torre cinque, che ospita il reparto di medicina generale, cardiologia e cardiochirurgia. Con la torre sei e la torre sette ci si avvia alla chiusura del quadrilatero: qui si trovano reparti di oncologia, di ematologia e psichiatria

Ogni torre è stata realizzata per essere geometricamente ed esteticamente identica alle altre. Tutte sono organizzate con gli ambulatori al piano terra, le degenze ai piani superiori (ogni piano degenza è ampio 1.700 mq e dispone di 24 camere) e gli uffici all’ultimo piano; e in ognuna di loro si ritrova la stessa tinta di grigio striato sulle pareti, lo stesso odore di neutrale disinfettato e lo stesso silenzio gonfio e nervoso. Nessun tocco di originalità, ad eccezione della torre uno, dove i giochi a disposizione dei piccoli spezzano la regola del grigio continuo. L’unica cosa che rende queste torri diverse l’una dall’altra sono le storie di cui si popolano. E tra quelle mura, di storie, ne sono passate a non finire, dall’inaugurazione della struttura avvenuta alla fine del 2012: basti osservare le stime del 2013, che parlano di un totale annuo di 277.109 giornate di degenza ordinaria, 41.890 ricoveri, 92.434 accessi in Pronto Soccorso e 3.495.780 prestazioni ambulatoriali con esterni.

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“Garantire ad ogni persona, in ogni circostanza la cura più adeguata al proprio bisogno di salute”. Questo è l’obiettivo dichiarato dell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII che, per realizzarlo, ha a disposizione un corpo mastodontico, nel cui labirinto si mettono all’opera ogni giorno 3.860 dipendenti tra infermieri, dirigenti medici e sanitari, operatori socio sanitari e altro personale. Eppure, dopo che il primo mattoncino fu posato nel lontano 2005, i progetti presero subito una brutta piega: la scelta del luogo per la costruzione di questo colosso è stata infatti a lungo oggetto di discussioni e di controversie nei piani alti e meno alti della provincia orobica. Fin dai primordi, il terreno sfruttato per l’edificazione (zona Trucca), a causa della sua proprietà argillosa aveva trascinato con sé una serie di complicazioni, legate alle infiltrazioni di acqua piovana che tutt’oggi mostrano significative ripercussioni (nelle giornate particolarmente piovose, svariati secchi vengono disposti lungo la pavimentazione in pvc per raccogliere le perdite d’acqua dal soffitto). Complicazioni importanti, che avevano fatto lievitare da un lato i tempi e i costi di progettazione, e dall’altro, dubbi e malumori dei cittadini bergamaschi. Sullo sfondo di un rimbalzo di accuse, lamentele e giustificazioni, tuttavia, il taglio del nastro è finalmente avvenuto nel dicembre del 2012 e i primi significativi meriti non si sono fatti attendere: in una classifica presente nell’inserto Sanità del Sole 24 ore, infatti, in competizione con altre 113 aziende ospedaliere (tra cui il Niguarda di Milano e il Bolognini di Seriate), il Nuovo Ospedale Papa Giovanni XXIII risulta essere al primo posto. L’Azienda vanta anche la dotazione di impianti e apparecchiature tecnologicamente avanzate, oltre alla presenza, all’interno del proprio personale, di otto professionisti inseriti nella lista dei miglior ricercatori italiani (Top italian scientists).

Un’azienda di successo, dunque, un complesso vasto 320.000 metri quadrati su cui ogni giorno si riversa un flusso di destini, di individui con le proprie sfide personali, sconosciute al resto del mondo. Farà uno strano effetto pensare che, per ogni elemento di quel flusso, esiste certamente una Elly, per cui invece quella singola sfida significa tutto.

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