I memorialisti orobici

Otto grandi che han raccontato la storia di Bergamo nei secoli

Otto grandi che han raccontato la storia di Bergamo nei secoli
02 Febbraio 2017 ore 06:15
In copertina, Angelo Mazzi.

 

Chi sono coloro che ci hanno raccontato la storia di Bergamo dagli arbori a … ieri? Chi si è prodigato nei secoli ad appuntare con dedizione e scrivere dettagliatamente, spesso con sacrificio (ricordiamoci che non esistevano pc e tablet), per trasmetterci la memoria dei nostri avi, le loro gesta e gli avvenimenti che li hanno visti protagonisti e che hanno fatto grande la nostra piccola città tra i colli? Conosciamoli uno ad uno e speriamo che questo elenco inviti il lettore ad andare alla ricerca delle loro opere per più famose, per togliere la polvere a quei tomi conservati gelosamente nelle nostre biblioteche. Che i loro studi, le loro ricerche tradotte per noi in memorie scritte siano spunto e magari catturino giovani studiosi.

 

Giovanni Battista Angelini
(Cà Campo di Strozza 1679 – Bergamo 1767)

Erudito cappellano al servizio di podestà e capitani veneti, i rettori a Bergamo nominati a Venezia dalla Serenissima, compose odi, encomi latini, orazioni e panegirici, quaresimali e prediche destinati al clero comune. Si avvicinò allo studio della Storia di Bergamo grazie al rinvenimento negli archivi di pergamene e documenti antichi, ma i suoi studi in tale ambito restarono inediti e in seguito si dispersero. Tra le sue opere più importanti citiamo il Bergamo descritto, un poema di diecimila terzine ricco di notizie di ogni genere sulla città e il suo territorio, datato 1720 ma pubblicato postumo di quasi tre secoli, nel 2002. Altra degna di menzione è il vocabolario tematico bergamasco-italiano-latino, strumento prezioso per la comparazione dei termini e la comprensione della lingua, mentre minori, ma non per questo di minor pregio, i due poemetti Bergamo a mosaico equivoco del 1730 e Bergamo nobile in sé ed in più città d’Italia del 1731, dedicati ai più noti casati bergamaschi, e i contributi dedicati all’uccellagione col roccolo e all’uso improprio del saluto riservato ai più umili e miserevoli (il nostro ciao).

 

Luigi Angelini
(Bergamo 1884 – 1969)

Protagonista assoluto della prima metà del secolo scorso, per studi, scritti, rilievi, progetti, opere architettoniche, interventi di risanamento e collaborazioni di vario tipo con enti pubblici, tesi alla conservazione del nostro centro storico o alla riqualificazione di quello nuovo: in tal caso basti pensare alla conduzione della bonifica di Città Alta e Colli (il cosiddetto Piano di Risanamento degli anni Trenta del Novecento, operato non senza qualche ingente perdita) e all’edificazione di Bergamo Bassa, nel suo cuore pulsante, realizzato dopo la sua esperienza romana nello studio di Marcello Piacentini, vincitore del progetto di inizio secolo per quello che ancora oggi è denominato il Centro Piacentiniano. Come ingegnere operò nella progettazione edilizia, sia civile sia sacra, nel restauro di antichi edifici, nella partecipazione in commissioni comunali per piani regolatori e la salvaguardie per Bergamo Alta e per i colli, presi a cuore anche perché residente. Si distinse anche nell’arte grafica, in quanto provetto acquafortista e disegnatore, e produsse di suo pugno una raccolta di disegni dedicati alle arti popolari, poi riprodotti nel volume Arte minore bergamasca. La Presidenza della Repubblica e la Città di Bergamo lo insignirono tra i benemeriti di Bergamo.

 

Bortolo Belotti
(Zogno 1877 – Sonvico, Lugano 1944)

È ricordato unanimamente per la sua monumentale opera Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, riedita in più versioni nel corso degli ultimi decenni, e per le oltre centocinquanta opere monografiche (scritti di carattere giuridico, discorsi e saggi di argomento politico, economico e sociale, testi storici, saggi storiografici, raccolte di poesie in italiano e in bergamasco), che, insieme alla sua dedizione per la figura di Bartolomeo Colleoni e alle vicende delle faide cittadine rinascimentali tra gli Albani e i Brembati, lo hanno consacrato tra i luminari bergamaschi. Non dimenticò di omaggiare anche la sua terra natia in valle Brembana, a cui dedicò Storia di Zogno (1942), forse anche per il fatto di averla dovuta abbandonate dopo l’esperienza politica (fu deputato al Parlamento e ministro di Stato nel governo di Ivanoe Bonomi del 1921), in quanto antifascista convinto: infatti dal 1930 al 1931 fu confinato a Cava dei Tirreni, ma nel 1943 riuscì a riparare a vita a Sonvico in Svizzera per sottrarsi alla polizia di Salò, che ne aveva ordinato l’arresto.

 

Elia Fornoni
(Bergamo 1847 – 1925)

Ingegnere e architetto, fu un valido progettista e allo stesso tempo costruttore di numerosi edifici, tra cui l’Ospedale psichiatrico di Bergamo in località Celadina (oggi sede dell’azienda sanitaria locale) e la Casa di ricovero in località Clementina demolita nel 1981, ma non disdegnò ville, ponti, teatri, scuole, stabilimenti, collegi, asili e cimiteri. Suoi sono i disegni di numerosi campanili, cappelle, pronai, altari, battisteri, cripte e confessionali, disseminati per tutta la bergamasca e oltre, mentre ancora inediti risultano alcuni suoi scritti depositati presso l’Archivio storico vescovile. Insegnante di matematica e scienze naturali alla Scuola d’arte “Andrea Fantoni”, accademico e presidente dell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Bergamo, consigliere e assessore del Comune di Bergamo, conservatore provinciale dei monumenti: tutto questo gli permise di pubblicare una cinquantina di monografie storiche e artistiche di erudizione locale, tra cui ricordiamo a titolo di esempio Le vicinie di Bergamo e Le fortificazioni di Bergamo. Ma il suo nome è tornato alla ribalta recentemente, in occasione della campagna di scavi condotta sotto la Cattedrale di Sant’Alessandro in Bergamo Alta, grazie alla quale sono riemerse le fondamenta di ben tre chiese: le stesse che all’inizio del secolo scorso, durante i lavori da lui condotti per la costruzione della cripta dei vescovi, pare avesse già intuito fossero superstiti e visibili e soprattutto ancora in gran parte ricche di affreschi!

 

Angelo Mazzi
(Bergamo 1841 – 1925)

È stato un grande storiografo medievalista delle memorie patrie e si è distinto sin dalla giovinezza per il rigore con cui ha steso alcuni suoi saggi storici: ad esempio quelli dedicati al palazzo civico di Bergamo, al Liber Pergamìnus di Mosè del Brolo e alla toponomastica bergamasca del secoli IX e X. Nel 1897 venne chiamato a dirigere la Biblioteca civica Angelo Mai di Bergamo, succedendo al ben noto Antonio Tiraboschi, e questo gli permise di entrare in contatto con materiali preziosi e antichi, forse mai consultati prima del suo insediamento: fra le sue monografie occupano un posto di assoluto prestigio Le vie romane militari nel territorio di Bergamo, La Perelassi, Il Sextarium Pergomi, La Corografia Bergomense, I martiri della Chiesa di Bergamo, Le vicinie di Bergamo, Studi Bergomensi.

 

Lelio Pagani
(Tagliuno di Castelli Calepio 1943 – 2006)

È il più giovane e recente tra quelli annoverati in questo modesto elenco e sicuramento il più vicino alla memoria di molti di noi, anche e soprattutto per il suo fare gentile ed educato come pochi e per quella modestia che contraddistingue i grandi come lui. Dopo aver insegnato all’istituto tecnico industriale di Bergamo, dal 1975 collabora con l’Università di Bergamo e diventa professore ordinario di geografia: sua è la fondazione nel 2001 del Centro Studi sul Territorio, di cui fu direttore fin quasi alla morte e che oggi porta il suo nome (Centro Studi sul Territorio Lelio Pagani). Presidente del Parco dei Colli di Bergamo e dell’Ateneo di Scienze Lettere ed Arti di Bergamo, che sotto la sua direzione prese nuovo vigore, divenne celebre per il suo studio sulla Cosmografia di Tolomeo, condotto sulla copia quattrocentesca conservata presso la biblioteca nazionale di Napoli, e il suo saggio sui disegni di Cristoforo Sorte, che nel Cinquecento realizzò la prima rappresentazione geografica del territorio bergamasco. Ma fra le altre innumerevoli pubblicazioni interessantissima risulta quella dedicata alla descrizione de nostro territorio da parte del capitano veneto Giovanni Da Lezze nel 1569: uno spartiacque visivo sulla situazione della nostra città, anche in termini di edifici e ordini con congregazioni religiose, prima e dopo quell’anno.

 

Fermo Luigi Pelandi
(Bergamo 1877 – 1969)

Da segretario di Paolo Gaffuri all’Istituto Italiano d’Arti Grafiche di Bergamo a fautore e sostenitore di nuove tecniche di stampa, che contribuirono a potenziare le attività editoriali nel settore artistico. Fu autore del testo Cento capolavori della Rinascenza Italiana, progettò e curò la collana L’Italia artistica, la nota rivista d’arte Emporium e diresse il periodico Bergomum, fino a revisionare il Dizionario Comanducci dei pittori italiani. Ma il suo nome resterà per sempre legato all’opera in sei volumi intitolata Passeggiando per le vie di Bergamo scomparsa, che permette di insinuarsi nei borghi di Bergamo grazie al racconto degli antichi mestieri e dei loro protagonisti oppure di quello di ricchi borghesi che con bastone e bombetta vengono ritratti nel comparto fotografico in calce ad ogni paragrafo debitamente titolato: da Borgo Canale a San Leonardo, da Pignolo a Caterina e da Palazzo alla Strada Ferdinandea. Molte le cariche onorifiche e i riconoscimenti conseguiti: segretario del Circolo Palma il Vecchio, presidente della sezione bergamasca del Nastro Azzurro, accademico dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo, medaglie d’argento (2) e di bronzo per il suo valore sul fronte italoaustriaco e d’oro per la direzione dei cantieri navali di Napoli.

 

Giuseppe Ronchetti
(Bergamo 1752 – Nembro 1838)

Entrato nel Seminario di Bergamo, grazie all’interessamento del canonico Mario Lupo, compì il suo ministero come canonico presso la Cattedrale e in qualità di confessore di diversi conventi cittadini. Si distinse per le sue doti da oratore con sermoni, discorsi e omelie, che ebbe modo di sostenere in molte chiese della Diocesi e questo lo portò a venire scelto dal vescovo Dolfin come suo segretario: durante il suo mandato presenziò a Milano all’incoronazione di Napoleone e partecipò al Concilio di Parigi, mentre per la cura delle anime del nostro territorio venne nominato parroco a Boltiere e arciprete a Nembro. Precettore di rampolli nobiliari, proprio per la sua vasta conoscenza che si sperava potesse tenere a bada tanti animi screanzati, affiancò le sue ricerche storiche a quelle del suo mentore e protettore: per suo conto portò a termine il secondo volume del Codex diplomaticus, mentre personalmente si distinse per le Memorie istoriche della Città e Chiesa di Bergamo in tre volumi, tomi ad oggi imprescindibili per la conoscenza della nostra storia.

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