Viva Bèrghem
Ci sono motivazioni profonde

Perché la passerella piace tanto

Perché la passerella piace tanto
Viva Bèrghem 24 Giugno 2016 ore 06:15
Foto in copertina di Manuel Binetti Photography.

 

Questi sono i veri giorni di Christo. Martedì, 34 minuti dopo la mezzanotte, è scattato infatti il solstizio d'estate, salutato dalla Luna piena in compagnia di Marte e Saturno. Il 21 giugno è una giornata lunghissima, con ben 15 ore e 15 minuti di luce. Come dice la parola latina sol-sistere, il sole si ferma più a lungo nel cielo. The Floating Piers, l’installazione che sta richiamando  decine di migliaia di persone sul lago d’Iseo, è stata pensata quasi per celebrare quella dimensione di pienezza del creato che è propria dell’estate. Il colore del tessuto giallo cangiante, è infatti un omaggio allo splendore del sole.

 

 

Oggi è il quinto giorno di The Floating Piers: un evento che si configura sempre di più come qualcosa di imperdibile e di indimenticabile. Christo ha vinto la sua sfida, non solo perché è riuscito a realizzare qualcosa che è vicino ad un’utopia, ma perché ha conquistato la simpatia incondizionata di tutti quelli che hanno visto e vissuto l’opera, e anche di chi per ora ha potuto solo sognarla attraverso i resoconti o le migliaia di immagini che invadono la rete. Qualche critico ha storto il naso, chi per mettersi in mostra (Daverio), chi per fare qualche rilievo condivisibile seppur impraticabile (Sgarbi), ma la gente ha amato l’opera di Christo senza se e senza ma.

 

 

Ecco i cinque segreti alle radici di questo successo.

  • È un’opera che parla senza bisogno di essere spiegata. È come le immagini della grande arte del passato. È esplicita, chiara, semplice. Per capirla basta aprire gli occhi. E la si capisce ancora meglio se la si tocca, con le mani e con i piedi.
  • The Floating Piers non è un’opera problematica. Non si propone come filtro critico rispetto al mondo o alla realtà. È un’opera radicalmente positiva. In questo si distingue dal mood di una cultura che tende sempre a tenere i problemi al centro del proprio agire. Christo è un po’ come Matisse. Vuole offrire allo sguardo delle persone l’incanto del mondo.

 

 

  • L’installazione di Christo è un’opera d’arte totale, proprio come lo erano le cappelle affrescate nelle nostre chiese. È un’opera che ti avvolge, in cui ci si immerge. È un’opera che annulla le distanze tra chi l’ha realizzata e chi ne usufruisce. È un’opera che viene abitata prima ancora che vista. Altre volte nell’arte contemporanea sono stati fatti tentativi di questi tipo. Ma Christo ha messo qualcosa di più: una capacità di cercare armonia tra sé e chi vive The Floating Piers.
  • L’opera di Christo è come una specie di evidenziatore. Anche il colore giallo e la pulizia delle linee ne sottolineano questa natura. Evidenzia la bellezza di quel contesto su cui tutti hanno sempre gettato sguardi superficiali, distratti e ultimamente un po’ ingrati. L’artista invece con la sua opera confessa la meraviglia con cui ha guardato quel paesaggio e invita tutti a condividere quella sua meraviglia.
  • The Floating Piers è opera discreta, gentile, pronta a lasciare il campo. È un’opera senza retorica, che non pretende nulla per sé, neanche il biglietto d’ingresso. È opera pronta lasciare il campo e a sparire. È opera che nessuno aveva chiesto, che nessuno aveva neanche immaginato. Insomma è un regalo.  Una sorpresa. Frutto di una gratuità imprevista.
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