Una perla che tornerà a brillare: Palazzo Lupi

Una perla che tornerà a brillare: Palazzo Lupi
03 Settembre 2019 ore 10:00

Palazzo Lupi Morandi nei secoli è stato un po’ di tutto. Residenza di ricchi mercanti nel Quattrocento, in forme gotiche, “ristrutturato” nel Cinquecento in stile rinascimentale e dimora dei nobili Morandi e poi della famiglia Lupi. Quindi, nel 1940, è passato a una congregazione di suore che ne avevano fatto una scuola femminile fino a quando, nei primi anni Cinquanta, divenne il comando della divisione Legnano, dell’esercito. Le suore operarono una trasformazione interna molto discutibile: addirittura demolirono l’elegante scalone rinascimentale, suscitando la reazione della città e delle autorità… Ma ormai lo scalone era perduto.

 

 

Dal 2004 il vecchio palazzo, che negli ultimi anni aveva ospitato il comando della brigata meccanizzata Legnano con i suoi generali e colonnelli, è disabitato, vuoto. Nel 2013 la Cassa depositi e prestiti lo ha acquistato dallo Stato (nell’operazione che includeva anche acquisto di Montelungo e caserma Colleoni) per sette milioni di euro e da allora è rimasto lì, con il suo grande portone chiuso, come le persiane delle sue grandi finestre, così ben disegnate, incorniciate da lesene e marcapiani. Negli ultimi giorni è però arrivata la notizia che l’agenzia immobiliare Rizzetti (alla quale la Cassa ha affidato il compito di vendere l’edificio) è in trattative per la cessione e che ci sarebbero ottime probabilità di arrivare a concludere. Prezzo: sui sette milioni di euro, quello che la Cass200a aveva sborsato a suo tempo. Del resto, acquistare palazzo Lupi significa non solo spendere per la proprietà, ma soprattutto effettuare un notevole investimento per il restauro e la trasformazione.

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Il progetto per la nuova sistemazione dei ben quattromila metri quadrati della dimora (più il giardino da duemila metri quadrati e in più il giardino d’inverno) prevede di ricavare una dozzina di appartamenti. Palazzo Lupi si accinge quindi a tornare alle origini: tornerà a essere abitazione di famiglie facoltose, famiglie “patrizie”. Il progetto di recupero studiato dall’architetto Attilio Gobbi prevede il rispetto delle parti storiche dell’edificio che conserva il camino e un soffitto a cassettoni del Rinascimento e poi stucchi e affreschi di altre epoche, fino all’Ottocento. Il palazzo è uno dei gioielli di via Pignolo, la strada che è un esempio dell’architettura dei secoli che vanno dal XV al XVII, talmente importante che il suo valore è stato riconosciuto da un decreto ministeriale del 1963. Questa parte di Bergamo viene definita come «un complesso eccezionale di cose immobili aventi un caratteristico aspetto estetico e tradizionale. Alla continuità delle facciate compatte si contrappone la raffinatezza architettonica dei prospetti sulle corti interne con portici, logge e attici che si affacciano su ampi giardini».

 

 

Palazzo Lupi rientra in questa descrizione. Venne ricostruito nel XVI secolo nel borgo lungo la discesa che oggi chiamiamo via Pelabrocco, che faceva parte del collegamento antico con Città Alta. A quel tempo, le Mura Venete con la porta di Sant’Agostino ancora non esistevano. Fu dopo il 1560, con la costruzione delle Mura, che venne realizzata la via “Nuova Pignolo”, che dalla fontana del Delfino sale sulla destra, fino alla porta e rappresenta il nuovo, più ampio, collegamento con la città sul colle.

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