Più o meno famose

Piccolo tour delle torri di Città Alta

Piccolo tour delle torri di Città Alta
06 Luglio 2017 ore 06:45

Siamo tutti in trepida attesa, perchè l’Unesco nella riunione di domenica 2 luglio doveva deliberare se promuovere il sistema fortificato veneziano de tera e de mar, in cui a pieno titolo rientrano anche le nostre mura, ultimo baluardo sui domini della terraferma serenissima. Ma ad oggi non sappiamo ancora nulla, quindi non ci resta che attendere l’esito e incrociare le dita, anche se sarebbe davvero mortificante non acquisire il riconoscimento. E, dato che da qui in avanti di mura venete si parlerà diffusamente e che più volte si sono scorse a livello editoriale cortine, porte, polveriere e cannoniere, ci dedichiamo a una tipologia di edifici che stanno a metà tra l’intento della difesa e l’esigenza della dimora: le torri e case torri di Bergamo.

Inizialmente questa tipologia insediativa si prefiggeva di difendere i suoi occupanti, riconoscibili per il partito politico per cui simpatizzavano dalla merlatura (compatta o a coda di rondine), grazie a una scorta armata che sostava al piano di calpestio, che spesso li costringeva a lunghi assedi: da qui l’esigenza di scavare locali ipogei in cui depositare derrate alimentari e scorte idriche da consumare in maniera centellinata. Solo in un secondo tempo il vero tratto distintivo divenne l’altezza e la lavorazione angolare a bisello: nel primo caso più pietra veniva impiegata – proporzionata all’altezza dello stabile – più questa indicava il censo della famiglia, che si era potuta permettere un costo maggiore rispetto a un’altra più bassa, dato dalla somma delle operazioni di scavo, recupero, trasporto, sbozzatura ed edificazione. E poi si coinvolgevano maestranze lapicide di un certo calibro, per rifinire la muratura rendeva più prestigioso l’immobile, permettendogli di differenziarsi dagli altri similari. Vediamo quali ancora oggi si innalzano a Bergamo Alta.

 

Torre di Gombito

Non avrà una campana ma è la più amata da tutti, bergamaschi e turisti che per un momento si sentono non a Bergamo, ma a San Giminiano in Toscana: vuoi per la sua posizione, per la sua storia, perché ospita lo IAT di Bergamo Alta. Sorge sull’intersezione tra gli antichi assi viari romani – cardo e decumano – da cui l’etimo latino di compitum, che indica proprio crocevia o diramazione, ma anche punto da cui si iniziavano a compitare (fare i computi o i conti o i calcoli) i passi, tramite gli agrimensori e i loro strumenti, per tracciare le altre vie parallele e perpendicolari e conformare la maglia del reticolato urbano. La torre risale al XII secolo, voluta dalla famiglia ghibellina dei Del Zoppo, gli stessi delle torri di Costa di Mezzate. Sulla cima una stupenda vista a volo d’uccello incanterà chiunque.

 

Torri Calzini, Locatelli, Suardi

Paiono una cortina compatta per come sono disposte, quasi a ventaglio, se non fosse per quella quintana che le divide e per gli stravolgimenti subiti nei secoli in altezza e ai singoli piani resi abitabili da moderne persiane, balconcini e passi carrai. Risalgono al XIII secolo, ma già nel XV secolo i loro tratti vengono ingentiliti, finché i proprietari non decisero di affittare i vari locali a terzi e trasferirsi in comode dimore sorte per loro volere nelle vicinanze.

 

Torre del Campanone

Rimanda alla grande campana che secondo la tradizione è seconda in Lombardia per pesantezza solo a quella del Duomo di Milano, ma amata dai Bergamaschi per quegli immancabili 100 rintocchi serali (ore 22 in punto) che scaldano il cuore e di cui non potremmo farne più  a meno. La torre è ormai millenaria e precedente la costruzione del Palazzo della Ragione (1198): apparteneva alla famiglia ghibellina dei Suardi, ma non facciamoci tradire dalla sua merlatura, falsa e accomodante il gusto revival di fine Ottocento, come peraltro avvenne per quella del vicino palazzo civico. Dopo il lascito dei Suardi nel Medioevo divenne una torre civica e ospitò fino a oltre la metà del scolo scorso le carceri più buie della nostra città.

 

Torre di Adalberto

Prende il nome da Adalberto, nobile nominato vescovo di Bergamo nell’888, arduo oppositore del re dei Franchi Arnolfo di Carinzia, da cui ottenne il privilegio di poter ricostruire la città distrutta dalle guerre altomedioevali. In un secondo tempo la torre venne acquisita dalla famiglia Crotta, da cui il nome del parco posto nei pressi del sito, e in seguito entrò a far parte del sistema fortificato della Cittadella Viscontea a partire dalla metà del XIV secolo. La torre è anche nota con il nome di Torre della Fame, appellativo secolare che si presume derivi dalla sua funzione detentiva nei confronti degli evasori fiscali.

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