Escursione invernale

Preparate i ramponi e la picozza Si va sullo Zuccone Campelli

Preparate i ramponi e la picozza Si va sullo Zuccone Campelli
01 Dicembre 2017 ore 05:30
Foto di Angelo Corna

 

L’inverno è ormai alle porte. Gli impianti sciistici si avviano verso l’apertura, sfruttando la neve prevista nei prossimi giorni per preparare e battere le piste in attesa dei primi turisti. Tra le tante località presenti sulle nostre montagne ci sono anche i Piani di Bobbio e Valtorta, nota stazione sciistica limitrofa alle nostre vette di casa, le Orobie. Sopra i Piani, a poca distanza dal Rifugio Lecco, troviamo la sagoma dello Zuccone Campelli. Una montagna maestosa, che si eleva con una bella parete rocciosa incisa da camini e da spigoli sulla sottostante Valle dei Camosci, lungo il suo versante ovest. Ai lati sorgono rispettivamente le cime minori dello Zucco Barbesino a sinistra e dello Zucco di Pesciola a destra. Sugli altri versanti cade dirupato con cenge e versanti erbosi, dove è stata aperta una via ferrata, meno la cresta che conduce ai Rifugi Cazzaniga e Nicola. Durante la stagione estiva troviamo “rocciatori” e alpinisti, che sfidano la sua sagoma e i suoi torrioni lungo le difficili vie di arrampicata aperte sulle sue pareti. Durante la stagione invernale è possibile raggiungere la sua vetta dall’intaglio conosciuto come canale dei camosci, seguendo un percorso di media difficoltà che vede il suo via poco distante dal Rifugio Lecco.

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La partenza da Ceresola di Valtorta. Questa escursione vede il suo via dal parcheggio degli impianti sciistici di Ceresola di Valtorta. Posteggiata l’auto nell’ampio comprensorio ci incamminiamo a ridosso delle piste, lungo il sentiero (spesso già tracciato da scialpinisti) che sale in direzione del Rifugio Lecco. Dopo circa un’ora di cammino raggiungiamo i Piani di Bobbio, fulcro del comprensorio sciistico, e il rifugio, posto a metri 1779. Il panorama si apre sulla valle innevata, mostrando alle nostre spalle la severa sagoma dello Zuccone Campelli. Noi, magari dopo un tè caldo al rifugio, proseguiamo verso est in direzione della nostra montagna, che da questa angolazione sembra vicinissima. Un’altra mezz’ora di cammino ci condurrà nell’anfiteatro dei Campelli e al canale che dobbiamo risalire, ormai visibile davanti a noi.

Il canale dei camosci. Ci siamo! Inizia la parte più bella e divertente dell’escursione… Ramponi, piccone e casco sono assolutamente necessari per affrontare questa salita in sicurezza, che seppur non difficile resta un’escursione alpinistica. Dopo esserci preparati di tutto punto possiamo iniziare a risalire lo scivolo di neve, che ha una lunghezza complessiva di circa 200 metri su pendenze che non superano mai i 45 gradi. Con la dovuta attenzione, passo dopo passo, si raggiunge la cresta dopo circa mezz’ora di ascesa, passando dall’ombroso e freddo canale al tiepido sole invernale che, tempo permettendo, attende l’escursionista. Non ci resta che proseguire a sinistra seguendo la facile e divertente cresta fino all’intaglio, attrezzato con catene di sicurezza, che va ridisceso per alcuni metri (valutare le condizioni della neve) con la massima attenzione. Un ultimo costone ci condurrà alla croce di vetta del Dente dei Campelli (m.2161), punto più alto della nostra avventura.

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Le Orobie in abito bianco. Dalla vetta, oltre a un panorama che spazia sulle Orobie vestite con il loro abito più bello, è ben visibile la cima dello Zucco Pesciola, raggiungibile per chi volesse con un ultimo, breve sforzo. Per conquistare anche a questa vetta minore del Gruppo dei Campelli dobbiamo tornare sui nostri passi fino all’imbocco del canale dei camosci, ma invece di scendere continuiamo lungo la cresta (in alcuni tratti piuttosto sottile) che in circa dieci minuti ci condurrà alla seconda vetta della giornata. Lo Zucco Pesciola (m.2096). Se il tempo è dalla nostra parte una pausa è d’obbligo, anche solo per ammirare il percorso appena compiuto! Il ritorno va effettuato con la massima attenzione, ripercorrendo il tracciato a ritroso.

Numeri e consigli. Il Canale dei Camosci offre l’occasione per un bellissimo giro invernale nella conca dei Campelli. Il percorso descritto va effettuato con neve assolutamente assestata e in sicurezza. Ogni escursionista è tenuto a documentarsi in maniera adeguata sullo stato dei sentieri e sulle loro condizioni. L’escursione può raggiungere le cinque ore di cammino, supera i 12 chilometri e tocca i 900 metri di dislivello. Va affrontata con condizioni climatiche perfette ed equipaggiamento adeguato a una salita alpinistica. È consigliato chiedere informazioni presso il Rifugio Lecco sulle condizioni del canale prima di affrontarne la salita. Il sentiero può essere percorso anche d’estate, prestando però attenzione alla possibile caduta di pietre dall’alto. In alternativa sono presenti varie vie ferrate che si snodano sulle pareti dei Campelli.

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Il rifugio Lecco. Situato nel comune di Barzio, in Valsassina, è stato inaugurato nel settembre del 1910. Come spesso accadde per altri rifugi orobici, è stato distrutto durante la seconda guerra mondiale e ricostruito solo anni dopo, nel 1967. Tra il 2010 e il 2012 è stato oggetto di importanti interventi di ampliamento e miglioramento, riducendo l’impatto ambientale grazie alle ultime tecnologie nel campo del risparmio energetico. Il rifugio è di proprietà del CAI di Lecco e si sviluppa su due piani. A piano terra troviamo la cucina, la sala da pranzo e il bar; al piano superiore le camere da letto, che possono ospitare fino a 20 persone. La struttura è raggiungibile da Ceresola di Valtorta in circa un’ora, da Barzio in 2 ore e da Valtorta in 2 ore e 30 minuti. Il rifugio è anche la seconda tappa del Sentiero delle Orobie occidentali.

 

I Piani di Bobbio al ritorno

 

I Piani di Bobbio e il comprensorio sciistico. Centinaia di anni fa i terreni dove sorge l’odierna stazione sciistica erano di proprietà dell’Abbazzia di San Colombano di Bobbio, da qui tuttora prende il nome. Le piste di Valtorta e Bobbio fanno a capo ad un unico comprensorio sciistico. La loro nascita è avvenuta negli Anni Cinquanta, grazie alla costruzione prima della seggiovia e in seguito della cabinovia di Barzio. Alla fine degli Anni Ottanta si decide di collegare le piste lecchesi dei Piani di Bobbio con quelle bergamasche di Valtorta, creando un solo comprensorio di ben 35 chilometri di piste. Negli ultimi anni si sono ulteriormente rinnovate, attirando ogni inverno turisti milanesi, lecchesi e bergamaschi.

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