La tradizione

Pronti a issare le vele? Fra il 28 e il 29 giugno è la notte della Barca di San Pietro

Una caraffa in giardino, un albume d’uovo e una tradizione secolare: nella notte fra il 28 e il 29 giugno si rinnova la magia delle vele d’acqua nella festa liturgica del Santo

Pronti a issare le vele? Fra il 28 e il 29 giugno è la notte della Barca di San Pietro
Viva Bèrghem Bergamo, 28 Giugno 2021 ore 12:43

di Giambattista Gherardi

È una tradizione che si perde nella notte dei tempi, nella quale fede e cultura popolare si intrecciano in maniera inestricabile. Anche quest’anno si rinnova, in gran parte del Nord Italia e in particolare nelle Valli di Bergamo la magia della “Barca di san Pietro”, che unisce le generazioni in ricordi e trepida attesa. Un “rito” più che codificato, che dispone di una specifica scheda sull’enciclopedia universale Wikipedia e di una pagina Facebook con centinaia di followers.

L’usanza, propria della sera del 28 giugno, vigilia della festa liturgica dei Santi Pietro e paolo, consiste nell'usanza di porre un contenitore di vetro riempito d’acqua naturale (ideali una brocca, una caraffa o un fiasco vuota privato della paglia di rivestimento) su di un prato, un giardino o un davanzale esterno della finestra di casa, e nel far colare nell'acqua un albume d'uovo. Il contenitore deve essere lasciato per tutta la notte all'aria aperta, per assorbire la rugiada. Il mattino seguente i filamenti d’albume che per normale reazione fisica tendono a salire verso l’alto formano delle strutture che richiamano più o meno efficacemente la struttura di una barca a vele spiegate.

Secondo la tradizione popolare, sarebbe San Pietro in persona (Apostolo pescatore) a soffiare sul contenitore per far assumere all’albume la giusta spettacolare conformazione, dalla quale alcuni pare traggano anche auspici meteo per l’ormai avviata stagione estiva. Più semplicemente a provocare la formazione dei filamenti è l’escursione termica fra il giorno e la notte e dal progressivo riscaldamento verso mattina dell’albume, che tende per natura a “filare” verso l’alto. La tradizione bergamasca impone l’uso di uova fresche (per quanto possibile nostrane), che non siano state conservate in frigorifero. Gli effetti sono spesso spettacolari e lo stupore dei bambini assolutamente assicurato. Perché non provarci? È la sera giusta.