Nella bergamasca

I quadri più belli di Santa Lucia

I quadri più belli di Santa Lucia
13 Dicembre 2016 ore 08:26
In copertina: Lorenzo Lotto, Santa Lucia davanti al giudice Pascaio, Palazzo Pianetti (Jesi).

 

Lucia era una giovane nobile sicula, vissuta nel IV secolo durante il dominio dell’imperatore Diocleziano. All’insaputa dei suoi familiari si era consacrata a Cristo e per questo aveva deciso di donare i suoi beni ai poveri e rinunciare al matrimonio con il console di Siracusa, Pascasio. Non sopportando l’onta del “tradimento mistico”, questi le promise dolori e torture, oltre a ideare diversi tentativi per tentare di farla rinsavire, ma neppure la minaccia di portarla in un postribolo, di usarle violenza, di bruciarla al rogo e di imprigionarla la fecero desistere dai suoi intenti. Le vennero cavati gli occhi con uno stiletto a mente viva, mentre con un pugnale le fu anche trafitta la gola. Quasi esanime, la martire chiese di essere comunicata prima di essere decapitata.

Le storie e le leggende narrate sulla sua tenacia, insolita per l’epoca, sono varie, tra cui quella che molti artisti han tradotto in pittura (lo stesso Lotto ne ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia: in copertina, Santa Lucia davanti al giudice Pascaio) e che vede la giovane saldamente ancorata a terra, trattenuta dalla forza dello Spirito Santo e che quindi nulla, neppure dei potenti buoi, riuscì a spostare.

I suoi attributi iconografici sono quindi lo stiletto o pugnale e i due bulbi oculari, disposti placidamente su di un piatto che la santa regge, quasi a scrutare tutto quello che le ruota attorno o a interrogare l’osservatore, o spesso infilzati come spiedini su aste di ferro o sullo stesso stiletto che la ferì, come a ribadire di come nessun tipo di truce crudeltà poté intaccare la sua fede.

Anche il nome è sintomatico, dato che rimanda proprio alla luce, quel bagliore che sprigionò tutta la forza e la speranza che l’hanno pervasa fino al martirio e che devono essere un monito per tutti noi, nel non aver paura del buio della notte e della morte e di trovare quel Dio che tanto ci ama e ci protegge da ogni tipo di angheria. Proprio per questo è da sempre invocata per le oftalmie (infiammazioni degli occhi) e protegge gli oculisti e gli elettricisti, che con il binomio luce-buio e con l’energia che da esso ne deriva armeggiano e combattono ogni giorno.

Ma vediamo le opere più significative che la ritraggono nei secoli e presenti sul territrio bergamasco.

 

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Cima da Conegliano, Santa Lucia, part. Polittico di Olera
1488, olio su tavola, 56×46 cm, Chiesa di San Bartolomeo, Olera di Alzano Lombardo (BG)

 

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Ambrogio da Fossano detto Bergognone, Santa Lucia,  part. Polittico di San Bartolomeo
1515-20, olio su tavola, 55×60 cm, Accademia Carrara (non esposto), Bergamo

 

Girolamo Giovenone, Santa Lucia

Girolamo Giovenone, Santa Lucia, San Domenico o Alberto e devota (part. Trittico Lochis)
1527, olio su tavola, 48×98,5 cm, Accademia Carrara (non esposto), Bergamo

 

Carlo Ceresa, Santa Lucia
1660, olio su tela, 56×58 cm, Chiesa di Santa Maria Annunziata, Serina (Bg)

 

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Ambito bergamasco, Santa Lucia
Sec. XVIII, olio su tela, 73×65 cm, Chiesa della Beata Vergine dello Spasimo, Bergamo

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