Il capolavoro di grandi maestri

Alzano rivaleggiava con Bergamo (Stiamo parlando della sua Basilica)

Alzano rivaleggiava con Bergamo (Stiamo parlando della sua Basilica)
05 Febbraio 2015 ore 04:06

C’è stato un tempo in cui Alzano Lombardo ha conteso a Bergamo la palma di città centrale della bergamasca e polo d’attrazione artistico e culturale. Era la metà del 1600 e questa cittadina iniziava ufficialmente i lavori della nuova Chiesa di San Martino (che sarebbe presto diventata una basilica), richiamando i migliori artisti e artigiani dell’epoca e dando vita a tutta quell’incredibile serie di tesori che ancora oggi sono custoditi nello scrigno della città.

Il perché questo fosse potuto succedere è presto detto. Alzano Lombardo era un importantissimo crocevia della via Mercatorum, punto nevralgico del passaggio dei mercanti dalla Val Seriana alla Val Brembana e punta di diamante del commercio della lana.

 

Basilica_esterno

 

70mila ducati per una nuova chiesa. La chiesa di San Martino era centrale in Alzano già da secoli precedenti, ma, nel 1575, San Carlo Borromeo arrivò per la sua visita apostolica e indicò agli abitanti tutti i rifacimenti che era necessario apportare per rendere quella San Martino una chiesa degna della Controriforma. In buona sostanza il luogo era tutto da rifare.

Fortunatamente arrivò, in aiuto degli alzanesi, il lascito di un mercante: Niccolò Valle. Fu lui a donare 70mila ducati d’oro (circa 3 milioni di euro odierni) a favore della Fabbrica di San Martino, che a quel punto poté chiamare in città, senza più alcun indugio, le migliori maestranze dell’epoca e costruire un polo culturale e artistico d’eccellenza.

Nel 1659 iniziarono i lavori, affidati a Gerolamo Quadrio, ex sovrintendente alla ben più nota fabbrica del Duomo di Milano, che progettò la nuova struttura, la Cappella del Rosario e le Sagrestie. Dell’impianto originario resta oggi ben poca cosa: davanti agli occhi si ha lo stupendo prodotto di circa un secolo di lavoro con i migliori artisti dell’epoca e di messaggi, più o meno evidenti, consegnati agli spettatori da una nutrita schiera di mercanti.

Dopo circa un secolo di lavori la Chiesa rinacque (e i fondi finirono). L’importanza commerciale di Alzano Lombardo andò via via calando, ma ciò non tolse importanza ai suoi tesori e al grande fermento artistico che aveva caratterizzato la città. Molti artisti erano passati per Alzano, alcuni avevano deciso di fermarsi, stabilendovi le loro botteghe e sottolineando il ruolo che la costruzione della Basilica ebbe per l’arte di questo territorio.

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I tesori di San Martino. Basta entrare in Basilica per accorgersi che non si è badato a spese, ma soprattutto che chi è stato chiamato a lavorare alla chiesa rappresentava il meglio in circolazione. Le volte sono completamente ricoperte di stucchi e sculture. Decine sono i dipinti che adornano la chiesa e numerose le cappelle e gli altari dedicati alla devozione. Marmo di Zandobbio, inserti in lapislazzulo, marmo di Carrara, intagli in nero di Gazzaniga, altari scolpiti in pezzi unici di pietra dal valore incalcolabile e poi stucchi, intagli, sculture realizzati dai maestri del ticinese, delle valli, del regno veneto. In quegli anni, San Martino ad Alzano e Santa Maria Maggiore in Bergamo erano le chiese in cui tutti, in queste zone, sognavano di lavorare.

La qualità delle opere conservate in questa Basilica è impressionante. Per capirlo possiamo provare a concentrarci sul pulpito, progettato e intagliato da Gian Battista Caniana e arricchito dalle sculture marmoree di Andrea Fantoni. Lo scultore bergamasco del legno riuscì proprio qui a dimostrare la sua incredibile bravura con il marmo e a costruire amicizie artistiche che esaltarono la sua maestria e lo elevarono al rango di artista.

 

Basilica_Cappella_del_Rosario_Giovanni_Carnovali_Agar_e_Ismaele

 

La tela del Piccio, una storia nella storia. La Cappella del Rosario è il piccolo gioiello del progetto del Quadrio e raccoglie, oltre alla celebrazione di Maria, una serie di grandi dipinti che raccontano le storie di eroine sacre, figure femminili raccontate nel Vangelo e unite nella loro forza alla figura della Vergine. Circondano l’altare un’Assunzione di Maria del Cavagna, Abigail che placa Davide del Cappella, Giacobbe con Lia e Rachele del milanese Andrea Appiani, Ester e Assuero del trevigliese Battista Dell’Era, Giuditta e Oloferne di Vincenzo Camuccini e una Benedizione di Isacco al figlio Giacobbe di Giuseppe Diotti allora direttore della Carrara.

Fra tutte, però, spicca la tela di Agar e Ismaele (qui sopra) di Giovanni Carnovali, detto Il Piccio, che si differenzia in maniera netta dalle altre perché segna il passaggio dal Classicismo alle nuove forme del Romanticismo. La Fabbrica della Basilica, infatti, ricercando i migliori, si trovò spesso di fronte agli sconvolgimenti di chi era capace di precorrere i tempi. Questo dipinto, così diverso dagli altri, fu rifiutato senza troppi complimenti e finì in una casa privata di Alzano. Passarono i decenni e gli eredi decisero di donarlo all’Accademia Carrara che lo ha gentilmente ricollocato (con una forma di prestito) là dove doveva trovarsi, in quella Cappella del Rosario per la quale era stato commissionato e giudicato troppo audace.

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