Storia cittadina

Le due Sant’Agate di Bergamo

Le due Sant’Agate di Bergamo
02 Marzo 2017 ore 06:45

Due sono le chiese di Sant’Agata a Bergamo Alta (e una era anche in Bergamo Bassa), solo che non lo sappiamo, o meglio, lo abbiamo dimenticato: una ora è un punto di aggregazione e di ristoro di cui non potremmo più farne a meno, per la familiarità che si respira al suo interno, per la buona cucina, per quella teca sotto cui profumano i dolci del giorno, per quel sapore d’antico che non ha mai perso. Stiamo parlando del Circolino, a cui va tutto il nostro plauso per aver recuperato nel tempo e pure nel futuro, secondo le ultime news, non un luogo, ma la sua anima, dispersa quando Napoleone sconsacrò chiesa e convento dei frati Teatini e che di anime ne imprigionò assai.

L’altra Sant’Agata, invece, è quella che noi dal secolo scorso così chiamiamo, ma perché ha dovuto, gioco forza, sostituire quella che non esisteva più, anche se ancora tanto amata dai suoi parrocchiani: infatti, la chiesa di S. Agata nel Carmine si chiama così proprio perché perse la sua iniziale titolazione, che era Santa Maria Annunciata, e dovette cedere il suo chiostro a Sant’Agata, quindi trasportandola da quello teatino a quello in cui vi erano i frati dell’ordine carmelitano, da cui Carmine. Non ci si può sbagliare, perché la si incontra appena imboccata la Corsarola (via Bartolomeo Colleoni) provenendo da Colle Aperto, un poco arretrata rispetto al piano stradale. È quella che, per la lungimiranza di parroco e custodi, la sera resta aperta anche fino le 22: tanto non c’è più nulla da portare via, c’ha già pensato Napoleone!

 

Il Circolino
già chiesa di Sant’Agata

L’esistenza della chiesa è documentata sin dal X secolo da tre pergamene (anni 924-1004-1066) presenti nell’Archivio Capitolare di Bergamo, mentre gli statuti cittadini del 1331 e del 1491 indicano un cimitero, un brolo e alcune domus ecclesiae S. Agathae collocati a ridosso dell’abside.

I primi ad occupare l’edificio furono gli Umiliati, poi i frati Militi Gaudenti e a partire dal 1357 i Padri Carmelitani, scalzati in via definitiva nel 1608 dai Padri Teatini. Ai Carmelitani dobbiamo il suo ampliamento nel 1450, la sua benedizione nel 1453 a cura del Vescovo Barozio e la sua consacrazione nel 1489 da parte del Vescovo Lorenzo Gabrieli, che ne ufficializza così anche l’investitura parrocchiale visto il consistente numero degli abitanti della vicinia.

 

Il nuovo progetto per il Circolino.

 

Le prime informazioni sulla struttura della chiesa, che era dotata di un vasto cimitero posto a sud dell’edificio e custodiva sepolcri anche all’interno, ci sono date dal Vescovo Pietro Lipomani nel 1536, in occasione della visita pastorale: la descrive piccola, a tre navate, pavimentata a laterizio, fornita di tre altari, una cappella con tribuna e riedificata a spese del parroco; nessun accenno viene fatto circa la presenza di opere artistiche e specificatamente pittoriche. Il sacerdote preposto al tempo era Francesco Quarismis e risultava già attiva la scuola del SS. Sacramento.

Anche gli atti della visita apostolica di Carlo Borromeo nel 1575 la definiscono sufficientemente ampia per le novecento anime che conta, ma non ornata: confermata è la scansione in tre navate, gli altari sono quattro (ma non s’intende se è compreso anche il maggiore) e vi sono numerose chiese annesse – così come cappelle, oratori e luoghi pii – tra cui quella del monastero dei Padri Carmelitani, comunemente detta dei Carmini o del Carmine e dedicata all’Annunciazione di Maria. Pare inoltre che per la sua manutenzione il cardinale conceda di utilizzare le pietre della demolita chiesa di S. Martino, posta sul Monte Santo (o di Arena) nei pressi della chiesa di S. Giovanni, oggi demolita e sostituita da quella del nuovo Seminario Vescovile.

 

 

L’arrivo dei Padri Teatini nella chiesa di Sant’Agata e la sua definitiva assegnazione all’Ordine risale al 19 agosto del 1609, grazie al decreto di papa Paolo V e al consenso del Vescovo di Bergamo Giovanni Battista Milani, che nel 1590 era stato preposto generale dell’ordine. I padri vengono trasferiti dalla chiesa di S. Michele all’Arco a Bergamo, occupata dal 1598 ma giudicata troppo angusta e insufficiente per la loro opera, alla chiesa di S. Agata dotata anche di casa parrocchiale e fino ad allora retta da padre Lanfredo Maffeis.

Nel 1630, come ex voto per la fine della peste, si decide di ristrutturare la chiesa, che verrà demolita nel primo decennio del Settecento, in favore di una nuova trasformata e costantemente abbellita dall’Ordine nel corso del Settecento: le fonti coeve la ricordano molto bella, tutta dipinta e decorata, con un buon parco opere pittoriche (Cignaroli, Bianchi, Quaglio, Salmeggia, Lattanzio, Gambara), ricca di arredi e preziosi suppellettili, oltre che reliquie, e molto frequentata dalle donne e da chi volesse confessarsi dai Padri. Le testimonianze indicano di come i padri seppero tenere degnamente la chiesa di Sant’Agata e di come santamente la officiassero: feste e ricorrenze erano numerose, tra cui quella del fondatore dell’Ordine e la processione con la statua di Maria del Buon Successo portata fino in piazza Nuova. La nuova chiesa, che ormai contava circa 1120 anime, vedrà l’intervento dell’architetto bergamasco Giovanni Battista Caniana, a cui spetta la prodigiosa volta: da tre navate l’edificio passò ad averne una sola, l’abside era semicircolare e le cappelle erano cinque, di cui tre a nord e due a sud. Attive erano la Scuola del SS. Sacramento e quella della dottrina cristiana maschile, in quanto quella femminile era tenuta al Carmine.

 

 

La chiesa rinnovata non avrà lunga vita se si considera che nel 1798 con Napoleone l’intero complesso verrà sconsacrato e adibito a carceri giudiziarie, funzionanti fino agli anni Settanta del secolo scorso. Il complesso carcerario è strutturato attorno ad un cortile che forma una “C” aperta verso ovest e con altezze diverse, determinate dal dislivello tra vicolo delle Carceri e via del Vagine. La parte nord si sviluppa su quattro piani fuori terra: il prospetto esterno ha un carattere austero, conferitogli anche dalle finestre murate delle celle di detenzione e i portali al piano terra, oggi tamponati, collegavano il cortile con una cappella coperta da una volta a botte.

Già prima però, il 7 novembre 1797, con decreto del Vescovo Dolfin, venne soppressa la Parrocchia di S. Agata e la cura delle sue anime venne distribuita tra le Parrocchie di S. Salvatore, di S. Michele all’Arco e di S. Lorenzo: ma solo due anni dopo, su richiesta degli stessi abitanti, desiderosi di vedere ripristinata la loro comunità, si procedette ad annullare il decreto e la chiesa del Carmine, S. Maria Annunciata del Carmine, essendo quella di S. Agata quasi interamente distrutta, divenne Parrocchia col nuovo titolo di S. Agata nel Carmine. Con decreto vescovile del 10 e 11 giugno 1806 le vennero unite anche le chiese di S. Lorenzo e di S. Salvatore, con rispettive Parrocchie, oltre agli oratori di S. Maria in Valverde e di S. Pietro della Carità in Colle Aperto. Con ulteriore decreto vescovile, entrato in vigore l’1 giugno 1966, la nuova Parrocchia di S. Agata nel Carmine si unì alla Parrocchia della Cattedrale, in quanto in Bergamo Alta vi erano allora 6000 anime distribuite in tre Parrocchie, ovvero S. Alessandro della Cattedrale (3000 anime), S. Agata nel Carmine (2000 anime) e S. Andrea Apostolo (1400 anime): essendo la chiesa di S. Andrea dislocata in via Porta Dipinta (l’antica via al Castello), quindi più esterna rispetto al nucleo storico gravitante attorno alla chiesa madre (Duomo), si ritenne più opportuno annettere S. Agata, nonostante vantasse un più alto numero di fedeli.

 

La chiesa di Sant’Agata nel Carmine
già Santa Maria Annunciata

Una prima chiesetta già dell’Ordine degli Umiliati, poi passata nel 1450 ai Carmelitani della congregazione di Mantova, viene ampliata e benedetta nel 1451, completata, consacrata e dedicata a S. Maria Annunciata nel 1489. Segni visibili dell’edificio sacro di quel tempo sono evidenti nella pianta delle tre absidi e nel contorno marmoreo dell’antica porta in facciata, apparsa nel Novecento con gli scrostamenti di intonaco. L’edificio è stato rinnovato nel 1730 e presenta una navata unica con cinque cappelle per lato, di cui una a cupola e sporgente il corpo della chiesa, oltre a due laterali il presbiterio. Le fonti narrano delle pompose celebrazioni effettuate per il Natale, la Quaresima e la Pentecoste, ma soprattutto di quelle a suffragio dei morti e dedicate a Maria Maddalena, con processioni e scene figurate.

 

 

Nel Cinquecento vi aveva sede la Scuola della Madonna della Pazienza che riscuoteva grande devozione tra i vicini, culto protrattosi fino al secolo scorso: con la soppressione nel 1797 della vicina chiesa parrocchiale di S. Agata dell’Ordine Teatino, la chiesa di S. Maria Annunciata assunse il nuovo nome di S. Agata nel Carmine e questo anche per condensare simbolicamente nella sua titolazione le due antiche chiese, care alla devozione degli abitanti della contrada. Il chiostro del convento appartiene ad un periodo di poco successivo alla fabbrica della chiesa e può essere considerato eretto a breve distanza, ma una parte del convento all’arrivo dei Carmelitano doveva già esistere, perché dall’esame delle colonne del loggiato alcuni capitelli presentano elementi quattrocenteschi di riutilizzo.

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