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Quella notte in cui ho inventato gli occhiali con le lenti ricamate

Quella notte in cui ho inventato gli occhiali con le lenti ricamate
05 Aprile 2017 ore 10:00

«È successo una notte, non riuscivo a dormire. Pensavo alla possibilità di un occhiale innovativo, qualche cosa che non si fosse ancora visto. Ne avevamo parlato a lungo con mio marito, Iuri. Quella notte mi venne in mente che avrei voluto ricamare le lenti. Sì. Che volevo realizzare un occhiale fatto soltanto con le due stanghe, il ponte fra le due lenti che si appoggia sul naso. E le lenti. Basta. Fino a qui niente di nuovo, sono gli occhiali detti “glasant ”. Ma io avevo immaginato un filo ricamato sulla lente. Quando Iuri si è svegliato gliene ho parlato. Abbiamo cominciato così».

 

 

Laura Spada parla insieme al marito Iuri Gionchilie nel loro negozio alle Cinque Vie, in città, sotto il portico, appena al principio di via San Bernardino. Un normale negozio di ottica. Tanti occhiali, montature. Un piccolo telescopio all’ingresso, color del cielo nelle notti di luna piena. Negli ultimi mesi la vita del negozio è cambiata, è partita una start up, la nuova impresa degli occhiali con le lenti ricamate. Spiega Iuri Gionchilie, figlio d’arte (anche il papà, Arturo, faceva l’ottico, alla Malpensata): «Non è stato facile perché per ricamare le lenti con i fili è necessario che il bordo del vetro (in realtà si usa policarbonato) sia tutto forato. E all’inizio abbiamo buttato via centinaia di lenti perché il policarbonato si rompeva, si scheggiava… Il materiale andava forato, tagliato con precisione estrema, con eleganza. Ora abbiamo brevettato la tipologia di lavorazione, la “lente cucita”, un brevetto europeo».

Iuri Gionchilie e Laura Spada si sono conosciuti sui banchi di scuola, al corso per ottici dell’istituto Calvi. Affinità elettive. Racconta Laura: «Avevo lavorato in un negozio di ottica a Zingonia, ho frequentato l’istituto Calvi, ci siamo conosciuti. Abbiamo messo su casa insieme, abbiamo cominciato anche a lavorare insieme nel negozio di via Sant’Alessandro, poi ci siamo trasferiti qui, un luogo meno di passaggio, ma molto più spazioso, che ci ha consentito anche di intraprendere questa avventura».

 

 

L’idea non nasce dal nulla, dicono Iuri e Laura. Racconta Iuri: «Da tempo avevamo deciso di rivolgerci verso marchi di nicchia, di non tenere le marche di occhiali che si trovano in tutti i negozi. Volevamo proporre qualcosa di diverso. Così abbiamo cominciato a vendere marchi come l’americano Moscot, il francese J.F. Frey, l’ungherese Vinilize che prepara montature con parti di dischi in vinile. Abbiamo un’azienda tirolese che realizza montature di carta… Così abbiamo concepito una proposta nostra, che fosse originale»

La consacrazione nel febbraio scorso alla fiera Mido (Mostra internazionale dell’ottica) di Milano, dove sono convenuti operatori da tutto il mondo. L’interesse per gli “occhiali ricamati” è stato lusinghiero. Dice Laura: «Il primo a venirci a trovare è stato un texano, con tanto di cappello da cowboy. I contatti sono stati molti e adesso abbiamo ordinazioni da diversi Paesi, dall’Indonesia, dal Canada, da un ottico di Beverly Hills che sembra che sia il più gettonato dalle star di Hollywood. Stiamo a vedere. Per soddisfare gli ordini, io e Iuri lavoriamo giorno e notte». Ricami colorati, di filo di cotone cerato o di pelle. Dice Iuri Giunchiglie: «Abbiamo dovuto realizzare una macchina particolare, un metodo che brevetteremo. In fiera è venuta a trovarci un’esperta della Zeiss, la celebre industria di lenti. Non credeva che fossimo riusciti a forare il policarbonato delle lenti con quella precisione. Il policarbonato è molto difficile da lavorare, in effetti. Ma dopo un anno di allenamenti e con questo macchinario che abbiamo allestito, ce la facciamo».

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