Dal 4 luglio al 13 ottobre

Questa estate non perdetevi il gran ritorno a casa del Moroni

Questa estate non perdetevi il gran ritorno a casa del Moroni
04 Luglio 2019 ore 09:20

È l’estate di Giovan Battista Moroni, è l’estate del Moroni in Val Seriana: la grande Deposizione di Cristo nel sepolcro, dopo oltre due secoli, ritorna nei luoghi in cui è nata e inaugura il museo diffuso “Moroni in ValSeriana”. Nell’anno in cui New York riscopre Giovan Battista Moroni con la mostra alla Frick Collection e dopo il successo della retrospettiva alla Royal Academy di Londra, la Val Seriana, la terra che gli diede i natali, dedica al celebre artista rinascimentale un progetto culturale articolato. Dalla collaborazione tra l’Accademia Carrara e PromoSerio (agenzia di valorizzazione territoriale, culturale e turistica), e il coinvolgimento di associazioni ed enti culturali attivi in Valle, nasce il ritorno a casa della grande e scenografica tela raffigurante la Deposizione di Cristo nel sepolcro realizzata dal Moroni nel 1566 per la perduta chiesa di Santa Maria Ad Ruviales in Gandino. Il dipinto ha il notevole formato di 215 x 185 ed è firmato e datato in basso a sinistra: «IO. BAPT. / MORONUS P. / 1566».

 

 

La mostra. La Deposizione rimase conservata nella bella chiesa di Santa Maria ad Ruviales, dotata di ben dieci altari laterali, fino al 1798, in piena stagione napoleonica, quando il dipinto venne requisito dal governo. Inizialmente destinato alla erigenda Pinacoteca di Brera e requisito per la Nazione in loco, fu invece successivamente venduto a un privato da parte del Direttore Demaniale di Bergamo prima del 1811. Acquisita dal collezionista Giuseppe Sonzogni, passò in proprietà Ferrari, poi Limonta. Fu proprio la famiglia Limonta a donarla nel 1914 all’Accademia cittadina, dove ancora oggi è parte della collezione esposta nelle sale moroniane (precisamente nella 18). Dal 4 luglio e per tutta l’estate si trasferisce ora nello storico Salone della Valle di Gandino, al centro di una mostra accompagnata dalla narrazione delle sue vicende storiche e artistiche, da un percorso didattico dedicato, e da un ricco programma di iniziative culturali, eventi, tour guidati, conferenze, porte aperte in spazi solitamente non accessibili.

Il dipinto. Vera e propria messa in scena da teatro del sacro, la bella pala d’altare traduce in pittura il pathos e il coinvolgimento emotivo delle statue lignee da processione dei Compianti, con una narrazione vicina alle corde della committenza e dei fruitori, una galleria profondamente umana di gesti ed espressioni, e volti che sono ritratti presi in prestito proprio agli abitanti della Val Seriana: «Si dirà che qui la Controriforma sillaba parole di catechismo. Gli è che a sillabarle risulta la gente, la più povera gente e l’orazione che ne esce, giusto come il dolore, attinge nella sua umiliata, marmorea fissità, la grandezza di una fede neobiblica…» (Giovanni Testori, 1978). La tela, inoltre, è una sintesi eccezionale della tavolozza del Moroni, qui insolitamente accesa, in un incrocio suggestivo di gamme di rosa, azzurri, gialli, verdi, bianchi, neri e terre.

 

 

La Carrara e PromoSerio. La mostra avvia una percorso pluriennale di collaborazione tra PromoSerio e Accademia Carrara, dedicato alla riscoperta del patrimonio della Pinacoteca cittadina direttamente sul territorio, con il trasferimento temporaneo di importanti opere nel prossimo triennio. Il catalogo scientifico (Lubrina Ed) che accompagna la mostra di Gandino inaugura così una nuova collana del museo dedicata ai ritorni sul territorio, con contributi di Orietta Pinessi, Paolo Plebani, Silvio Tomasini, Piero Gelmi e Gustavo Picinali. L’esposizione diventa poi il cuore di “Estate del Moroni”, che propone itinerari tematici e visite guidate alle realtà storiche e architettoniche di Gandino, conferenze, collegamenti con le principali manifestazioni del territorio e l’allestimento presso la sede espositiva di un ufficio turistico ad hoc. In particolare, il focus moroniano si propaga allo straordinario complesso della Monumentale Basilica di Santa Maria Assunta con l’annesso Museo di arte sacra; al prezioso “compianto” quattrocentesco in terracotta custodito nella chiesa di San Giuseppe e proveniente anch’esso dall’antica chiesa di Santa Maria Ad Ruviales (demolita nel XX secolo, di cui si conservano la croce e la sala capitolare dell’antico convento francescano); alla chiesa di Santa Croce che ospita due grandi dipinti che alludono nei secoli XVII e XVIII all’opera moroniana. E, naturalmente, all’antico luogo di custodia della Deposizione, solitamente non accessibile. Si tratta dell’antica parte del chiostro e la sala capitolare, entrambi ornati da interessanti affreschi.

Il museo diffuso. «[…] pareva a me cosa preclara dedicargli un volumetto, di quelli che usavano un tempo e che tanto volentieri ancor oggi, quando ne venga necessità, si prendon tra mano e si consultano; dove preoccupazione, desiderio e conoscenza venissero legati e, per dir così, sigillati al Moroni e alla valle in cui egli ebbe a nascere, a vivere e a operare…». Così nel 1978 Giovanni Testori nel sul “volumetto” dedicato al Moroni in Val Seriana che idealmente riprendiamo nel nostro itinerario dedicato alle opere di Giovan Battista Moroni di cui ancora Testori scrive: «Albinese o si dovrà dire valserianese?». E proprio la Val Seriana sarà protagonista del museo diffuso “Moroni in Val Seriana”, un “cammino” che da Ranica arriva a Fino del Monte passando per tanti paesi della Valle. Opere sacre in cui il paesaggio, quello della sua Valle appunto, diventa una sorta di coprotagonista per avvicinare felicemente l’immagine sacra alla realtà dei devoti. Il Moroni “ritrattista” e il Moroni “religioso” uno stesso mondo, quello di un pittore profondamente radicato nella vicenda umana e religiosa della sua terra. Un itinerario che, come dicevamo parte da Ranica, fa tappa a Villa di Serio, Nembro, Albino, Fiorano al Serio, Oneta, Parre e si conclude a Fino del Monte. Sono i luoghi ai quali l’artista ha lasciato in eredità straordinarie opere di soggetto sacro, ben tredici tra pale d’altare, polittici e stendardi. A differenza dei ritratti moroniani, che sono dispersi in tutto il mondo, queste opere sono, ancora oggi, custodite e fruibili nei contesti per cui sono state concepite, narrando di un intenso dialogo dell’artista con la sua terra. Filo conduttore del percorso è infatti il paesaggio della Val Seriana, che fa da sfondo in tutte le opere e scelto da Moroni come punto di incontro tra la vita quotidiana e la fede.

 

 

Il nuovo museo diffuso ripercorre, dunque, gli anni in cui l’artista strinse il rapporto più autentico con la sua valle natale e riscopre l’eccezionalità di una produzione sacra fino a oggi messa in ombra dalla fama dei ritratti. Contrassegnato da quell’inconfondibile colore rosa, che insieme al nero è vera e propria cifra cromatica di Moroni, e valorizzato con apposita segnaletica, mappe, apparati didattici, il museo diffuso si può percorrere in autonomia o partecipando ai “Tour in rosa”, programma estivo di itinerari guidati, con servizio di bus navetta. Un filo rosa corre, dunque, tra capolavori del sacro che segnano il mondo poetico di Moroni: dalla seta dell’abito sontuoso indossato dalla principessa che entra in scena con San Giorgio nel famoso polittico di Fiorano alla semplice tunica del solitario Cristo portacroce di Albino, passando per le pieghe cangianti di manti, veli, camicie e turbanti sfoggiate dai santi che popolano tutte le altre opere seriane. Ancora: un comun denominatore lega il nostro tour proprio partendo da Ranica. Il polittico di Ranica è uno dei migliori esempi del Moroni ritrattista all’interno della pittura religiosa: l’intensità e la penetrazione psicologica si concentrano nel giovane Giovanni Evangelista che sembra aver interrotto momentaneamente la lettura del testo sacro per rivolgere lo sguardo all’osservatore al fine di richiamarne l’attenzione. Ritroveremo quindi questo tentativo di umanizzare sempre più i personaggi delle pale sacre in tutto il percorso moroniano in Valle.

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