Per non dimenticare

Il ricordo della diga maledetta Il Gleno fra memoria e natura

Il ricordo della diga maledetta Il Gleno fra memoria e natura
Viva Bèrghem 01 Dicembre 2018 ore 07:15

All’alba del primo dicembre 1923, Francesco Morzenti era l’unico sorvegliante della diga di Pian del Gleno e il principale testimone della catastrofe, ma il suo resoconto dei fatti, rilasciato alla stampa e agli inquirenti, varia alquanto in relazione a quando e a chi lo dichiarò.

In una delle prime versioni, Morzenti raccontò di aver ricevuto una telefonata dalla centrale idroelettrica di Molino di Povo, verso le sette del mattino: l’interlocutore gli ordinò di aumentare la portata dell’acqua inviata alla centrale idroelettrica. Morzenti lasciò la cabina di controllo e si avviò verso la passerella a valle della diga, posta sotto i possenti piloni nella parte centrale della gola. Era buio, piovigginava ed era già arrivata la prima neve che imbiancava le cime. Mentre azionava il volano per aprire la valvola della saracinesca di scarico, sentì un tonfo, una vibrazione, quasi un piccolo terremoto, caddero sassi. Poi vide una fessurazione allargarsi da uno dei piloni; fuggì, riuscendo a stento a salvarsi.

Quella tragica mattina sei milioni di metri cubi di acqua e fango si riversarono dall’enorme fenditura della diga sui villaggi sottostanti, causando 356 vittime accertate ma, probabilmente, i deceduti furono di più; qualcuno scriverà quasi cinquecento. L’ondata fu preannunciata da un violento spostamento d’aria che iniziò l’opera di distruzione, strappando le vesti a chi si trovava all’aperto, seguita dalla massa d’acqua che dopo aver devastato i centri abitati della valle, si esaurì nel lago d’Iseo. L’ondata distrusse Bueggio e sommerse Dezzo, dove si svilupparono rapidi incendi e deflagrazioni nella fornace di ghisa e nella centrale idroelettrica. Il processo penale, celebratosi fra gennaio 1924 e luglio 1927, condannò il proprietario dell’impianto, l’azienda Viganò, il progettista e direttore dei lavori, l’ingegner Giovan Battista Santangelo, e l’impresa costruttrice ad alcuni anni di reclusione, poi condonati, oltre al risarcimento dei danni ai superstiti da parte della Viganò. Il giudizio dei periti del tribunale fu lapidario: la diga era stata malamente costruita; al giudizio dell’accusa si associò quello popolare in un coro di proteste contro gli impianti idroelettrici

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L’Archivio della memoria. L’incipit del libro Il crollo della diga di Pian del Gleno: errore tecnico?, scritto nel 2007 da Umberto Barbisan, riassume per sommi capi gli eventi di 95 anni fa, il tragico bilancio di vittime in tutta la Valle di Scalve e una storia di processi e dubbi mai del tutto chiariti. Il disastro del Gleno resta tuttora una ferita aperta che invita alla riflessione, suggerendo un percorso fra storia e natura a un numero sempre crescente di turisti che salgono in quota da Vilminore di Scalve. Negli ultimi mesi è cresciuto in Val di Scalve un progetto denominato “Gleno. Archivio della Memoria” e oggi, sabato 1 dicembre, alle 16.30, nella Sala Consiliare del Palazzo Pretorio di Vilminore di Scalve verranno presentati i primi risultati. «Il progetto finanziato da Regione Lombardia e promosso dalla Pro Loco di Vilminore e dalla Biblioteca Civica Manara Valgimigli con il sostegno del Comune di Vilminore di Scalve – spiegano i promotori – ha l’obiettivo concreto di costituire un archivio digitale e consultabile online con i documenti che riguardano il disastro della Diga del Gleno. Con questa iniziativa, la Pro Loco intende raccontare la presenza e il significato della Diga oggi, tra le persone che abitano la Valle, per creare una banca della memoria legata al Gleno. A tre mesi dall’avvio del progetto e in occasione del 95° anniversario del crollo, si presenta alla popolazione il primo bilancio delle attività: la struttura dell’archivio, le possibilità di consultazione, alcune delle testimonianze già raccolte, ma anche il lavoro che è stato fatto attraverso i social network, in particolare su Facebook». Nel corso dell’incontro, dopo i saluti istituzionali, interverranno l’antropologo Loris Bendotti, coordinatore del progetto, e Letizia Capitanio, grafica che si è occupata della realizzazione del sito.

 

Foto di Antonio Milesi per BergamoPost
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Una stupenda escursione. Al di là di quei tragici giorni, la salita alla Diga del Gleno offre un cammino per nulla impegnativo: circa un’ora dai 1.267 metri dell’abitato della frazione Pianezza, cui in estate si accede grazie a un efficiente servizio navetta che sale dal centro del paese. Il sentiero parte in prossimità della chiesa (vicino a una fontana). Dopo aver attraversato prati e raggiunto alcune baite, si sale a quota 1.500 lungo una bella mulattiera in prossimità di una condotta forzata. L’ultimo tratto, praticamente pianeggiante, conduce ai ruderi imponenti e inquietanti della diga (mt. 1.534), attraversando un bosco e un successivo tratto scavato nella roccia. Il sentiero regala panorami incredibili che spaziano sulla valle, mentre dietro agli inutili bastioni in cemento c’è un incantevole lago artificiale, con il piccolo chiosco (che qualcuno in valle chiama barachì) utile per un piacevole ristoro.

L’importanza di ricordare. Ora il dovere della memoria (anche in vista del Centenario, che ricorrerà fra cinque anni) intreccia le strade degli escursionisti, offrendo spunti di conoscenza coordinati e apprezzati. «Spesso chi scende dopo aver visitato la Diga – spiega Miriam Romelli della Biblioteca Comunale – chiede notizie sulla storia di quel luogo. Era importante quindi creare uno spazio per raccontare un fatto che ha segnato profondamente la storia della Val di Scalve e che ha comportato ingenti perdite, di vite, di case ma anche di luoghi di ritrovo e socializzazione». A distanza di quasi un secolo, le vie della storia diventano quelle degli escursionisti di oggi, che apprezzano panorami, pascoli e natura. Oltre che dal percorso classico che sale da Pianezza (in corso ulteriori lavori di miglioramento da parte dei volontari), alla Diga del Gleno si può salire anche dalla frazione Bueggio, con uno sviluppo più impegnativo, oppure dalla frazione Nona, con un sentiero che negli ultimi anni ha ottenuto crescenti apprezzamenti. La Val di Scalve si racconta attraverso una storia millenaria e una natura limpida e forte. Come la sua gente. Per informazioni: Pro Loco Vilminore 034651002 oppure il sito www.scalve.it.

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