Le scuole per Bergamo Scienza

Il Liceo Romero di Albino e il suo “laboratorio suonato”

Il Liceo Romero di Albino e il suo “laboratorio suonato”
Viva Bèrghem 07 Ottobre 2014 ore 16:55

Quello appena passato è stato un fine settimana all’insegna della scienza, per Bergamo. Lungo il Sentierone, infatti, una ventina di scuole aderenti al festival di Bergamo Scienza hanno presentato il proprio progetto alla grande folla. Strane calamite, biscotti “magici”, provette, liquidi che in pochi secondi divenivano solidi: questo si poteva vedere negli stand che sabato e domenica pomeriggio hanno animato la città. Tra un esperimento e l’altro, al limite tra chimica e magia, anche il sottofondo musicale ha fatto la sua (originalissima) parte.

Come nel caso dello stand dell’istituto Oscar Romero di Albino, dove gli studenti delle classi di quinta superiore hanno presentato il loro progetto Un laboratorio suonato, dal cui gazebo provenivano le sonorità più disparate. Che non nascevano da strumenti musicali, quanto piuttosto da strumenti della quotidianità. L’idea di trasformare comunissimi oggetti (come un barattolo di yogurt, un omino, bottiglie, e tubi idraulici) in mezzi di propagazione musicale è stata di Giancarlo Cavagna, professore di Fisica dell’Istituto, che ha spiegato come il progetto, iniziato nel secondo semestre dello scorso anno scolastico e poi concluso qualche settimana fa, abbia preso vita.

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Cosa ne pensano gli studenti. I ragazzi del Romero hanno accolto con grande entusiasmo la partecipazione alla rassegna Bergamo Scienza perché, nonostante l’impegno richiesto, il programma scolastico è stato spesso piacevolmente stravolto e destrutturato. E anche se le nuove attività laboratoriali a cui si sono dovuti prestare hanno richiesto un’attenzione maggiore, la soddisfazione a lavoro concluso è stata tanta, e ogni sforzo è stato ripagato dal successo del progetto. «Questa è la prima volta, e siamo un po’ emozionate» racconta una di loro. «Abbiamo fatto degli incontri con un esperto, Marco Testa, che ci ha spiegato come approcciarci con i bambini. Ci ha consigliato di invitarli a scoprire da soli i meccanismi. Spiegare a dei bambini che non sanno nulla di fisica del suono è complesso: bisogna trovare il modo di essere più diretti e resistere alla tentazione di dar loro subito la soluzione. Ovviamente un bambino non si aspetterebbe mai di poter suonare un barattolo di yogurt. L’obiettivo è centrato quando riesco a portare un bambino a dire: voglio provare anche io».

Come è nato il progetto musicale. Di formule complesse, si sa, la Fisica ne ha a non finire. Ma il professor Cavagna, con le sue allieve, ha messo in pratica un procedimento di apprendimento inverso, per cui ha inizialmente mostrato il fenomeno di generazione e propagazione del suono e solo successivamente ha completato la spiegazione con formule, numeri e percentuali. È stato un percorso complesso e impegnativo; spiega il professor Cavagna: «Le allieve, prima di tutto, devono studiare il più possibile nel dettaglio la fisica del suono. Poi, quando i concetti sono ben chiari, iniziano a elaborare il progetto, a costruirlo passo per passo. L’ultima fase è la più interessante e anche la più complicata, perché gli studenti devono riuscire a rendere gli strumenti utilizzati in oggetti pedagogicamente adatti ai bambini. Questo vuol dire che devono trasmettere la spiegazione usando un linguaggio appropriato, naturalmente senza formule e senza concetti complessi».

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Una sfida al quadrato. Nel contesto dell’istituto di Romero, il progetto Un laboratorio suonato ha comportato una sfida duplice, poiché l’ambizioso obiettivo era quello di padroneggiare con destrezza un concetto fisico, ma all’interno di una scuola ad indirizzo umanistico. «Spesso il liceo delle Scienze Umane viene scelto perché si vuole evitare la matematica», continua Cavagna, «E dopo la maturità chi sceglie di proseguire gli studi si iscrive a Scienze della Formazione, dell’Educazione, per lavorare nell’ambito educativo, formativo. E quindi, studenti che hanno odiato la matematica e la fisica, paradosso dei paradossi, si trovano poi ad insegnare magari scienze ai bambini. Questo è un problema sociale. Va bene che non si approfondiscano determinati aspetti della matematica, ma l’ambito scientifico è una branca disciplinare che va affrontata alla stregua di un linguaggio, che dev’essere quanto più chiaro e lineare possibile. Le ragazze sanno che la parte più difficile di questa esperienza non è conoscere le nozioni della fisica, ma saper spiegare il fenomeno studiato sia ai bambini che agli adulti. E farlo in modo semplice ed efficace».

E una storia interattiva dei numeri. Accanto a Un laboratorio suonato, la scuola di Albino ha presentato un secondo progetto, Viaggio attraverso il tempo nel mondo dei numeri e del calcolo, curato dalla professoressa di Matematica Paola Carrara, che sviluppa in modo del tutto inusuale il sistema di numerazione, facendo ricorso all’utilizzo di materiale povero (sassolini, fagioli, legnetti). Spiega la prof: «L’attività è un vero e proprio percorso nella storia dei numeri nel tempo, che va quindi dalla nascita dei diversi sistemi di numerazione, a partire dal calcolo degli uomini primitivi fino al calcolo nel Medioevo. Le attività laboratoriali proposte sono correlate da un percorso per immagini e da una storia del calcolo che attraversa le più grandi civiltà della storia (Egizi, Maya, Sumeri, Cinesi). Anche in questo caso, gli studenti hanno avuto parte attiva nell’elaborazione del progetto, a cui si sono dedicati approfondendo soprattutto aspetti storiografici e teorici.

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