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Scoperto un Mantegna alla Carrara

Scoperto un Mantegna alla Carrara
23 Maggio 2018 ore 07:30

Il primo media a darne notizia è stato il Wall Street Journal, che online, nei giorni scorsi, le ha dedicato addirittura l’apertura di sito. Già questo fa capire la portata della scoperta che l’Accademia Carrara ha comunicato ai media bergamaschi la mattina di martedì 22 maggio: nel ricchissimo deposito della pinacoteca cittadina, infatti, è stata rinvenuta un’opera attribuita al grande artista rinascimentale Andrea Mantegna.

 

 

Si tratta di una Resurrezione di Cristo, una tempera e oro su tavola datata fine del 1400 (1492 o 1493). Una scoperta decisamente importante (se non si vogliono utilizzare toni enfatici, che comunque non sarebbero fuori luogo), avvenuta al termine di un progetto importante come la redazione di un catalogo completo intitolato Dipinti italiani del Trecento e del Quattrocento ormai concluso e che verrà pubblicato probabilmente a fine giugno. A curare quest’opera è stato Giovanni Valagussa, storico dell’arte e conservatore della collezione Carrara, che durante l’incontro con la stampa ha spiegato il lavoro svolto e come si è imbattuto in questa incredibile scoperta. «Tra i tanti quadri presi in analisi, c’era anche questo, considerata un’opera della scuola mantegnesca ma nulla più. In realtà, da subito io e i colleghi ci siamo accorti dell’incredibile valore. La precisione dei particolari, della tecnica utilizzata. Ma ovviamente tutto questo non ci aveva portati all’attribuzione. È stata invece la scoperta di una piccola crocetta d’oro dipinta sulla parte bassa della tavola a mettermi sul chi va là. Dopo una serie di studi e ricerche, infatti, abbiamo capito che questa Resurrezione di Cristo era solo una metà di un’opera più ampia comprendente anche una Discesa di Cristo al limbo e siamo anche stati fortunati a trovare la seconda metà dell’opera complessiva, che combacia perfettamente con quella rinvenuta nei nostri depositi». Si tratta di una tavola storicamente attribuita al Mantegna e che la casa d’aste newyorkese Sotheby’s, nel 2003, ha venduto a un misterioso compratore per ben 28,3 milioni di dollari. Da allora non è più stata esposta.

 

[Da sin: Giovanni Valagussa, Giampiero Bonaldi e Maria Cristina Rodeschini]

«È una soddisfazione incredibile – commenta Maria Cristina Rodeschini, direttore dell’Accademia -. Ma anche la dimostrazione di come il cammino di riscoperta e analisi dell’immenso tesoro racchiuso nella nostra pinacoteca sia fondamentale per valorizzare tutto questo. La ricerca scientifica, dunque, paga più di qualsiasi altra cosa ai fini della valorizzazione del patrimonio custodito. E tenete conto che questo primo volume del catalogo è, appunto, soltanto il primo. Chissà che il nostro deposito non ci regali altre perle…». Quest’opera attribuita al Mantegna arrivò a Bergamo a metà Ottocento, quando Guglielmo Lochis la acquistò da una signora milanese di cui si sa soltanto il nome (Assunta). Fu poi restaurato da Alessandro Brisson prima di entrare a fare parte del patrimonio artistico della Carrara. Ora, prima di poter essere visibile a tutti i visitatori, necessiterà di un nuovo restauro, «ma non eccessivamente invasivo – spiega Valagussa -. Sarà un restauro delicato, complicato ma non eccessivo». Se tutto filerà liscio, tra sei mesi il quadro sarà riconsegnato al suo splendore. E a quel punto sarà compito dell’Accademia valorizzare un’opera di tale importanza, che va ad aggiungersi alle altre due opere del Mantegna già custodite nella pinacoteca bergamasca: la Madonna col bambino (una tempera non verniciata) e un San Bernardino.

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