Menu
Cerca
Le scuole per Bergamo Scienza

La Scuola Media di Trescore e la magia di chimica e magneti

La Scuola Media di Trescore e la magia di chimica e magneti
Viva Bèrghem 23 Ottobre 2014 ore 11:00

Cleopatra si curava attraverso il magnetismo e noi ingeriamo ferro e, per di più viviamo in un immenso campo magnetico, tra due poli che ogni tanto si invertono. Per la XII di Bergamo Scienza, l’Istituto della Scuola Media di Trescore Balneario, con i due progetti Magnetismo: tra storia e quotidiano e Chimica: tra storia e quotidiano, ha invitato i suoi ospiti ad esplorare cosa si nasconde nel fondo di una calamita e nella nube che si alza da una reazione chimica raccolta in provetta.

Il laboratorio, la magia della scienza. Magnetismo e chimica sono i temi dei due laboratori presentati dalla Scuola Media di Trescore che quest’anno è entrata a far parte, per la quarta volta, del ventaglio di iniziative firmate Bergamo Scienza. Curato dal professore Michele Marcaccio, il progetto si è rivelato essere un percorso dedicato alla scienza, certo, ma sul curioso sfondo della storia: gli ottanta allievi delle tre classi terze coinvolte, infatti, tra un becco Bunsen e una calamita, hanno ricondotto gli esperimenti alle fasi storiche dei due ambiti scientifici. Siamo nel Rinascimento, per esempio, quando Paracelso (medico-alchimista-astrologo svizzero) era convinto di poter curare le malattie estraendo le forze negative contenute nei pazienti attraverso una calamita. E veniamo invece catapultati tra il V  e IV secolo a.C., quando scopriamo che Platone affermava che i magneti attraggono quanto la poesia. Dai primitivi al nuovo millennio, e tra aneddoti e formule un po’ più importanti, i visitatori sono stati invitati ad inoltrarsi in un vortice di gioco, magia e curiosità.

8 foto Sfoglia la gallery

Il laboratorio come metodo di didattica. Anche se le guide che hanno collaborato al progetto sono esclusivamente gli allievi delle classi terze, nella scuola di Trescore la prospettiva di Bergamo Scienza inizia a prendere forma fin dal primo anno delle medie. «Quando i ragazzi sono in prima media, organizziamo una sorta di Bergamo Scienza tra di noi, in cui gli studenti presentano i progetti ai bambini della scuola materna e delle elementari. E la cosa è reciproca, per cui gli stessi bambini, in cambio, preparano qualcosa da mostrarci. In questo modo gli allievi arrivano al terzo anno di scuola secondaria con una certa preparazione al clima del laboratorio», spiega il docente.

La rassegna in onore della Scienza, a Trescore, si è dunque trasformata in qualcosa che va oltre la semplice esibizione di un progetto nelle due settimane previste, divenendo, piuttosto, un vero e proprio modello rivoluzionario di fare didattica. Come afferma il docente: «Bergamo Scienza, in fondo, rappresenta il mio modo di lavorare con loro, che non è trasmettere tante informazioni, ma concentrarsi anche sull’aspetto pratico. Spiegare qualcosa a qualcuno che non lo sa è il modo più sicuro per apprendere davvero». Il progetto, in questi termini, assume dimensioni molto più vaste e molto più impegnative. A partire dall’inizio del secondo quadrimestre, infatti, il programma canonico viene stravolto e indirizzato verso un unico obiettivo: Bergamo Scienza. Una fatica ricompensata appieno, per l’Istituto, che quest’anno ha visto i dieci mesi di lavoro dedicati ai progetti essere premiati per la terza volta. «Questo per noi è la conferma che siamo sulla strada giusta».

8 foto Sfoglia la gallery

Due laboratori studiati per tutti. «Nei nostri laboratori vogliamo che tutti, senza eccezioni, possano accedere agli esperimenti, e puntiamo a ricreare un ambiente che sia adeguato a rispondere alle esigenze di ciascuno», continua il professore. È per questo motivo che, nella progettazione dei laboratori e nella conseguente formazione dei ragazzi, è tenuto in forte considerazione l’aspetto dell’inclusività: tutte le attività sono ideate per rispettare le esigenze dei bambini ospiti, anche quelli affetti da diverse forme di disabilità. «Ci teniamo a sottolineare che se arriva qualcuno in difficoltà deve avere la priorità e le guide devono trovare sempre il modo di accoglierlo. L’anno scorso, per esempio, tutti gli esperimenti erano stati ideati con la comunicazione aumentativa per i bambini autistici». Alla formazione dei ragazzi-guida concorre infatti una figura esterna esperta nel campo della disabilità, per provare a trasmettere ai ragazzi quali siano le difficoltà di un alunno in sedia a rotelle, o con dei limiti uditivi o visivi. «Forse a qualche ragazzo resterà un millesimo di quello che abbiamo tentato di trasmettere, ma noi vogliamo provarci comunque», conclude Marcaccio.

Dalla Bielorussia a Trescore: i piccoli ospiti stranieri. Il progetto per Bergamo Scienza, per la scuola di Trescore, ha assunto uno stampo anche internazionale. Quaranta bambini bielorussi, giunti in Italia per prendere una pausa dallo stretto contatto con le zone radioattive di Chernobyl, hanno infatti varcato le porte dell’Istituto per visitare il laboratorio, non senza un pizzico di paura e disorientamento. Ma non sono servite troppe parole affinché la squadra di Trescore riuscisse a trasformare il tentennamento dei piccoli in ciò che si rivela essere, in fondo, il vero cuore di Bergamo Scienza: trasmettere messaggi attraverso il divertimento.

«Quando l’Associazione di Bergamo ci ha chiamati per farci sapere che il nostro progetto, presentando momenti molto giocosi, rispondeva perfettamente alla richiesta di accoglienza di bambini stranieri, abbiamo subito preso la palla al balzo. Le guide sono state un po’ spaventate, ma l’entusiasmo alla fine ha vinto su tutto». Così, armati di un mini vocabolario di italiano-russo e, soprattutto, di alcuni interpreti, i ragazzi hanno accolto i bambini stranieri che, alla fine, avrebbero voluto non andarsene più. «Per tutti è stata una piacevole sorpresa: alcuni miei studenti mi hanno fatto notare come i piccoli ospiti bielorussi fossero più interessati di altri ragazzini italiani venuti a visitare i laboratori. All’inizio pensavamo di gestire la cosa in modo diverso, magari con un unico ragazzo che spiegasse e le traduttrici che mediassero, ma poi abbiamo deciso di fare come sempre e di dividere i piccoli in gruppetti. Anche i gruppetti sprovvisti di mediatore linguistico non hanno avuto problemi. Quando si tratta di giocare insieme, in fondo, è difficile che ce ne siano».

Condividi
Top news
Glocal news
Video più visti
Foto più viste
Idee & Consigli