Le scuole per Bergamo Scienza

La Scuola Agroalimentare e la sua saponetta ecosostenibile

La Scuola Agroalimentare e la sua saponetta ecosostenibile
Viva Bèrghem 24 Ottobre 2014 ore 13:26

Il sapone si è arricchito attraverso la natura, in occasione della XII Edizione di Bergamo Scienza. E, precisamente, attraverso la natura dei campi di Caravaggio, proprietà della Scuola per Lavorare nell’Agroalimentare, che quest’anno ha partecipato per la prima volta alla rassegna di Bergamo Scienza con il progetto Sapone sostenibile a impatto zero. Circa trenta studenti dell’Istituto hanno accompagnato gli ospiti alla scoperta di…una semplice saponetta. Che è diventata simbolo dell’ecosostenibilità.

Una saponetta ecosostenibile. Sono bastati un po’ di olio di frittura usato, della cenere e altro materiale di scarto per scoprire come realizzare un sapone ecosostenibile. E, elemento indispensabile, la squadra di studenti della scuola di Agroalimentare che, nel ruolo di guide, erano pronti a spiegare ai visitatori le fasi scientifiche e decorative che compongono una delle invenzioni più azzeccate del genere umano: la saponetta. «Conoscevo la rassegna dalle scuole superiori» spiega la docente di storia, italiano e diritto Monica Fiorinelli che, insieme al responsabile Federico Pelucchi, ha curato passo dopo passo la realizzazione del progetto. «Poi, finalmente, a febbraio abbiamo deciso di partecipare, perché oltre ad essere un’ottima vetrina per la nostra scuola, è stata un’occasione per mettere in campo i nostri ragazzi».

Il laboratorio, di stampo prettamente pratico, consisteva in una prima fase di spiegazione dove, attraverso la proiezione di alcuni video, veniva mostrato agli ospiti il lavoro dietro le quinte dei ragazzi dell’Istituto, processo durante cui, sommando cenere, acqua, olio e amido, veniva creata la liscivia, la miscela detergente a impatto zero che conferisce alla saponetta un colore grigio-fumo. Una volta filtrata, poi, la liscivia perdeva la caratteristica tinta grigia, e la saponetta bianchissima diventava l’oggetto artistico su cui i piccoli ospiti potevano dare spazio alla propria creatività, decorandola con erbe aromatiche e oli essenziali, colti e ricavati dai due campi rispettivamente a nord e a sud di Caravaggio.

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Oltre la scienza, per mettersi in gioco. Puntare i riflettori sul concetto di ecosostenibilità e sul riciclo, questo uno degli scopi principali del laboratorio. Ma nella scelta di aderire alla rassegna è stata particolarmente forte, da parte dei docenti, anche la spinta motivazionale legata all’educazione: «La nostra scuola ha un profilo professionale di stampo agrario, per questo l’aspetto pratico è essenziale», spiega la docente. «Trattare il lato scientifico è stato certamente bellissimo, ma quello che per me contava davvero era che i ragazzi si mettessero in gioco, allargassero gli orizzonti e andassero oltre il campo agronomico, loro competenza principale. In molti tra i miei studenti non sapevano che cosa fosse Bergamo Scienza e temo che nella Bassa bergamasca l’evento sia scarsamente preso in considerazione».

Un’occasione per mettere in atto la propria specializzazione dunque, ma anche la possibilità di sfidare se stessi in un’esperienza unica e irripetibile. «Tante volte temono che le attività extra-scolastiche siano una fatica inutile, mentre queste avventure possono arricchirli. In questi giorni si sono messi alla prova con la gestione dei bambini, dei disabili, e anche quando si è trattato di dover gestire ragazzi delle superiori erano certo un po’ intimoriti, all’inizio, ma poi qualcuno mi ha detto “Prof, è stato divertente, posso rifarlo?”».

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La parola alla preside e ai ragazzi. Tutti coloro che hanno partecipato al progetto si dicono soddisfatti e la voglia di mettersi nuovamente all’opera è condivisa anche dalla Preside Emanuela Valietti: «Il riscontro è stato ottimo e certamente è un’esperienza da rifare. Stiamo già pensando al progetto dell’anno prossimo. Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dall’utenza domenicale, non ci aspettavamo un riscontro così alto: ma ciò che più ci ha stupiti sono stati i visitatori milanesi; personalmente, non credevo che Bergamo Scienza raccogliesse un bacino di pubblico così ampio».

Il Festival si è rivelato essere una piacevole sorpresa anche per Eric, una delle guide: «I lati difficili non ci sono stati nella mia esperienza di Bergamo Scienza. Sia fare la guida che mettere a punto il progetto ha richiesto energie, è vero, ma è stato bello. È un’esperienza che arricchisce tanto e che ti porta a lavorare sui tuoi limiti. Per esempio, io non sono mai stato una persona paziente ma questa occasione mi ha aiutato a migliorare. Altrimenti, lavorare con i bambini mi sarebbe stato impossibile».

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