Le scuole per Bergamo Scienza

Le elementari di Albino e il percorso “Robotic@scuola”

Le elementari di Albino e il percorso “Robotic@scuola”
27 Ottobre 2014 ore 13:16

Matematica e geometria possono essere appassionanti? La risposta è sì, se per addentrarsi nel cuore del loro intricato universo ci si fosse affidati ai robot realizzati dalla scuola primaria di Albino, che con il progetto Robotic@scuola, ha partecipato alla XII edizione di Bergamo Scienza. Armati di software, sensori e, perché no, di un’anima predisposta all’avventura, queste costruzioni intelligenti, creazioni degli allievi dell’Istituto Comprensivo Fratelli Bulandi, hanno avvicinato i piccoli visitatori ad alcuni concetti matematici, in modo assolutamente alternativo e – paradossalmente – umano.

Un piccolo percorso, con il proprio robottino. Sui tavoli del laboratorio disposti a ferro di cavallo, c’erano PC, robot e dei cartelloni colorati, dov’erano tracciati una partenza e un arrivo. E nel mezzo di questi due punti di riferimento, un percorso fatto di ostacoli da superare, di angoli da svoltare, di curve da seguire e di un canestro da fare. A spiegare come arrivare alla fine del cammino grazie al proprio robottino, c’erano le preparatissime guide della scuola elementare di Albino, gli allievi delle tre classi di quinta che, ad ogni postazione, spiegavano pazientemente ai loro ospiti come programmare le macchine robotiche e dare inizio al tragitto.

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«Praticamente, questi robottini vanno collegati al computer e poi dobbiamo programmarli con i dati, in modo da fargli fare i percorsi. Bisogna stabilire la velocità, i secondi, selezionare i motori giusti per farli svoltare o per far cadere la pallina. Sembra una cosa complessa ma», rassicura Aurora, una delle guide, «la seconda volta che lo si fa sembra già molto più facile, perché basta che tutto venga registrato nel cervello del robottino». Apparentemente, dunque, è “solo” questione di misure da inserire, di tasti da azionare e di manovre da selezionare; ma il lavoro per portare a termine il progetto, in realtà, è stato molto più complesso per le guide, come ha raccontato Laura: «Beh, ci è voluto un bel po’, perché prima abbiamo dovuto costruire e disegnare i percorsi sui cartelloni, poi costruire i robottini con i lego e insomma…ci vuole tanto tempo. Bisogna provare e riprovare, finché, non diventa una cosa automatica».

Le piccole guide e un nuovo modo di fare didattica. Sono stati 54 gli allievi della scuola di Albino coinvolti nel ruolo di guida per la quarta partecipazione dell’Istituto Comprensivo alla rassegna. Emanuele Marchesi, docente e curatore del progetto racconta le impressioni degli alunni: «Gli allievi sono sempre felicissimi, e anche se all’inizio sono un po’ agitati, in mezz’oretta si sciolgono. Per loro, in fondo, diventa un modo di divertirsi, anche se credo che non gli sfugga mai il ruolo di responsabilità che hanno. La cosa che preferiscono, secondo me, è “fare i maestri”. Per loro è come essere dall’altra parte della barricata”. Introdurre la progettazione dei robot all’interno del programma scolastico non è solo un’occasione per partecipare a Bergamo Scienza, ma un metodo didattico per trasmettere agli studenti concetti matematici non così immediati, come i numeri decimali. Per permettere al robot di eseguire il giusto percorso, infatti, la misurazione dei centimetri da percorrere richiede anche l’utilizzo della cara, vecchia virgola tra un numero e l’altro. Un approccio ai numeri decimali, questo, che rende il concetto più concreto e certamente più divertente della famosa torta divisa a spicchi disegnata sulla lavagna.

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Una lunga preparazione e i primi visitatori. La spiegazione del progetto ai giovani studenti viene portata avanti dal docente per tutto il corso dell’anno scolastico precedente. Come spiega Marchesi, infatti, «il laboratorio consiste in tante applicazioni, qualcuna più complessa, qualcuna meno. La volontà, ovviamente, è quella di permettere a chi viene a trovarci per un’oretta di capire il tutto abbastanza in fretta, per poi divertirsi. Di solito io presento e spiego il lavoro alle classi quarte. Così, l’anno dopo, sono pronte a diventare guide per Bergamo Scienza». Ma, nel caso della scuola di Albino, i ragazzi si sono calati nei panni di “maestri di robot” ben prima dell’apertura ufficiale di Bergamo scienza, e con degli ospiti d’eccezione: mamma e papà. «Per farli esercitare, ho pensato che sarebbe stato bello allestire il laboratorio una settimana prima dell’inizio del Festival», ha raccontato Marchesi, «aprendo il laboratorio esclusivamente alle famiglie, per invitarle a fare da cavie. Così, i bambini hanno fatto le prove spiegando ai loro genitori il procedimento dei robot».

E anche se, si sa, mamma e papà, con la loro garantita benevolenza, dovrebbero rappresentare i giudici più desiderabili di sempre, qualcuno, tra gli studenti-guida, non l’ha vissuta così: «Con i miei genitori è stato strano, un po’ mi vergognavo, perché mi conoscono. Mentre fare da guida con i bambini che non conosco è stato più facile: anche se avessi sbagliato con loro, ero sicura che almeno, non li avrei rivisti mai più».

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