L’eptalogo

Sette consigli per scrivere bene Prima regola: copiare dai grandi

Sette consigli per scrivere bene Prima regola: copiare dai grandi
Viva Bèrghem 11 Ottobre 2017 ore 10:15

Che cosa significa scrivere bene? Scrivere forse musicalmente, con ritmo, con parole eleganti, con frasi lunghe e complesse, eppure corrette? Per me, semplicemente, scrivere bene significa trovare le parole giuste per esprimere quello che si vuole dire. Punto. Che lo si faccia con frasi brevi o con frasi complesse, con parole ordinarie o con parole desuete, in perfetta forma sintattica o in modo sgrammaticato non importa. È soltanto importante che le nostre frasi, le nostre parole, riescano a esprimere, a trasmettere, quello che davvero vogliamo raccontare. Che ci aiutino a entrare nel cuore e nella mente per poi portare fuori e lanciare all’esterno quello che hanno trovato. Non è un percorso sempre facile, è un percorso che si impara. Si comincia da piccoli, in casa, si continua a scuola, per strada. Prima con la parola orale, poi con quella scritta. Si impara poi leggendo libri. Si può proseguire anche con dei corsi, dei laboratori di scrittura «creativa». Creativa nel senso che crea, che dà vita a mondi nuovi, frutto della fantasia, della razionalità, dei sentimenti dello scrittore. Crea storie. Crea personaggi. Crea ambientazioni. Trame. Relazioni… Ecco sette indicazioni che io reputo fondamentali.

 

 

Primo: copiate. Veri maestri di scrittura creativa sono i grandi scrittori. Non abbiate paura di copiare, è necessario imitare per migliorarsi, per poi anche sganciarsi dai modelli e individuare un proprio modo di espressione. E allora prendete il vostro autore preferito, prendete una pagina che vi piace, leggetela e rileggetela, chiudete il libro e riscrivetela. Una, due, tre volte. È un ottimo esercizio.

Secondo: individuate un personaggio. Volete scrivere una storia? Avete un’idea? Considerate che sono i personaggi che muovono le storie, sempre. Allora cercate di individuare sempre un protagonista che abbia una sua vicenda personale, immaginate la sua storia e poi fatelo agire secondo la vostra idea di racconto.

Terzo: il contrasto è il motore. Un’idea e un personaggio. E un contrasto. Ogni storia nasce da una dialettica, qualcosa che non abbiamo e che vogliamo raggiungere. Il contrasto genera la trama, che sia lieve o formidabile (come nella tragedia) non importa. Ma è necessario.

Quarto: date vita a un mondo. Quando si scrive di narrativa si dà vita a un mondo. Quindi nella pagina devono fluire immagini, odori, sapori, pensieri, riflessioni, azioni, colori… Tutti gli ingredienti che fanno il mondo. Non dimenticando che il mondo esiste soltanto perché noi lo riconosciamo, lo percepiamo, lo investiamo con i nostri pensieri… Senza il protagonista-personaggio, nemmeno il mondo narrativo esiste.

Quinto: scrivete con sincerità. Non fatevi prendere dalla nevrosi dello «scrivere bene». Scrivete come vi sentite, e se fate errori di grammatica, non preoccupatevi: ci sono tanti correttori di bozze in grado di correggervi. Scrivete nel linguaggio che vi è più consono, che vi aiuta a esprimervi. Anche fosse il dialetto, non c’è problema. Scrivete quello che vi preme davvero.

Sesto: non abbiate paura della pagina bianca. Iniziare non è mai facile, in ogni cosa. Alzarsi al mattino dal letto caldo, iniziare a fare le polveri in soggiorno, uscire per andare al lavoro… anche cominciare a scrivere non è facile. Soprattutto se ci si accanisce nel cercare l’inizio «giusto». Ecco: non cercate mai l’inizio «giusto». Cominciate in qualsiasi modo. Avrete poi tutto il tempo per tornare alla prima riga e riscriverla completamente. Il mio ultimo romanzo ho cominciato a scriverlo da quello che poi è diventato l’ultimo capitolo…

Settimo: la guerra alla banalità. Come coinvolgere il lettore? Si può annoiare perché si è prolissi, lenti. Oppure perché si è troppo rapidi, superficiali. Ma in ogni caso un consiglio: dovete fare la guerra alla banalità. Evitare le frasi fatte, tutto ciò che può sembrare scontato. Le ovvietà. Ecco, questo è già un primo passo. Non scrivete mai «Il prato era verde, il mare azzurro come il cielo». Banalità. Non dà nessuna emozione. Sarebbe molto meglio scrivere: «Il prato era viola, il mare rosso come il cielo…». Subito il lettore si chiederebbe: «Ma che cosa è questa roba? Che cavolo succede?» e gli verrebbe la curiosità…

Bene, buona scrittura!

 

Paolo Aresi tiene corsi di scrittura creativa dal 1992. Il prossimo parte il 30 ottobre, più o meno come tutti gli anni. È ospitato dallo Spazio Mar in via Torretta 4. Per info e iscrizioni, tel. 366. 9036612, oppure 347.8206829.