Lo Spazzolificio Crotti

Storia dei bruscì di Osio Sopra

Storia dei bruscì di Osio Sopra
28 Marzo 2017 ore 11:15

I nomignoli, nei paesi di provincia, sono cosa nota. Gli osiensi, per esempio, sono conosciuti con il soprannome di brùscì. Questo strano nomignolo, che tradotto del dialetto altro non significa che piccola spazzola, è stato affibbiato agli abitanti di Osio Sopra per merito dello sviluppo manifatturiero nella costruzione delle prime scope e spazzole. Risale infatti all’inizio del Novecento il momento storico in qui Osio Sopra inizia a collocarsi, anno dopo anno, nella storia della pulizia industriale. Ne è la riprova lo Spazzolificio Crotti, parte delle aziende storiche del nostro territorio. Lo raccontava già in un articolo del 1967 il cavaliere Giuseppe Crotti (Fonte: Eco di Bergamo, P.G. Locatelli, 1967), narrando la storia di un gruppo di soldati che, un paio di secoli fa, introdussero questa lavorazione proprio ad Osio Sopra.

 

 

La storia, tra leggenda e verità, ci porta al tempo della dominazione austriaca, alla metà dell’Ottocento, quando Francesco Crotti, di professione mulita (arrotino) e bisnonno del cavaliere Giuseppe Crotti, fondatore dell’odierna azienda, si guadagnava da vivere con pochi soldi. Fu così che Francesco, in un normale giorno di lavoro, venne interrotto dal galoppo di numerosi cavalieri. Si trattava di un plotone di soldati austriaci che si fermarono nei pressi per abbeverare e far riposare i cavalli. Uno dei soldati, vedendo la mola, si avvicinò e iniziò ad affilare un pezzo di ferro cilindrico. Dopo averne ricavato un punteruolo trasse dalla sella del suo cavallo una tavoletta di legno, dove iniziò a praticare numerosi fori. L’improvvisato artigiano infilò poi vari mazzetti di fiori ed erba nei fori precedentemente praticati nel legno, e come per magia, agli occhi del mulita Francesco apparve la prima, rudimentale spazzola. Il povero arrotino, che aveva seguito con estrema attenzione il lavoro del soldato austriaco, quando vide allontanarsi lo squadrone a cavallo pensò di dover provare anch’egli a realizzare qualcosa di simile. Nacque così – stando ai racconti – la spazzola. Il mulita decise così di arrotondare il magro stipendio ed iniziò a costruirne in gran quantità.

 

 

Di anno in anno si passò poi da una produzione rudimentale a quella di inizio del Novecento artigianale con l’utilizzo delle prime macchine a pedale, fino quella odierna ormai industriale. Qui si inserisce anche la storia dello Spazzolificio Crotti. Nei primi del 1900 le redini dell’azienda erano nelle mani di Amos Crotti, nipote del famoso arrotino che cinquant’anni prima aveva avviato questa attività. La quantità, la qualità e i bassi costi di produzione gli consentirono il monopolio dell’industria manifatturiera del paese. I ciuffi d’erba della prima rudimentale spazzola furono sostituiti da materiali sempre più idonei, quali crine, setole, nylon e filature metalliche.

Dal 1941 l’azienda passò di mano a Giuseppe Crotti, che con l’aiuto dei suoi 12 figli portò lo spazzolificio a un livello di produzione ancora superiore. Nel 1952 il cavaliere Crotti si vide conferita dalla Camera di Commercio di Bergamo la medaglia d’oro per la sua fedeltà al lavoro. Nel 1978 l’azienda, che ormai era gestita dai figli del cavaliere, ricevette il premio Città di Bergamo. Lo spazzolificio era ormai nel pieno degli Anni Ottanta, sempre più sviluppato tecnologicamente e con materiali sempre più al l’avanguardia. Dopo quasi 200 anni dalla prima spazzola gli eredi Crotti continuano la tradizione che li ha legati al nomignolo di brùscì, portando la produzione delle spazzole in settori sempre più svariati, che vanno dall’uso comune a quello industriale.

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