annoverato tra i borghi più belli d'italia

Storie e leggende delle nostre valli Quando Gromo era la piccola Toledo

Storie e leggende delle nostre valli Quando Gromo era la piccola Toledo
26 Agosto 2019 ore 04:30

E’ la parola latina “Grumus” (che significa collina, altura), a regalare il nome a Gromo, bellissimo borgo medievale della Val Seriana. Bandiera arancione del Touring Club Italiano, Gromo è annoverato tra i piccoli centri storici più belli d’Italia. Questo borgo arroccato in posizione difensiva è caratterizzato dalle case dai tetti di ardesia (le famose “piode” in dialetto bergamasco) ed era soprannominato, durante il medioevo, la “Piccola Toledo”. Un nome dato per le tante fucine presenti e per l’abilità dei suoi abitanti, veri e propri artisti in grado di trasformare il prezioso minerale in armi, scudi e alabarde. Ma non solo.

 

 

Le sue radici. Furono probabilmente i Grumi, antico popolo celtico, i primi a colonizzare questo borgo. Gia Plinio il Vecchio citava (nei primi anni dopo la nascita di Cristo) i condannati dai romani a scavar metalli nelle miniere dell’alta Val Seriana. Erano i “Damnati ad Metalla”, e grazie a loro Gromo vide il suo periodo di massimo splendore, dapprima con l’estrazione del ferro e in seguito, dell’argento. Dopo secoli di dispute conquistò la sua autonomia diventando borgo il 12 febbraio 1267, mantenendo i diritti acquisiti in centinaia di anni sulla vendita dei metalli. Per il piccolo paesino della Val Seriana fu una sorta di boom economico. Vennero edificati castelli e fondate numerose fucine, in cui venivano lavorati i metalli pregiati che venivano trasformati in spade e monete.

 

 

 

La moneta bergamasca. Proprio da questi antichissimi scavi venne estratto il minerale con cui vennero coniate le prime vere monete bergamasche. Fu l’Imperatore Federico Barbarossa a concedere a Bergamo, nel 1156, il diritto di battere moneta, anche se cominciò effettivamente solo nel 1236, con l’imperatore Federico II, continuando poi fino al 1302. Studi recenti, a opera del geologo Daniele Ravagni, hanno confermato come l’alta Valle Seriana fosse denominata, già mille anni fa, “Valle de Ardese”. Il minerale veniva estratto dalle antiche miniere del “Coren del Cucì”, ancora visibili sullo sperone di roccia che sovrasta il borgo medievale. Le monete venivano poi coniate nel Palazzo dei Rivola, posto nell’antica via Gromo (oggi via Gaetano Donizetti) a Bergamo. I decenni successivi vedranno l’occupazione della Bergamasca da parte dei Visconti e poi dei Malatesta, che confermeranno comunque i privilegi e le franchigie che già erano in essere nel piccolo borgo. Tuttavia Gromo, come tutta la Val Seriana, era di fazione guelfa, contrariamente alla ghibellina Val di Scalve, e questo portò agli scontri violenti che ben conosciamo, fino all’occupazione veneta del 1427.

 

 

La Spada Medievale. Con la conquista della bergamasca da parte della Repubblica di Venezia e dei suoi territori, per Gromo si aprirà un mercato ancora più vasto, che porterà il paese in quella che è ricordata come un’epoca d’oro. Gromo inizia così a esportare in tutta Europa le armi prodotte, guadagnando il già citato titolo di Piccola Toledo, proprio per la qualità e la bellezza dei suoi prodotti. Si racconta che, negli anni di massima prosperità, si arrivava a produrre anche mille spade al giorno. Venivano prodotti anche pugnali, coltelli, alabarde e spade da fante. Nel 1664 fu prodotta la prima armatura anti-moschetto della storia, destinata a Carlo Emanuele II di Savoia.

 

 

Il declino di un impero. La prosperità del paese fu bruscamente interrotta il 1º novembre 1666, quando una spaventosa frana, causata dal cedimento di una parte del monte soprastante, chiamato Cima Bani, cadde nel torrente Goglio. Ecco come racconta l’avvenimento Pietro Antonio Brasi nel suo libro “Memoria storica intorno alla valle Seriana Superiore”.
…Esisteva lungo il torrente Golio una Contrada di Gromo, nobil terra d’essa Valle, di forse venti famiglie. Festeggiavano l’Ognissanti, quando spaccatasi una parte della soprastante montagna, precipitò con tale impeto che dal turbine, che la precedeva erano con rumore spaventevole scagliati in aria macigni di smisurata grandezza. Rovinò sino a’ fondamenti dieciotto case, una Chiesa, un Oratorio; due ponti, trenta edilizj, ventisette dei quali servivano alla fabbricazione delle armi…
Il disastro, conosciuto come “Rovina del Goglio” spazzò via 27 fucine e causò la morte di 67 abitanti, distruggendo ponti, abitazioni, fattorie e i sogni di ricchezza del bel paese. Seguì un periodo di grande carestia e miseria, dal quale Gromo non seppe più riprendersi e che portò alla fine dell’epoca della Spada Medievale. Il ricordo di questi anni di prosperità e ricchezza resta custodito tra le mura del Museo Map. Inaugurato nel 2010 si trova al secondo piano di Palazzo Milesi. Mediante affreschi e pergamene viene documentata la forgiatura e il commercio delle armi bianche nel XV secolo prodotte nelle fucine del borgo. Il museo è aperto nei pomeriggi di ogni fine settimana, e nel periodo estivo, tutti i giorni con ingresso gratuito. Per informazioni: 0346 41345.

 

 

La leggenda del Rosì. In un paese così ricco di storia non può mancare un leggenda… “Si racconta che nel borgo vivesse un brigante, tale Rosì, un omaccione tarchiato dalla rossa capigliatura che passava la giornata alla ricerca di espedienti per sopravvivere. La leggenda racconta che nessuna pallottola di piombo potesse scalfirlo, e che fosse invulnerabile a tutti gli archibugi dei gendarmi. La sua dimora era un’antica casa con archi di pietra e neri sotterranei, che portavano dalla piazza del paese fino al Serio, congiungendosi ai boschi e ai prati della valle, allora dimora di animali feroci. Una notte il brigante pensò di rapire la bella figlia del pastore, del quale si era innamorato. Portata nel suo nascondiglio sprangò la porta ma quest’ultima, spaventata a morte, implorò la Madonna di aiutarla. Disperata vagò tra le gallerie, fino a sentire lo scrosciare del vicino fiume Serio e da lì a ripercorrere la valle, fino a casa. Questa volta le gesta del brigante non potevano passare impunite e i gendarmi, caricati gli archibugi con pallottole d’oro, trovarono il malvivente e misero fine al suo dominio di terrore. Da allora giace sepolto con la corazza crivellata di pallottole d’oro, sotto le pendici del Monte Cornalta, dove mai arriva il sole né si ode il suono di alcuna sacra campana.” (Fonte: italiaparallela.blogspot.com).

 

 

Gromo oggi. Passeggiare per Gromo significa assaporare il fascino di un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Il territorio è inserito nel contesto del Parco delle Orobie, e unisce la bellezza del paesaggio alle testimonianze delle antiche attività che hanno caratterizzato questo affascinate borgo montano. Tra le strutture religiose più importanti figurano la chiesa di San Gregorio Magno, la chiesa di San Giacomo e la chiesa di San Bartolomeo. Tra gli edifici civili e pubblici troviamo invece il bellissimo Palazzo Milesi (custode del museo Map) e lo storico Castello Ginami. Il tutto immerso in un’atmosfera da lontano Medioevo, un vero tuffo nel passato tra guglie e torrioni, spade e monete d’argento.

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