alla scoperta di tutte le frazioni

Storie e leggende delle nostre valli I nomi dimenticati del Val Brembilla

Storie e leggende delle nostre valli I nomi dimenticati del Val Brembilla
18 Ottobre 2019 ore 09:10

La Val Brembilla è già stata, con le sue valli e le sue montagne, fonte di ispirazione per leggende e racconti. Verde e soleggiata durante la stagione estiva in autunno assume le tinte gialle e arancioni tipiche di fine ottobre, dipingendo, con l’ultimo pallido sole, i suoi borghi, piccoli nuclei di case arroccati sulle colline circostanti. Queste contrade, poste in posizione panoramica sulla bassa Val Brembana, nascondono tra le loro pieghe racconti e pezzi di storia che ormai giacciono dimenticati. Ma che possiamo ancora riscoprire.

 

 

Camorone e la sua storia. Posto tra i primi paesi all’imbocco della Val Brembilla, questo piccolo e soleggiato borgo resterà per sempre legato al 28 novembre del 2002. In quella data le valli bergamasche furono colpite, dopo intensi giorni di pioggia, da una forte alluvione. Una delle vicende più significative si registrò proprio nella piccola frazione, dove una grande frane si staccò dalla montagna, distruggendo 14 case e causando lo sfollamento di oltre 300 persone. La contrada prende il nome dall’antica famiglia dei Moroni, che ebbe un ruolo centrale nella storia di Camorone. Di importanza storica e culturale è la chiesa della Presentazione di Maria Santissima al Tempio, sfiorata e risparmiata dalla frana dal 2002. La chiesa apparteneva in origine alla parrocchia di Sedrina ed era dedicata alla Madonna della Salute. Fu ampliata nel 1905 e nel 1937, nel 1938 si rese parrocchia autonoma. L’altare maggiore fu progettato dall’arch. Mario Marenghi e realizzato dalla ditta Giovanni Arnoldi nel 1940. Nell’ancona centrale sono collocati una bella tela di Francesco Cappella (m.1784) raffigurante la Madonna della Salute e un affresco del 1700, attribuito al Galiari, con S. Antonio Abate come soggetto. Sulle pareti esterne della chiesa sono affissi gli stemmi delle due antiche famiglie più influenti, i «Moroni» e i «Berizzi».

 

 

Il borgo di Malentrata. Il nome incuriosisce, ma è la sua posizione a fugare ogni dubbio. Un tempo, come dice il nome stesso, era di difficile accesso per le asperità e il passaggio obbligato necessari per raggiungere il centro della contrada. L’altitudine di questo pittoresco borgo varia dagli 800 metri di Malentrata Bassa fino ai 900 metri della contrada di Colle dei Gatti. Il centro del paese è formato da un gruppo di case recentemente ristrutturate, poste sulla sommità del colle, con una bellissima vista su tutto il fondovalle. La rustica chiesetta, dotata di un piccolo sagrato, è situata su una rampa prativa tra Malentrata Bassa e Ca’ Zanardi, ed è stata costruita nel 1736 ad opera di Bernardino Rota. È dedicata a San Filippo Neri e a San Martino che compaiono, accanto alla Vergine, sulla tela dell’abside. Sempre di enorme importanza storica è la contrada di Colle dei Gatti, posta frontalmente sulle pendici della montagna. Qua troviamo un’importante costruzione del 1736, dove sulla parete frontale si può ancora ammirare un affresco raffigurante la Madonna col Bambino, S. Rocco, S. Antonio e la Colomba.

 

 

Laxolo. Frazione più grande del comune di Brembilla, il borgo è posto ad altitudine che varia tra i 500 e 600 metri di quota. Alcune delle sue contrade mantengono, ancora oggi, i segni caratteristici del borgo contadino del passato. Tra queste le case di Torre che furono, anni orsono, un punto di rilevanza strategica per la potente famiglia dei Carminati, ricchi proprietari della zona. La casa colonica di «Carbolom» è il più originale e caratteristico borgo della frazione, eretta sulle pendici della Corna Marcia, montagna che domina il soprastante abitato. Vicino a quest’ultima sorgono le case di Cabonadino, contrada che probabilmente prende il suo nome dalla prima famiglia insediatasi e che risale indicativamente al ‘500. Secondo il professor Angelo Leidi, medico ex direttore della Biblioteca Civica di Bergamo, Laxolo deriverebbe dal tedesco lasch (pascolo magro ed erto). Una diversa teoria è stata espressa dell’ex parroco don Ugo Dal Buono, secondo cui il nome deriverebbe invece dai termini latini laxus (largo, ampio), e solum (fondo, suolo), che si sono contratti col passare del tempo in Laxolum. Un’ipotesi che meglio descriverebbe Laxolo, un luogo largo, aperto, spazioso se paragonato al resto della Val Brembilla, stretta, scoscesa e piena di dirupi.

 

Catremerio. Il nostro viaggio alla scoperta della storia della Val Brembilla non può che condurci a Catremerio, uno dei paesi più antichi e storici di questa valle. Posto sull’antica via Taverna, questo borgo mantiene conservate le evidenti testimonianze delle antiche attività rurali, catapultando, chi lo raggiunge, in un’atmosfera tipica del secolo scorso. Le case che ancora resistono al tempo si distinguono per i ballatoi in legno che le collegano e per gli interni a volta, dove molto spesso viene riportata la data di costruzione. Alcune strutture, con annesse delle piccole stalle, oggi sono usate come abitazione. La leggenda vuole che il nome Catremerio sia legato alla potente famiglia dei Tremeris (Cà Tremeris, in bergamasco), uno dei più antichi casati della Valle Brembilla, insediatasi intorno alla prima metà del ‘500. Il borgo è diviso da due contrade distinte: «Catremerio di Qua» degli Sgarbui (avvocati) e, in prossimità della chiesa di San Gaetano, «Catremerio di Là» dei Baloss (furbi). Nella prima contrada le abitazioni, databili intorno al ‘700, sono disposte in cerchio e si affacciano sulla piazzetta del paese. Anche in questo caso sulle volte d’entrata appaiono scolpite alcune date: 1738 e 1754. Un porticato permette il passaggio da una frazione all’altra, transitando nei pressi dell’antica chiesa di San Gaetano. Quest’ultima sorge sui resti di cappella settecentesca, dedicata al Santo patrono di Catremerio. Negli anni è stata più volte ampliata. L’ultimo restauro risale agli inizi del ‘900, periodo che ha visto la parrocchia di Catremerio raggiungere i 300 abitanti.

 

 

Sant’Antonio Abbandonato. Ultimo borgo di questa bellissima valle, il paese di Sant’Antonio si erge a sbalzo sulla pianura, regalando, nelle giornate serene, panorami mozzafiato sulla provincia bergamasca. Le sue principali contrade sono Castignola (che si divide tra Castignola «di qua» e «di là») e Muraca, entrambi nuclei di origini cinquecentesche. Tra gli edifici più importanti troviamo un’antica Taverna, dove sul portale d’ingresso campeggia ancora oggi la logora data del 1507. Gli edifici circostanti sono altrettanto antichi e mantengono la tipica struttura delle case contadine del tempo. La separazione dalle due Castignola è data da una piccola valletta naturale, che divide fin dalle origini i due nuclei abitativi. La frazione di «La» sembra essere la più antica. Tra questo nucleo di case spiccano, ancora riconoscibili tra gli archi a volta, le date del 1588 e del 1607. Alcune di queste strutture mantengono le antiche caratteristiche, come terrazzi in legno e antiche fontane in pietra, queste ultime scavate nella roccia.

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