ritrovamenti di riti preistorici

Storie e leggende delle nostre valli «Pol-ak», la tomba nella grotta

Storie e leggende delle nostre valli «Pol-ak», la tomba nella grotta
27 Dicembre 2019 ore 09:05

Ormai lo sappiamo. Misteri e leggende si nascondono nel cuore delle nostre valli e montagne e attendono solo di essere scoperti, uno a uno. La storia di oggi ci porta nel paese di Rota Imagna, ai piedi del famoso Resegone. Tra antiche cascine e bellissimi panorami sulla Valle Imagna questo racconto ci guiderà fino alle viscere della terra, alla scoperta della Tomba dei Polacchi.

Antro della Valle Imagna. Non ci facciamoci ingannare dal nome. Ancora una volta il dialetto bergamasco ci trae in inganno. Il nome della Grotta (o Tomba) dei Polacchi è stato più volte reinterpretato: da «bulach», inteso come rospo, a «pol-ak» dove «pol» sta per stagno e «ak» richiama invece, in questo caso l’acqua. La grotta è tra le tante cavità carsiche che si possono trovare in Valle Imagna, uno dei territori più ricchi della provincia bergamasca. Sono circa 250 quelle conosciute, che negli anni hanno permesso ritrovamenti paleontologici e archeologici. La grotta è situata a circa 600 metri di quota in località Cà Guarinone, nel Comune di Rota Imagna. Questo antro, articolato in un ramo centrale e poi ripartito in tre diversi ambienti, è conosciuto fin dai tempi preistorici. Nel 1800 l’abate Antonio Stoppani visitò il luogo, descrivendo il fenomeno carsico che interessava la zona. La grotta possiede due ingressi: quello principale, al fondo di una dolina, e il «Bus di Bagassi», che si apre in una scarpata franosa in una valletta poco distante. L’ingresso principale è costituito da un angusto passaggio, che immette successivamente in una spaziosa galleria e prosegue sia a valle che a monte.

 

 

I ritrovamenti. La vera storia di questo anfratto è data dai ritrovamenti avvenuti nel corso degli anni, particolari che permettono di cogliere aspetti legati a riti e cerimonie religiose in uso durante l’età del Bronzo. La zona è stata ampiamente interessata da scavi archeologici tra il 1975 e il 1982, che hanno portato alla scoperta di tracce di frequentazione, come i resti di numerosi focolai, cenere e carboni. Nel primo ambiente della grotta si trovano dei piccoli fori poco profondi, disposti a semicerchio che segnalano il perimetro di probabili piattaforme lignee o piccoli recinti per le offerte. Tra i reperti si segnalano numerosi frammenti di ceramica di produzione locale, frammenti di puntelli, spatole e pendagli in osso lavorato. In particolare numerosi sono i ritrovamenti di grossi vasi, anche interi, a impasto grossolano, decorati a tacche impresse che trovano analogia con le produzioni ceramiche tipiche del nord Italia.

 

 

Luogo di culto a Dei lontani. I reperti recuperati nel corso degli anni fanno pensare che la grotta venisse utilizzata come luogo sacro, probabilmente connessa al culto delle acque sorgive e dei fiumi. A sostenere questa tesi è l’abbondante stillicidio e la presenza di colate stalagmitiche. In epoche remote, le grotte venivano spesso utilizzate come riparo, ma anche come luoghi in cui praticare rituali propiziatori, che molto spesso avvenivano attraverso l’uso di graffiti, incisioni e pitture. Un fenomeno culturale presente anche in altre regioni alpine, e probabilmente molto sentito in Valle Imagna. Ne è dimostrazione il Santuario della Cornabusa, sorto all’interno di un grande anfratto posto a poca distanza dalla Grotta dei Polacchi. Una seconda conferma dell’uso della grotta come santuario votivo ci viene fornita dal ritrovamento, nella zona più interna, di un grosso vaso collocato come offerta ai piedi della «grande stalattite», e contenente due spilloni in bronzo, una scoria ferrosa e una zampa di pecora. Tra i reperti più interessanti il ritrovamento di un rasoio in bronzo, databile tra il X secolo A.C. e il IX A.C. Il manufatto si presenta con una forma quadrangolare e doppia lama a forma di paletta, con incisa la decorazione dell’ascia bipenne. Un reperto solitamente deposto come corredo funebre, e tra i pochi casi noti in un contesto devozionale. La provenienza dell’oggetto e i motivi che spinsero il suo possessore a porlo come offerta sacra restano ancora oggi misteriosi. I manufatti rinvenuti nella Grotta dei Polacchi sono conservati presso il Museo Archeologico di Bergamo.

 

 

Conclusioni. Non si conosce chi abbia scoperto per primo la celebre grotta valdimagnina, ma è certo che la Tomba dei Polacchi appartiene alla storia e ai misteri della Valle Imagna. L’ingresso, per ovvie ragione di sicurezza, è chiuso da un cancello che ne impedisce l’accesso. Se vogliamo esplorare questa bellissima cavita naturale la Pro Loco organizza, in collaborazione con i gruppi speleologici del territorio, delle visite guidate alla scoperta del meandro. Per informazioni: 035 868068 – www.proloco-rotaimagna.org/

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